domenica 25 dicembre 2011

Natale 2011




Nella speranza che il Natale ci aiuti a guardare senza limiti sempre in Alto e sempre Oltre...



Sinceri auguri di un felice Natale.

AppuntidiMicologia

AppuntidiMicologia tornerà con il nuovo anno.
Ciao a tutti.

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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Natale 2011. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/natale-2011.html

giovedì 22 dicembre 2011

Inverno


E’ arrivato esattamente alle 5:30, ora di pubblicazione di questo post!
Il freddo la fa da padrone e per i meno avvezzi alla micologia è impensabile trovare funghi, ma l’inverno è una vera e propria miniera d’oro per la crescita di questi organismi.

Il freddo non favorisce la presenza dei funghi “carnosi”, ma non influisce su quelli coriacei che, vivendo su legno, resistono alle intemperie.

Troveremo quindi polipori quali Fomes fomentarius, Trametes versicolor o coloratissime “croste” sui tronchi, come Pulcherricium caeruleum dal bellissimo colore blu cobalto.
Altre specie, come Schizophyllum commune e Daedaleae, si fanno notare facilmente in questa stagione sui tronchi e sul legname in decomposizione, così come risulteranno evidenti i funghi di consistenza gelatinosa come Tremella mesenterica ed Exidia glandulosa.

I micofagi storceranno il naso e diranno: “Ci sono funghi belli da guardare, da fotografare, al massimo i più legnosi si possono buttare nel caminetto…, ma nulla di più!”

Invece no! Per i più golosi General Inverno regala comunque specie da “padella” come Flammulina velutipes, Auricularia auricolae-judae o il ricercato Pleurotus ostreatus, che permetteranno di preparare piatti di contorno a pietanze a base di carne o per insaporire fumanti zuppe.

Me ne stavo proprio dimenticando: l’inverno è soprattutto la stagione dei Tartufi, funghi ipogei ricercatissimi, ma che senza l’aiuto dei nostri fedeli amici a quattro zampe difficilmente potremmo gustare sulle nostre tavole.

Stefano Balestreri
 
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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Inverno. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/inverno.html

lunedì 19 dicembre 2011

Lyophyllum decastes

Un "gruppo" complicato


Lyophyllum decastes
Anche se siamo ormai alla fine dell’autunno, per l’abbondanza di specie ancora in fase vegetativa diventa difficile scegliere un fungo da presentare e descrivere. Tra i tanti temporaneamente tralasciati, ho optato per Lyophyllum decastes semplicemente perché, qualche giorno fa, ho trovato degli  esemplari veramente belli.
Il genere, almeno in Europa, è rappresentato esclusivamente da una decina di specie, terricole e lignicole, nessuna velenosa, e le commestibili sono di facile determinazione. Facile… per modo di dire.
Unica specie o più varietà?

Infatti non ho mai la certezza che dietro la classificazione di Lyophyllum decastes non si celino altre specie simili o che questa sia un’unica entità che ha variabilità, per cui ritengo più corretto semplificarlo e definirlo Lyophyllum "gruppo" decastes .
Se dovessimo affidarci ai testi o ai manuali da campo, qualche incertezza in più ci verrebbe: L.decastes = L.aggregatum; L.fumosum = L.aggregatum var. f. = L.cinerascens; L. loricatum.

Non mi maledicano i Micologi: per dipanare questi dubbi, l’analisi del DNA su queste specie ci offrirebbe un po’ di chiarezza.
Comunque sia, le caratteristiche comuni a questa “costellazione” di specie e/o varietà sono:

  • crescita cespitosa, fascicolata, aggregata, spesso con tantissimi esemplari molto ravvicinati e sovente  interrati;
  • habitat di crescita, quali parchi, giardini, limite dei boschi, margine dei sentieri;
  • medie dimensioni con variazione della colorazione dei cappelli da biancastro, grigio, ardesia, frequentemente con tonalità fulve;
  • lamelle adnate al gambo ed uncinate;
  • gambi e lamelle biancastre, leggermente ingiallenti con l’età;
  • spore in massa bianche;
  • carne molto elastica, leggero odore fungino con leggere componenti spermatiche.

Dal punto di vista culinario la caratteristica più importante è l’elasticità della carne, quasi cartilaginea, che ne permette lunghe cotture, prestandosi perfettamente per i contorni a secondi piatti a base di carne o a conservazione sott’olio.

Lyophyllum decastes

Essendo funghi a crescita tardo autunnale non è sempre facile scovarli, in quanto sono spesso coperti dalle foglie o tra esse ben si mimetizzano.
Una curiosità: anche se Lyophyllum "gruppo" decastes su tutti i testi sacri di micologia viene descritta come specie tardo autunnale, mi è capitato di ritrovarla nelle stesse stazioni di crescita anche in primavera.
Questo fatto potrebbe essere causato dal freddo autunnale che blocca la crescita del fungo allo stadio iniziale, “addormentandolo” per tutto l’inverno, per poi ritrovarlo “sveglio” in primavera, quando le temperature ritornano favorevoli al suo sviluppo. 


Stefano Balestreri
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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Lyophyllum decastes. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/lyophyllum-decastes.html

giovedì 15 dicembre 2011

Sequenze 2




Dietro ad un coprinus che sembra un uovo,
un bimbo vuol scoprire un gioco nuovo,
e col succo del fungo, nero come china, 
il bambino scrive una lettera d'amore ad una bambina.

                                                                                            Angelo Balduzzi 



Un'altra bellissima sequenza di Angelo Balduzzi, questa volta dedicata al fungo dell'inchiostro.

"Una breve poesia e quattro immagini per rallegrar la micologia".


                                                                           Senza volerlo mi è venuta la rima :-)

                                                                                                               Stefano Balestreri


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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Sequenze 2. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/sequenze-2.html

lunedì 12 dicembre 2011

Lepista nuda

"Le foglie degli aceri montani hanno preso le luci dell’ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami, adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e alle tordelle; i galli forcelli si radunano sui solivi nelle radure tra i mughi, ma quando il tempo minaccerà neve, allora saranno lesti a cercare rifugio nelle buse riparate dal vento. I prati attorno alle contrade e i pascoli si sono adornati degli ultimi fiori: i colchici autunnali dai colori azzurri e violetti. Nel bosco gli ultimi funghi sono i cortinari viola e gialli, l’agarico violetto, l’agarico nebbioso. Qualche raro porcino cresciuto con l’ultima lunazione d’autunno è golosamente ricercato dalle arvicole e dagli scoiattoli. Il sottobosco emana odori di legni marcescenti, di muschio, di funghi, di bacche appassite.”                                                   
                                                                         Stagioni - M. Rigoni Stern

Copyright © 1999-2011:Jaroslav Maly

I micologi l’hanno inquadrata in diversi generi: Tricholoma, Clitocybe, Rhodopaxillus ed ora Lepista. Sulla specie non hanno mai avuto dubbi: nuda era e nuda rimane.

Presente dalla tarda estate fino ad autunno inoltrato, questo fungo è facilmente riconoscibile negli esemplari molto freschi e giovani per il suo caratteristico colore lilla, lavanda, violetto.
Con la crescita queste sue tinte svaniscono e potenzialmente potrebbero ingannarci assomigliando molto ad alcuni Cortinarius (C.alboviolaceus, C.caerulescens). Le trasformazioni di colore sono comunque una delle caratteristiche distintive del fungo, insieme alle spore in massa leggermente rosate.
È molto diffuso. Saprofita, può crescere solitario, in piccoli gruppi sparsi o in lunghe file e cerchi su fogliame nei boschi, nei parchi e nelle aree urbane. Come detto, con la crescita la colorazione cambia e tende al beige-marroncino nella parte centrale del cappello, che può anche arrivare a 15-18 cm di diametro. Gambo e lamelle tendono a sbiadire in un lilla molto chiaro.
Al taglio, anche la carne di questo fungo è di color violetto ed emana un caratteristico odore aromatico.
Ritenuto buon commestibile, va consumato cotto, nei misti con altre specie di funghi. Anche in padella viene notato per il suo colore. Gli esemplari piccoli e sodi si prestano alla conservazione sottolio, sempre con altre specie.
Lepista nuda è adatto anche per la coltivazione, addirittura è possibile reperire il kit per la produzione casalinga.

Ha tendenza a svilupparsi e crescere su detriti organici quali il legname e il fogliame, poiché da questo habitat caratteristico trae vantaggio per vivere, facendo penetrare le sue ife nelle colonie di batteri che coabitano il substrato, sottraendo loro le sostanze nutritive (azoto): di fatto, un perfetto antibatterico.
Stefano Balestreri

 
*Un grazie particolare  Jaroslav Maly e Luigi Poli per le foto.

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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Lepista nuda. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/lepista-nuda.html

lunedì 5 dicembre 2011

Clitocybe bianche

Clitocybe cerussata
Le Clitocybe bianche sono funghi pericolosi e non è materia semplice entrare nel merito della determinazione delle specie appartenenti a questo gruppo per cui, solitamente, diventa argomento da micologi a cui piace molto il confronto e la discussione. Al fine di semplificare, il più delle volte classifichiamo questi piccoli funghetti, molto simili tra loro, come Clitocybe bianche.

In micologia sono inquadrati nella sezione Candicantes, hanno dimensioni da medie a piccole (cappelli da 3 a 10 cm di diametro), tutte con colori pallidi tendenti al bianco. I cappelli sulla superficie presentano effetti marmorizzati, glassati, ceracei; sono inizialmente emisferici, poi piani o depressi alla maturazione, con orli leggermente lobati.
L’imenio è a lamelle bianche, generalmente decorrenti sul gambo (tipica caratteristica del genere) e, a seconda delle specie, più o meno fitte. Anche i gambi sono bianchi, leggermente ingrossati alla base. All’olfatto ricordano leggeri odori farinosi o sono quasi nulli. Specie tipicamente autunnali, vivono nei boschi, ai loro bordi, nei prati e su fogliame marcescente; si presentano in  gruppi, cerchi o lunghe file.
Clitocybe phaeophtalma

Le specie rappresentative e più comuni di questa sezione sono: C. phyllophila, C. cerussata, C. dealbata, C. candicans, C. velenovsky. Tutte contengono quantità considerevoli di muscarina, una sostanza che causa delle sgradevoli intossicazioni il cui sintomo principale è rappresentato da una fortissima, diffusa sudorazione.
Difficilmente questo tipo di avvelenamento causa gravi conseguenze; se riconosciuto, viene risolto in tempi brevi con la somministrazione di piccole dosi di atropina.

Va fatta molta attenzione alle possibili confusioni con esemplari pallidi di Clitocybe gibba e simili (il comune imbutino), ma soprattutto con Clitopilus prunulus, buon commestibile, ma non sempre di facile determinazione.

Clitocybe dealbata
Negli anni scorsi (2005), nella mia provincia, nella stagione autunnale si verificarono ben 12 casi di intossicazione da Clitocybe bianche, coinvolgendo 22 persone con i sintomi tipici della sindrome.
Ancora oggi mi domando come sia stato possibile un evento simile. L’unica spiegazione è che, purtroppo, ancora tante persone consumano funghi senza un minimo di conoscenze e senza ricorrere alla preziosa consulenza fornita gratuitamente dagli Ispettorati micologici presenti sul territorio. Vale la pena di intossicarsi pur di gustare un fungo? 

Stefano Balestreri
*Un grazie particolare per le immagini a A. Boffelli.

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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Clitocybe bianche. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/clitocybe-bianche.html

giovedì 1 dicembre 2011

Genere Armillaria

Col nome "chiodino" spesso classifichiamo genericamente diverse specie appartenenti al genere Armillaria. Questo mese il contributo dell'amico Luigi Poli appassionato micologo nonchè amministratore del sito web Polomicologico.it ci aiuterà a individuare le differenze tra le specie.

Il genere Armillaria (Fr.) Staude 1857, rappresentato in Europa da poche specie, non permette una semplice e corretta determinazione tassonomica. Tradizionalmente conosciuto come Chiodino o Famigliola buona (con questo nome vengono racchiuse tutte le specie senza alcuna differenziazione), è un fungo polifago e ubiquitario.

Capita spesso di fare ritrovamenti e di percepire che non si tratti di una singola specie. Quali sono i caratteri che dobbiamo verificare? Principalmente è un fungo parassita (cresce su piante vive e radici ), ma è anche saprofita (tronchi e radici morte) ed addirittura, pare, anche simbionte; sicuramente è il più diffuso agente di marciume radicale fibroso. Il suo cromatismo deriva dalla pianta ospite, ma comprensibilmente non è possibile creare tante specie o varietà quante sono le piante di cui è parassita. Nell’ ultimo trentennio si è cercato scientificamente di scremare le molte varietà e forme precedentemente create raccogliendole in poche specie certe. Le ricerche sulla compatibilità sessuale, condotte nel 1973 dai finlandesi Hintikka e Korhonen nel 1978, associate alle precedenti osservazioni morfologiche di Romagnesi, hanno portato a riconoscere attualmente per l’Europa 8 specie di cui 2 senza anello. Queste possono essere riconosciute macroscopicamente, in primo luogo per il tipo di velo parziale (anello), per il tipo di squamette sul cappello e gambo e per il tipo di habitus.
La conferma, soprattutto nelle specie limite, deve essere avvallata anche dalla verifica microscopica.
 
Armillaria mellea
Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm. (1871), dal latino melleus, “colore del miele”.
Caratteristica principale, oltre alla crescita cespitosa di molti esemplari, è l’anello giallognolo, consistente e ben definito, superiormente striato sul gambo. Le squame sul cappello sono minute e concolori. Il cappello presenta una varietà di colori: dal giallo miele al giallo bruno, all’ocra bruno fino al bruno scuro. Ha una particolarità: pur essendo leucosporeo (sporata bianca), raggiungendo la completa maturità il colore delle lamelle diventa color crema-ocra.
Armillaria gallica

Armillaria gallica Marxm. & Romagn. (1987) (= A. bulbosa) (Barla) Kile & Watling (1983)
L’anello è inconsistente, filamentoso, bianco, ricorda la cortina dei Cortinarius; lungo il gambo ha dei residui anche gialli del velo.
Le squame sul cappello sono irte e giallo oro; sul bordo ha un alone perimetrale bianco, resto dell’anello iniziale negli esemplari giovani. La crescita è anche ad individui singoli, apparentemente terricoli, ma su legno interrato e molte volte con caratteristico bulbo basale; si presenta pure con la classica crescita saprofita su tronchi.
Armillaria cepistipes

Armillaria cepistipes Velen. (1920)
Di più difficile interpretazione soprattutto nello stadio giovanile. È più gracile, soprattutto il gambo, igrofana, ha anello meno persistente, fioccoso, bianco; ha una crescita cespitosa saprofita su tronchi, ma anche praticola in piccoli gruppi o singolarmente. Margine del cappello fortemente striato negli esemplari maturi, questo carattere a volte lo si ritrova anche su mellea. Microscopicamente ha basidi con giunti a fibbia, caratteristica assente in A. mellea. Anche le cellule marginali sono completamente diverse.
Armillaria ostoyae

Armillaria ostoyae (Romagn.) Herink (1973), (= A. oscura) (Schaeff.) Herink (1973)
Più semplicemente determinabile per l’habitat, soprattutto su tronchi e radici di  conifere (anche latifoglie), per le squame irte e nere sul cappello che proseguono anche sull’anello e sul gambo. Anche questa specie ha basidi con giunti a fibbia, ma la differenza è alquanto ben visibile macroscopicamente.
Armillaria tabescens

Armillaria tabescens (Scop.) Emel (1921)
Tabescens significa “che si dissolve” per la sua precoce decomposizione.
Ha crescita cespitosa in numerosi esemplari soprattutto su quercia o alla base. Apparentemente terricola, può presentarsi anche come sosia nella prima fase di crescita della A. mellea, ma ha completa assenza di anello. Anche la crescita connata fra diversi sporofori è tipica solo di questa specie.
Armillaria borealis

Armillaria borealis Marxm. & Korhonen (1982)
Specie tipicamente del nord Europa, ritrovata anche sulle Alpi, differenziata microscopicamente per la forma delle cellule marginali. Macroscopicamente simile a A. cepistipes.
Armillaria ectypa

Armillaria ectypa (Fr.) Lamoure (1965)
Specie molto rara, sembra sia stata ritrovata sulle  Alpi negli sfagni o muschio delle torbiere montane. Caratteristica primaria: l’assenza del velo parziale (anello).


Armillaria nigritula P.D. Orton (1980) (senza foto)
Specie del Regno Unito ritrovata anche in Italia del nord, simile a A. mellea, ma con anello bianco e cappello molto scuro, nerastro.
  
Per un approfondito studio sulle specie dubbie andrebbero eseguiti test miceliari in vitro, cosa poco fattibile a noi comuni appassionati.
Probabilmente il periodo di crescita molto ristretto non ne ha mai stimolato lo studio rispetto ad altri generi più longevi; anzi è stato studiato più per i danni che provoca come parassita. Forse la sua complessità potrà trovare nel prossimo futuro riscontri e rettifiche con i nuovi studi di biologia molecolare, sicuramente presentandoci delle nuove specie, ma sarà compito dei micologi-genetisti e non più dei micologi come tradizionalmente fino ad oggi conosciuti. 
Luigi Poli   

Cita questa pagina:
Poli L. (2011. Dicembre).Genere armillaria. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/genere-armillaria.html

lunedì 28 novembre 2011

Tagliatelle finferli e noci

Come precedentemente anticipato nel post del 24 novembre eccovi la ricetta completa per condire un bel piatto di tagliatelle o altri tipi di pasta, meglio se fatta in casa, che è ancora più gustosa.

Personalmente questa volta ho utilizzato tagliatelle già pronte, perché non ho avuto il tempo materiale di prepararle: o il condimento o la pasta.

Ingredienti per 4 persone

250 gr di tagliatelle;
500 gr di Cantharellus cibarius;
5/6 noci (gherigli);
50 cc di latte intero;
una noce di burro;
una spolverata di grana;
sale q.b.;
pepe macinato fresco;
olio extravergine.

Pulite i finferli e, se grandi, affettateli.
In un tegame fate scaldare l’olio e versatevi i funghi.
Salate a piacere e cuoceteli a fuoco vivace per circa 15 minuti senza coprirli per favorire l’evaporazione dell’acqua che si forma durante la cottura.
Una volta “ristretto” il condimento, aggiungete il burro e i gherigli di noce precedentemente tagliuzzati, rigirando spesso per pochi minuti.
Quando il burro sarà completamente sciolto e ben amalgamato con i funghi, versate il latte e, appena iniziata l’ebollizione, spolverate con il grana, continuando a mescolare.
Nel frattempo avrete messo a cuocere le tagliatelle in abbondante acqua salata. 

Appena pronte, unitele al condimento e fatele saltare in padella.

Impiattate velocemente e, a chi la gradisce,  aggiungete una macinata di pepe.

Questo condimento si presta bene anche con altre specie di funghi, in particolare con un bel misto di russule.

La scelta del vino fatela voi;  io ho accompagnato il piatto con un buon Gutturnio del piacentino.


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Balestreri, S. (2011. Novembre).Tagliatelle finferli e noci. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/11/tagliatelle-finferli-e-noci.html

giovedì 24 novembre 2011

Conservazione dei funghi

A volte succede che il bosco sia proprio generoso con me regalandomi un bel quantitativo di funghi. Un giorno mi ha riservato un numero quasi esagerato di cantharellus cibarius.
Rientrato a casa, non avendo nessuno da invitare, ho dovuto risolvere il problema del surplus: ho deciso per la loro conservazione, onde far fronte a futuri periodi di magra.

  
Il miglior metodo di conservazione casalinga dei cantarelli, che ci permetterà in seguito una buona fruizione senza troppi problemi e avendo a disposizione tutte le loro qualità organolettiche, è il congelamento, dopo una parziale cottura.

Io solitamente li preparo così: li pulisco bene con una spazzolina e un coltello dai residui impropri rimasti (il grosso del lavoro “sporco” lo faccio sul luogo di raccolta). Successivamente li sciacquo sotto un getto d’acqua e li scolo per qualche minuto. Questa volta li ho lasciati interi, perché avevano dimensioni medie.
In seguito li butto in una padella alta con dell’olio caldo per circa 10-15 minuti, aggiungendo solo il sale, rigirandoli spesso e mantenendoli coperti.
Infine, con una schiumarola si toglie il quantitativo per la conservazione e si mettono in una vaschetta.
Fatti raffreddare a temperatura ambiente esterna (il balcone esposto a nord in questi periodi aiuta molto) si ripongono a congelare in freezer per un futuro utilizzo come base pronta di funghi.

In questa occasione i funghi rimasti in padella hanno fatto da supporto per una ricetta che vi “gusterete” lunedì 28 novembre nel prossimo post : tagliatelle, finferli e noci.
Stefano Balestreri





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Balestreri, S. (2011. Novembre).Conservazione dei funghi. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/11/conservazione-dei-funghi.html

lunedì 21 novembre 2011

Tricholoma portentosum

In questo tiepido pomeriggio di Novembre, ci avviamo al bosco; la strada è breve e pianeggiante; la macchia del sottobosco è ridotta a pochi sterpi sfrondati.
Non s'incontra più sulla via del bosco l'affluenza indiscreta dei rumorosi cercatori estivi: per supporre che i funghi possano nascere così fuori stagione bisogna essere scaltri e vecchi del mestiere.
In queste vallette silenziose si cammina senza rumore su uno strato di foglie inumidite che smorza il passo e quasi non ci si accorge di toccar terra; ogni tanto, tra queste ramaglie nude che lasciano trasparire il cielo, frulla il volo bianco e nero di una ghiandaia; qualche farfalla sonnambula galleggia su questi laghetti di tiepido sole, in cerca dei fiori che non ci sono più.
                                                                          Cercatori di funghi - Piero Calamandrei

 Ogni anno, in questo periodo, cerco di concludere la stagione micologica con la ricerca (la definirei più una caccia) di questi funghi che segnano un po’ la fine delle attività di raccolta da parte degli appassionati.
Non sempre è facile scovarli nei boschi, perché ormai la coltre di foglie ed aghi copre tutto. Ricordo ancora la prima uscita,  qualche anno fa, alla ricerca dei “portentosi”: se non fosse stato per l’aiuto di una Vecchia Guida Indiana “scaltra e pratica del mestiere” ne avrei raccolto uno solo; lui, con occhio ed esperienza, col bastone spostava con delicatezza e a colpo sicuro le foglie e, come per magia, i funghi vedevano la luce e io… vedevo i funghi!
Il Tricholoma portentosum ha il cappello inizialmente convesso-campanulato, in seguito piano e sovente umbonato, l’orlo sottile, ondulato. Il colore è grigio scuro, ma se lo si trova completamente ricoperto dal fogliame è nettamente più chiaro. Ha evidenti fibrille sulla cuticola, che è facilmente staccabile (ciò facilita molto la mondatura) tendendo a lacerarsi radialmente. L’imenio è a lamelle non molto fitte, inizialmente bianche poi giallastre.
Essendo un fungo omogeneo, la carne del gambo continua nel cappello e perciò non si stacca facilmente da esso. Il gambo è pieno da giovane, in seguito vuoto, cilindrico, ingrossato alla base, liscio, di color bianco soffuso più o meno di giallino. La carne è bianca, fragile, grigiastra sotto la cuticola, ha leggero odore di farina. Predilige boschi di conifere, isolato o in gruppetti.
Il nome portentosum è dovuto più al sapore che alla sua mole, ma sono comunque dei bei funghi e se si arriva nel momento in cui sono ancora giovani e sodi, renderanno molto in cucina: trifolati, sia come contorno, sia come condimento per primi piatti, anche se la mia Guida …li “ammazza” sott’olio.

Un ringraziamento particolare a Giampiero Secco
Stefano Balestreri







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Balestreri, S. (2011. Novembre).Tricholoma portentosum. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/11/tricholoma-portentosum.html

giovedì 17 novembre 2011

Sequenze




 
C'è gente, e anche l'associazione micologica ne è sicura 

che crede che l'amanita abbia i punti bianchi di natura,

ma io ho scoperto che, scesa lieve, lieve, i punti bianchi sono freddi fiocchi di neve. 

Angelo Balduzzi



Qualche anno fa alla mostra micologica di Villa D'Ogna, sono rimasto affascinato dalle "Sequenze" di Angelo Balduzzi dedicate al mondo dei funghi, in una lettura un pò poetica e fantasiosa.
Ho scoperto in seguito la sua bottega artigiana "Allerìa" in piazza dell'Orologio a Clusone (BG), angolo di pace da visitare e in cui apprezzare le sue stupende opere.
Tutte le informazioni qui: www.angelobalduzzi.it
Stefano Balestreri

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Balestreri, S. (2011. Novembre).Sequenze. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/11/sequenze.html

lunedì 14 novembre 2011

Coprinus comatus

Il fungo dell'inchiostro


Appaiono improvvisamente nei prati, ai bordi delle strade, nei campi, in file, in gruppi o in cerchi e rapidamente spariscono.

Requisito fondamentale perché questo fungo si presenti all’improvviso è l’habitat: il terreno deve essere particolarmente concimato (è stato chiamato coprinus non per altri motivi), caldo e umido. Comatus, invece, è per la sua chioma, che a me ricorda il Busby delle Guardie della Regina, però bianco.

Questo fungo è  facilmente riconoscibile: le  caratteristiche distintive più evidenti sono la sua forma, la statura e la sua  "deliquescenza"  che lo trasforma in inchiostro nero man mano che matura.
Quest’ultima caratteristica è dovuta alla rapida alterazione delle strutture cellulari che rendono i composti in esse contenuti facilmente accessibili all'ossidazione atmosferica con la conseguente variazione del colore (da bianco a nero per la formazione di melanine), e il rapido deperimento. La deliquescenza del cappello facilita la dispersione delle spore.
Il cappello, campanulato, non si apre come in altri generi di funghi e la maturazione delle spore parte dalla zona delle lamelle vicine all’orlo, che è la prima a liquefarsi, continuando poi verso l’alto.
Alla fine, tutto ciò che rimane è il gambo e, nella sua parte superiore, un piccolo disco di carne e residui di inchiostro.
Per quanto riguarda la commestibilità, questo fungo è definito buono a condizione che se ne consumi esclusivamente il cappello ancora completamente bianco e, vista la fragile consistenza della carne, che venga saltato velocemente in padella.

Un consiglio per rallentarne la maturazione: cogliete esclusivamente i cappelli dei comatus ancora bianchi, facilitando il distacco dal gambo con una torsione. Il fungo va consumato entro poche ore.

Stefano Balestreri




  
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Balestreri, S. (2011. Novembre).Coprinu comatus. Estratto da AppuntidiMicologia ©
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giovedì 10 novembre 2011

Il primo non si scorda mai

Le gioie della raccolta
I fatti più divertenti della stagione micologica, devo ammettere, sono quelli che accadono durante le escursioni per lo studio e la raccolta dei funghi.
Complice la compagnia e la serenità di una giornata all’aria aperta, spesso si vivono momenti estremamente piacevoli.

Succede frequentemente che tra i partecipanti alle gite ci sia qualche nuovo appassionato che non ha mai avuto la fortuna di trovare un porcino…

Noi lo sappiamo benissimo che non è solo questione di fortuna, ma di condizioni climatiche, di habitat  e di… qualcos’altro.

Questa possibilità per i novizi talvolta è rimandata per più stagioni con conseguenti facce deluse al rientro dall’escursione e simpatiche prese in giro da parte delle vecchie guide indiane (a sentir loro, li trovano anche nel Sahara o in cima all’Everest!!!).

Prima o poi il momento arriva e capisci che è quello magico, perché ogni volta si resta increduli di fronte agli ululati, alle risate isteriche e ad altre teatrali manifestazioni di gioia da parte degli eccitatissimi raccoglitori.

Pacche sulle spalle, give me five e foto di rito coronano il momento di gloria, un po’ come il primo gol in seria A, come il primo amore, come tutte le prime volte che accade ciò che si desidera di più.

Il ritrovamento del primo porcino non si cancellerà più dalla memoria e per anni l’esperienza verrà raccontata a tutti aggiungendo ogni volta particolari, dimensioni e peso a quel trofeo, che rimane il più ambito per qualunque neofita.

Stefano Balestreri
 
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Novembre).Il primo non si scorda mai. Estratto da AppuntidiMicologia ©
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lunedì 7 novembre 2011

Craterellus cornucopioides

Trombetta dei morti

Il colore nero, le tonalità  grigie, il nome volgare non promettono certamente niente di allegro.
Per contro, il nome scientifico Craterellus cornucopioides ci rimanda all’aspetto della cornucopia, il corno dell’abbondanza.
Effettivamente il corpo fruttifero, cavo all’interno, si presenta a forma di trombetta, di imbuto o di calice.
Di colore grigio in diverse tonalità, fino al nero cupo, è leggermente ornato di squamette, ha margine ondulato ed irregolare. La sua carne è fine ed elastica. Com’è possibile vedere dalle immagini, questo fungo non ha lamelle né pori sull’imenio, che invece si presenta con una superficie leggermente rugosa, di un colore grigio che gli dona un effetto vellutato. Le spore in massa sono biancastre.

L’habitat di questi funghi sono i terreni umidi dei boschi, dove spuntano a gruppi dalla tarda estate a tutto l’autunno,.
Nonostante il suo aspetto “funereo” ed il nome volgare tristemente evocativo, questo fungo è un buon commestibile ed ha un largo utilizzo in cucina. Infatti viene seccato, ridotto in polvere ed impiegato come una vera e propria spezia per profumare ed insaporire pietanze, risultando ottimo su paste asciutte, nelle zuppe e nei piatti di riso.
Per  molti cercatori il nome trombetta dei morti è suggerito, oltre che dall’aspetto, dal periodo di fruttificazione tipicamente novembrino, ma tra le diverse ipotesi che possono aver associato a questi funghi un nome volgare così inquietante ve ne propongo una simpatica: forse sono così buoni da…risvegliare un morto!!! 
Stefano Balestreri
Un ringraziamento particolare a Manrico Chiti
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Novembre).Craterellus cornucopioides. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/11/craterellus-cornucopioides.html
 
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