sabato 1 ottobre 2011

Medici e Micologi

Pubblico questo mese un’interessante lettera dell’amica Francesca Assisi del Centro AntiVeleni (CAV) di Milano Niguarda. Un post scritto per i micologi e medici, ma anche per chi vuole capire quali siano le difficoltà ed i rischi della nostra professione nella gestione dei casi di avvelenamento da funghi.

PROBLEMI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI NELLE INTOSSICAZIONI DA FUNGHI

Il 2010 è stato un anno orribilis per le intossicazioni fungine, non tanto per il numero totale delle consulenze fornite (834 con 935 pazienti coinvolti), ma soprattutto per il numero di intossicati da amatossine (82), specialmente in Lombardia (quasi raddoppiato rispetto al 2009), ed il numero di decessi (6), più un trapianto (dati CAV Milano).
Questo incremento forse è da imputare ad una scarsa campagna di prevenzione soprattutto da parte dei media, distratti da altre “amenità”, col risultato che il grande pubblico non è informato che di funghi non controllati si può morire.
Nella casistica ricadono anche intossicazioni nei ristoranti: anni fa ci furono intossicati da Cortinarius, l’anno scorso da Amanita phalloides… non possiamo più consumare serenamente funghi in un luogo pubblico?
Avanzi di un pasto a base di funghi
Le intossicazioni fungine, forse per la scarsa incidenza, sono una sfida diagnostico-terapeutica ardua per il medico, spesso scambiate per influenza con conseguente errata terapia, magari dovuto a fretta, oppure ad un’inadeguata conoscenza del problema funghi, ergo: più informazione!

Il CAV di Milano nei prossimi giorni promuoverà una campagna informativa sul rischio funghi nella speranza di sensibilizzare tutti, anche i medici.
Più semplice la diagnosi quando ci sono più commensali. Nel gruppo la mortalità scende in modo significativo proprio per la precocità sia della diagnosi, sia dell’idonea terapia, favorendo in genere la guarigione in 10-15 giorni.
Per la diagnosi è fondamentale l’esame micologico, che tuttavia non è ancora sufficientemente utilizzabile (stimato < 30%) e non sempre per mancanza di residui.
C’è ancora molto da fare affinché il servizio micologico sia strutturato in modo ottimale!
Cotolette di Amanita phalloides

Raccomandazioni agli amici micologi:
1. Il micologo, esaminando i residui da intossicazione, deve certificare quello che vede; se non è in condizioni di farlo, invii TUTTI i campioni in suo possesso al II livello.
2. Non fare mai ipotesi cliniche, lasciate la responsabilità al medico, suggerite di consultare un tossicologo CAV: NON suggerite il dosaggio dell’amanitina urinaria, è il tossicologo che deve decidere!
In diverse occasioni è stato dato questo consiglio per casi che non lo richiedevano, mettendo in difficoltà tutto il sistema!!
Il dosaggio dell’amanitina urinaria va interpretato dall’esperto, non basta il valore numerico. Infatti, ci sono stati casi di falsi positivi, ma anche (un solo caso) di falsi negativi!
La gravità di queste intossicazioni richiede la massima collaborazione tra i professionisti chiamati ad intervenire, ma ad ognuno il suo ruolo.
Per salvare la vita a chi viene intossicato dai funghi c’è ancora molta strada da fare!
D.ssa Francesca Assisi Centro Antiveleni di Milano

Cita questa pagina:

Assisi F.(2011.Ottobre).Medici e micologi. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/10/medici-e-micologi.html

8 commenti:

  1. Molto interessante soprattutto esauriente.
    Complimenti
    Alessandro Vitale

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  2. Mi hanno colpito sopratutto le foto!
    La gente è veraamente senza testa, hanno scambiato la phalloide con la mazza di tamburo per cucinarla in quel modo?
    Mi sembra impossile che si mangino funghi mortali senza un minimo di informazione.
    Per curiosità si può sapere nell'altro piatto che funghi sono?
    Grazie
    carlo notari

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  3. *Alessandro: benvenuto, i complimenti sono tutti per l'autore del post, che li avrà già letti!

    *Carlo Notari: Purtroppo è impensabile ma succede...ogni anno!
    Se non ricordo male i funghetti scuri sono un'intossicazione causata da Armillaria mellea (chiodino)non prebolliti e con gambi annessi, sulla destra del piatto!!!
    Ciao e grazie
    stefano balestreri

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  4. I funghi più pericolosi sono quelli a lunga latenza... Le tossine sono in circolo e dopo un giorno una lavanda gastrica non serve più a niente. Per il medico non resta che "correre dietro" alle patologie che si evidenziano (Es.: insufficienza epatica, insufficienza renale etc. etc.) Certamente se si ha la possibilità di sapere quale fungo è stato ingerito si possono anticipare terapie più appropriate.
    Io, ad esempio ho scoperto l'uovo di Colombo, un metodo a dir poco infallibile che voglio farvi conoscere. Vado a cercar funghi con un ispettore micologo dell'ASL...!!!
    Non fidarsi delle proprie conoscenze o di un amico "praticone" deve essere la prima regola.
    Ieri, all'oasi LIPU di Cesano Maderno, ho ammirato una distesa di bei funghetti di color verde (A.phalloides). Come si può pensare di raccoglierli e cucinarli, come purtroppo capita, se non si conoscono? Occorre alzare un grido dall'allarme, informare il più possibile sui rischi che si corrono e farlo proprio in questi giorni di grandi raccolte fungine.
    Dante

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  5. *Dante:
    ..."metodo a dir poco infallibile..." sei sicuro?
    Il tuo uovo di Colombo potrebbe essere molto pericoloso...
    Mi trovi perfettamente d'accordo sullo "spendere" tempo per informare e formare gli incauti raccoglitori. Le Asl e i gruppi micologici possono certamente fare molto per questo e anche AppuntidiMicologia cerca di contribuire in modo semplice e corretto.
    Grazie
    Stefano.

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  6. La risposta di "Appunti di Micologia" fa trapelare tanta umiltà. OK, nessuno è infallibile! Per questo anche alle ASL, di fronte a fungho vecchio o mal conservato o ad esemplare troppo giovane, quando la determinazione è resa difficile dalle circostanze, si comunica che non è possibile il riconoscimento se non con il microscopio. A questo punto c'è il classico archivio, cioè la pattumiera che prudenzialmente viene indicata! Anche questa è sicurezza per il consumatore.
    Saluti, Dante

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  7. Chiaro e stimolante il post! In pratica tutto il sistema deputato a risolvere casi di intossicazione da funghi, dai micologi ai medici, deve rivedere sia la fase della prevenzione (maggiori informazioni al grande pubblico e ai medici), sia il momento dell'approccio al paziente (meno approssimazione nella diagnosi, miglior coordinamento tra micologi e medici), che, mi sembra di capire, hanno ampi margini di miglioramento. Mi chiedo: quanti sono i casi di insuccesso nella terapia dovuti a scarsa informazione, ad approssimazione singola e collettiva del sistema e quanti, invece, i casi di effettiva difficoltà nella diagnosi? Se i primi superano i secondi, c'è da pensare che, oltre a non essere garantiti quando si mangiano funghi al ristorante, c'è da preoccuparsi del cattivo funzionamento delle strutture sanitarie. Mi sembra che la dottoressa Assisi sproni gli addetti ai lavori ad operare in modo più meticoloso per migliorare la qualità del servizio che, concretamente, può decidere della vita delle persone. E non è poco! C'è da congratularsi anche con Stefano che con la sua iniziativa offre queste possibilità di informazione e di riflessione. Noi, semplici fruitori del blog, dovremmo impegnarci a diffonderlo il più possibile presso amici e conoscenti comunicando a Stefano i loro indirizzi di posta elettronica, naturalmente previa informazione agli interessati.
    Luciano Ponzoni

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  8. *Luciano Ponzoni:
    Una migliore collaborazione e maggior informazione è garanzia di funzionamento ed affidabilità in tutti i sistemi semplici o complessi che siano. Se poi entrano in gioco la salute e la salvezza delle persone, queste diventano di primaria importanza.

    Grazie.
    stefano balestreri

    RispondiElimina

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