lunedì 3 ottobre 2011

Armillaria mellea

I chiodini segnalano l’arrivo dell’autunno. Per questi funghi, dalle nostre parti, ci sono cercatori disposti a fare follie perché, se il momento è propizio, basta un pizzico di fortuna per riempire il baule della macchina.

L’Armillaria mellea è un parassita veramente tosto: quando attacca la pianta, lo fa in grande stile, con “fioriture” spettacolari, fino alla completa distruzione del vegetale nel giro di pochi anni. Utilizza una doppia azione: con il micelio attacca la corteccia alla base delle piante, fruttifica e poi con le sue ife rizomorfe (veri e propri cordoni simili a radici) si propaga nel bosco attaccando altri alberi sani.
La vastità delle aree di crescita lo fa includere negli organismi più grandi della terra. Pensate che può coprire aree di diversi ettari, riducendo in breve tempo una foresta vivente in un deposito di legnami.         
L’Armillaria mellea ha portamento cespitoso e si presenta con diverse variazioni di colore a secondo dell’albero che parassita; le altre specie del genere sono abbastanza simili, con poche variazioni morfobotaniche (A. ostoye, A. cepistipes, A. borealis, A. gallica).
Armillaria deriva dal latino armilla, che significa “braccialetto”, a causa dell'anello che caratterizza i chiodini; melleus significa invece “attinente al miele”, in riferimento al tipico colore di questi funghi. Nel genere c’è anche una specie senza il “braccialetto”, Armillaria tabescens.
In Piemonte e in Lombardia viene ancora chiamato con il termine "gabareu" (pronunciato alla francese) o "gabarò" che identifica il fungo della gaba, cioè della pianta “gabbata” (tagliata), alla cui base prosperano i cespi di Armillaria mellea.

Ricercato e consumato come contorno a carni, in particolare alla selvaggina, ha una commestibilità discutibile che negli ultimi anni ha creato notevoli dibattiti tra esperti tossicologi, medici, micologi, perché è una delle specie spontanee ammesse al commercio pur risultando sempre in testa alle classifiche annuali delle specie responsabili di intossicazioni.
Per essere consumato serenamente questo fungo necessita sempre di una corretta preparazione: l’eliminazione dei gambi (fibrosi), la prebollitura per almeno 15’ dei cappelli degli individui giovani e freschi ed un successivo risciacquo con acqua corrente. Poi, finalmente, si potranno cucinare assecondando un’elevata quantità di gusti, visto la gran varietà delle ricette in circolazione.  
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Ottobre).Armillaria mellea. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/10/armillaria-mellea.html
 

7 commenti:

  1. Che bellissima idea! Se non ci sono limitazioni (qui in Lombardia) sul peso, ci andrò con un furgoncino... Il freezer l'ho appena ricomprato più capiente, basta eliminare i gambi nel caso di chiodini troppo cresciuti, farli bollire, scolarli bene e congelarli. In data da concordare vi potrò invitare a banchettare.
    PS... Portate, come contributo, abbondante salsiccia luganega, spezzatino di vitello di prima scelta, del buon vino bardolino (da me preferito) e per le signore presenti, una immancabile meringata o comunque una "torta gelato" E' gradito anche un limoncello originale di Sorrento.
    Ringrazio in anticipo ed arrivederci a presto,
    Giovanni

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  2. *Giovanni:
    Limitazioni in Lombardia ci sono: art. 3 LR n°24/97 ...."il limite massimo di raccolta giornaliera per persona è di tre chilogrammi salvo che tale limite sia superato da un solo esemplare o da un unico cespo di Armillaria mellea."

    Per il resto io i chiodini non li mangio, spero ci sia un posto anche per me, così gli darò una controllata...non si sa mai ;-))
    Ciao e grazie
    stefano balestreri

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  3. E fu così che la buonissima luganega, lo spezzatino di vitello, il buon bardolino, la meringata ed il limoncello presero il volo e restarono sui piatti i tanto decantati chiodini...., poverini, soli ed abbandonati come nelle migliori fiabe.
    ciao Giovanni

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  4. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  5. Il messaggio "eliminato" è stato sposato nel post Medici e Micologi.
    scusate
    stefano Balestreri

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  6. Attenzione pero alla bollitura!!!
    dott. Alessandro Vitale

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  7. Alessandro*
    Fosse solo la pre-bollitaura da ricordare....
    Fortunatamente qui in basso non si sono ancora visti.
    I primi li ho trovati questa settimana a quota 1200, ma lì gli indigeni non li mangiano!
    ciao
    stefano

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