lunedì 21 novembre 2016

Pluteus leoninus

Pluteus leoninus (Schaeff.: Fr.) P. Kumm

                   Pluteus leoninus           © S. Balestreri

Mi ero ormai convinto per questa settimana di “balzare” (uso un termine del gergo giovanile per vedere di catturare dei followers giovani) la pubblicazione del post, ma ho fatto lo sbaglio di decidere, dopo tanti tentennamenti, di sistemare l’archivio fotografico e mi è balzato (questa volta il termine è normale…) all’occhio uno scatto di qualche autunno fa…

Pluteus leoninus: un bel funghetto che ha il colore del manto del re della foresta, mentre il nome del Genere ci riporta agli antichi “plutei”, ovvero ai grandi “scudi”, utilizzati come riparo dagli assedianti durante gli attacchi.

                     Pluteus leoninus           © S. Balestreri
Ha il cappello che difficilmente raggiunge i 5 cm di diametro, convesso campanulato inizialmente, poi appianato a maturità, evidenziando talvolta un largo umbone. 


Spore in massa   © S. Balestreri
La cuticola gialla è granulosa e fibrillosa nella zona discale, striata all’orlo.

L’imenio è a lamelle libere al gambo, di color bianco crema che diventeranno rosate per la colorazione in massa delle spore, tipico del Genere Pluteus.

Il fungo ha gambo slanciato, biancastro, più giallastro verso la base leggermente ingrossata, quasi bulbosa.

Cresce singolo o in pochi esemplari su detriti legnosi in prossimità di faggi ed è segnalato come abbastanza raro.


Il riposo dall’impegno del blog, preventivato per questo fine settimana, già fitto di altre incombenze, è rimandato: ancora una volta la bellezza mi ha attratto, inesorabilmente!

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri S.(2016 Novembre) Pluteus leoninus... Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/11/pluteus-leoninus.html






lunedì 14 novembre 2016

Pulchroboletus roseoalbidus

Apprezzo ogni giorno l’opportunità di poter avere contatti a distanza con appassionati di micologia. È il caso di Angelo Miceli che dalla bella Sicilia mi coinvolge informandomi sui suoi studi e ritrovamenti. Un vero e proprio “ponte“ virtuale con i funghi dell’Isola grazie alle sue “Riflessioni micologiche”. Recentemente avevo pubblicato per intero il suo ritrovamento e studio di Amanita ponderosa, questa volta tocca ad un’interessante Boletacea. Eccone un estratto essenziale per comprendere la specie

Pulchroboletus roseoalbidus (Alessio & Littini) Gelardi, Vizzini & Simonini (2014)

                   Pulchroboletus roseoalbidus         Foto F. Mondello
L’esame generale dei carpofori, limitato alla sola osservazione delle caratteristiche morfo cromatiche esterne, in particolare il colore del cappello bianco-rosato, comune a diverse specie, lasciano facilmente dedurre una notevole similarità con altre boletaceae quali Xerocomus armeniacus, Xerocomus persicolor e Xerocomus rubellus, tutte appartenenti al Genere Xerocomus nel quale il “Nostro Protagonista”, a seguito del suo primo ritrovamento, veniva inserito per essere spostato, successivamente, prima nel Genere Boletus e poi nel Genere Pulchroboletus.

Si tratta di una specie poco descritta in letteratura e della quale sono segnalati pochi ritrovamenti: il primo nel 1986 in Gallura (Sardegna) ad opera di Giuseppe Littini con successiva descrizione; nel 1987, da parte dello stesso e di Carlo Luciano Alessio; in tale occasione gli veniva attribuita la denominazione di Xerocomus roseoalbidus (Cfr. R. Galli - 2013), ed inserita, appunto, nel Genere Xerocomus. Successivamente, a seguito di recenti studi di natura morfologica ed in conseguenza di appurate correlazioni filogenetiche, condotti dai micologi Gelardi, Simonini e Vizzini, è stata riposizionata, nell’anno 2014, nel Genere Pulchroboletus, appositamente creato per ospitare la nuova specie che, tra l’altro, al momento attuale, è l’unica a farne parte. La sua posizione sistematica, in senso ascendente, la vuole inserita nella Famiglia Boletaceae, Ordine Boletales, Classe Basidiomycetes.

Pulchroboletus : dal latino pulchro = bello e boletus = bel boleto e roseoalbidus: dal latino roseus = roseo e albus = bianco – bianco rosato, con espresso riferimento ai colori del cappello
Pulchroboletus roseoalbidus         Foto F. Mondello
Cappello: di piccole-medie dimensioni, inizialmente emisferico, poi convesso-appianato con piccola depressione imbutiforme centrale; margine leggermente involuto con andamento irregolarmente sinuoso. Cuticola asciutta, rosata con zone biancastre, tendenti al crema-rosato.

Imenoforo: costituito da tubuli lunghi che si poggiano sul gambo in maniera adnata fino a leggermente decorrente, si presenta con colori tipicamente giallastri tendenti al giallo-verdastro. I pori, inizialmente piccoli, si allargano, con il progredire della maturità, assumendo un aspetto angoloso; di colore inizialmente giallo tendono, poi, al giallo-verdastro; alla digito pressione virano leggermente al blu-nerastro.

Gambo: tozzo, cilindrico, sinuoso, allargato all’apice, fusiforme alla base, pieno, duro alla digito pressione, fibrilloso e coriaceo, leggermente costolato nella zona superiore e punteggiato-pruinoso in quella mediana ed inferiore; spesso attaccato con il gambo di carpofori vicini. Prevalentemente di colore giallastro con toni rosso-brunastri alla base, blu-nerastri al tocco.

Carne: inizialmente soda e compatta, poi, verso la maturazione, molle, crema-giallognola con toni rosati nella zona immediatamente sottostante la cuticola e in quella soprastante i tubuli; giallo-crema nel gambo con viraggio irregolare verso il grigio-bluastro.

Habitat: cresce, tipicamente, in simbiosi con latifoglie, specialmente querce (Quercus cerris, Q. pubescens, Q. suber) o castagni (Castanea sativa), si presenta singolo o cespitoso, unito per la base con quella di altri carpofori. Molto raro, pochi sono i ritrovamenti segnalati e limitati ad alcune regioni d’Italia.

Angelo Miceli

Cita questa pagina:
Balestreri S.. (2016 Novembre) Pulchroboletus roseoalbidus.. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/11/pulchroboletus-albus.html










lunedì 7 novembre 2016

Carpaccio di Fistulina hepatica



L’avevo promesso e finalmente posso mantenere la parola: la ricetta della Fistulina hepatica è arrivata dall’amico Antonio Carocci e devo dire che val la pena di provare questo piatto.

Antonio, profondo conoscitore del mondo fungino, è anche un ottimo chef “fungoso” e si diletta spesso con ricette usuali e preparazioni originali. Ho avuto la fortuna di fare un assaggio dei suoi Piopparelli all’ultimo incontro a Vallombrosa la primavera scorsa: perfetti!

Con i passaggi proposti, scopriamo insieme le modalità per assaggiare un fungo che nasconde sapori e proprietà uniche.

Prima di tutto troviamo un bell’esemplare giovane e fresco di Fistulina, laviamolo bene ed asciughiamolo con un canovaccio pulito.




Per poterlo mangiare in insalata, bisogna eliminare la cuticola abbastanza glutinosa del cappello che, con un po' di pazienza, si riesce a togliere anche tutta.

In seguito asportiamo con un coltello ben affilato l’imenoforo (la parte ruvida sottostante il cappello), tagliandolo poco per volta.

Asportiamo anche la parte più dura del gambo laterale facendo molta attenzione a non tagliarci!
Guardando ciò che rimane, si capisce perché l'hanno chiamata "hepatica".






Tagliamo il fungo a fettine non troppo sottili, condiamo con olio, sale abbondante, un poco di pepe e limone, poi mettiamo in frigo a riposare per qualche ora.







Nel piatto troveremo un liquido rosso, molto aspro, che andremo ad eliminare passando la preparazione sotto acqua corrente.



La condiremo di nuovo esattamente come prima, ma se vi piace il gusto un po' aspro non sciacquatela e godrete di una "bomba" di vitamina C.


Stefano Balestreri



Cita questa pagina:
Balestreri S.. (2016 Novembre) Carpaccio di Fistulina hepaticai... Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/11/carpaccio-di-fistulina -hepatica.html
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...