lunedì 24 ottobre 2011

Amanita muscaria

Amanita muscaria
Tutti conoscono questo fungo, lo memorizzano e lo classificano con grande facilità.

È oggetto di leggende sulla sua tossicità e sui luoghi in cui cresce. Ancora oggi mi sento dire da molti che è il fungo mortale… se lo tocchi ti avveleni… se lo trovi, sicuramente troverai anche un porcino… se lo mangi, vedi Babbo Natale e le renne che volano… forse questo sì!
Potere delle fiabe e delle leggende che si deformano nel tempo, ma soprattutto mancanza d’informazione.

È un’Amanita e quindi ai primordi dello sviluppo si rinviene sotto forma di ovolo, con base allargata-obesa e con il cappello più piccolo rispetto alla base. In questa fase è ricoperto completamente dal velo generale che, durante la crescita, si frantuma in verruche, le quali rimarranno sul cappello: i famosi “puntini” bianchi. Parte di questi, invece, rimarranno attaccati alla volva aderente alla base, friabile e dissociata in placche squamose bianche.
Il gambo, bulboso alla base, è completamente bianco, presenta un anello nella parte alta, residuo del velo parziale, ricadente, sfrangiato e talvolta con orlo di colore giallo.
L’imenio, composto da lamelle fitte, libere al gambo, bianche, è intercalato da lamellule; le spore in massa sono bianche.
Fasi di crescita
Il cappello effettivamente non passa inosservato con i suoi “pallini” (una pioggia potrebbe farli sparire!), ma più di tutto è il colore rosso della cuticola che ci affascina e si fa notare, pur con le diverse variazioni di tonalità rosso-aranciate.

Presente in molti habitat, risulta abbastanza comune e con la sua bellissima colorazione adorna il bosco e spesso ci fa soffermare ad ammirarlo.

Relativamente alla sua tossicità (varia in base alle zone di crescita ed ai periodi), è temibile per la presenza di acido ibotenico, muscimolo e muscazone. Questi composti sono i responsabili della Sindrome panterinica o neurotossica anticolinergica, scatenata dall’ingestione di questo fungo, ma soprattutto dalla “cugina” Amanita pantherina che ne contiene percentuali maggiori. I sintomi si manifestano entro le due ore in modo brusco, alternando malessere generale, vertigini, nausea, stato confusionale, agitazione ed euforia, delirio, allucinazioni, fino al coma, se ingerito in dosi elevate.
La prognosi è favorevole con la scomparsa dei sintomi solitamente nelle 24 ore.

Il nome muscaria è stato dato a questa amanita già nel XIII sec. non tanto per la presenza della muscarina (tossina presente in quantità <0.0003% sul fungo secco), ma per la capacità di attrarre e uccidere le mosche, grazie alla presenza dell’acido ibotenico, un insetticida.

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Ottobre).Amanita muscaria. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/10/amanita-muscaria.html

2 commenti:

  1. <<… se lo mangi, vedi Babbo Natale e le renne che volano… forse questo sì! Potere delle fiabe e delle leggende che si deformano nel tempo...>>

    Non occorre mangiarlo e nemmeno raccoglierlo ! Basta chiudere gli occhi e in un attimo rivivi quello che qualche giorno prima (od anno) hai vissuto disegnando sui tavolinetti del tuo asilo, quando la tua maestrina suora, ti insegnava a riconoscere i colori e le forme delle meraviglie che ci circondano. Oggi purtroppo piove; non è colpa del governo...! E' la natura che forse ci vorrà regalare qualche altra meravigliosa giornata da trascorrere nel bosco prima dell'inverno, per farci sognare ancora!

    Dante

    RispondiElimina
  2. Dante:
    Poeta allo stato puro!!!!
    Grazie
    stefano

    RispondiElimina

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