lunedì 19 settembre 2011

Amanita phalloides

Amanita phalloides

Con questo fungo non si scherza!!! È, insieme alle sorelle Amanita verna e Amanita virosa, la responsabile del più alto numero di casi di avvelenamenti con esito MORTALE. Trenta o quaranta grammi sono potenzialmente sufficienti a causare la morte di un uomo.
Sarà anche questa caratteristica a renderlo così attraente, oltre alla sua eleganza e bellezza?
Molto diffusa nel periodo autunnale in vari tipi di boschi con presenza di latifoglie, questa specie, come del resto tutte quelle del genere Amanita, ha portamento elegante.
È un fungo eterogeneo, ovvero il cappello è facilmente separabile dal gambo.
Pur presentandosi sempre con tonalità verde/ambrato fino al brunastro dell’apice, la variabilità di colorazione del cappello nella stessa specie può essere notevole. Attenzione: a complicarci ulteriormente la vita è presente una A. phalloides varietà alba completamente bianca, ma con le stesse caratteriste morfologiche delle altre.
Fibrille e variabilità di colore
Nella descrizione del cappello tutti i testi “sacri” di micologia riportano la presenza di fibrille innate. Cerco sempre di spiegare questo carattere facendo l’esempio di una superficie metallica satinata longitudinalmente, un effetto molto simile ad una spazzolatura in cui si evidenziano dei leggeri segni presenti nel cappello.
Il gambo, slanciato e bianco, presenta zonature o bande cangianti con le tonalità del cappello, ma più pallide. La base bulbosa è accolta in una volva (parte inferiore dei resti del velo generale) membranosa, ampia e libera all’orlo, ovvero non aderente al gambo, come per altre amanita. Nei ¾ superiori è presente un anello ricadente, ciò che resta del velo parziale che protegge l’imenio durante la maturazione delle spore.
L’imenio è bianco, a lamelle fitte; le spore in massa sono bianche.
Nei giovani la carne non ha quasi odore (secondo il mio olfatto sa leggermente di miele), ma in breve emana componenti ammoniacali tipici della putrefazione.

Come detto all’inizio, con questo fungo non si scherza: deve essere conosciuto alla perfezione in ogni sua parte! I micologi o i semplici appassionati non devono mai avere il minimo dubbio a riconoscerlo, anche quando hanno tra le mani un solo frammento.

Sicuramente questo breve post è un piccolo contributo per aiutarci a identificare e soprattutto ad aumentare l’attenzione ed il rispetto nei confronti di questo bellissimo fungo; degli effetti causati dalla sua ingestione parlerò in futuri post dedicati alle diverse sindromi














Stefano Balestreri
Un grazie particolare a Roland Baranovic  www.nahuby.sk/


Cita questa pagina:

Balestreri, S. (2011. Settembre).Amanita phalloides. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/09/amanita-phalloides.html
 

2 commenti:

  1. Oggi sono andato nel bosco in Valtellina. Ho ripensato alla falloide, all'orellano, alle piccole lepiota e a tutte quelle decine di funghi che per dimensione, forma o colore, attirano la nostra attenzione. Anche se nel libro c'è scritto che è commestibile, ma con quanta incoscenza ci si affida al nostro unico giudizio senza riflettere che di specie confondibili tra loro ce ne sono tantissime? E' forse come la roulette russa o correre a fortissima velocità in auto, non è coraggio ma pazzia nella speranza di farla franca.
    Più imparo, più conosco e più mi rendo conto di quanti rischi si possono correre.
    Cordialmente, Luigi

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  2. *Luigi:
    Spero nel libro che usi non siano dati commestibili i funghi che hai citato :-)))
    Concordo pienamente con te, è pura follia affidarsi alla superficialità e alla mancanza di approfondimenti. Nei prossimi giorni pubblicherò un post che farà meditare su quel che succede ogni anno, non per colpa dei funghi ma per l'ignoranza.
    Ciao.
    stefano Balestreri

    RispondiElimina

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