martedì 1 novembre 2011

Genere Inocybe

Questo mese ospito l’amico Alessandro Vitale, giovane micologo dell'Ispettorato di Macerata, che ci fornisce informazioni per il riconoscimento di un genere di funghi tra i più difficili.

Il genere Inocybe è molto omogeneo per cui, spesso, risulta alquanto difficile distinguere tra loro le varie specie senza l’ausilio del microscopio. Sono funghi appartenenti alla famiglia Cortinariaceae (Roze), lamellati, con grandezze che variano da piccole a medie, più raramente grandi.
Macroscopicamente possiamo dire che si presentano con un cappello da quasi liscio a finemente o rozzamente fibrilloso, addirittura provvisto di ornamentazioni, quali squame erette, fini o grossolane. Il colore è, in genere, a toni spenti. Troviamo colori ocracei- giallastri fino al bruno; talvolta si osservano colorazioni rosso-brunastre o, più raramente, biancastre, verdastre, rossastre, violette. 
Inocybe bongardii
 Il gambo può essere più o meno cilindrico, con possibile presenza di pruina solo nella parte superiore. La base del gambo può avere diverse caratteristiche: può essere non ingrossata ovvero rigonfia, circellata, marginata o bordata.
La carne è di solito biancastra, ma in alcune specie può apparire leggermente brunastra, fino ad arrivare al color carnicino pallido; in altre tende al rosso.
L’odore delle carni di questi funghi è quasi sempre spermatico, ma in alcune specie può ricordare il distillato di pere, la buccia di salumi, il pesce, ecc.
La polvere sporale in massa è color tabacco; al microscopio le singole spore si presentano lisce o angoloso-gibbose.
Microscopia di Inocybe rufula
Le Inocybe presentano microscopicamente alcune particolari strutture dette cistidi, ovvero cellule sterili che si trovano intercalate tra i basidi dell’imenio o in altre parti del fungo, come ad esempio nel gambo, sulla superficie del cappello, ecc. 
In alcune specie troviamo pleurocistidi, ovvero cistidi presenti sulle pareti delle lamelle; in altre si rinvengono cheilocistidi a parete sottile sul filo lamellare. Questi caratteri sono molto importanti ai fini del riconoscimento della specie in esame.
Sono funghi quasi sempre dotati di tossicità intrinseca, inadatti all’uso alimentare. Sono responsabili di sindromi a “breve latenza”, con insorgenza dei sintomi entro un range di tempo che va dai 15 minuti alle 4 ore dall’ingestione. Sono responsabili di due sindromi: sindrome muscarinica che causa disturbi gastrointestinali (nausea, vomito alimentare, diarrea, dolori epigastrici), sudorazione profusa con ipersecrezione di liquidi da naso, bocca e bronchi, disidratazione, tremori, brividi, restringimento della pupilla e rallentamento del ritmo cardiaco (miosi e bradicardia), ipotensione e, talvolta, collasso cardio-circolatorio; sindrome psilocibinica che si manifesta con disturbi gastrointestinali (non sempre percepiti) formicolii, delirio, allucinazioni visive e olfattive, depersonalizzazione, sensazione di sognare (stato onirico), depressione, talvolta agitazione psicomotoria e mania suicida.
Per i micologi le Inocybe sono dei funghi molto complicati, ma allo stesso tempo assai interessanti; pochi sono gli studiosi che si dedicano a questo genere per le difficoltà sistematiche  e le ancora scarse conoscenze  su di esse.
Vogliamo sperare che in un futuro ci sia qualcuno che intraprenda questo arduo, quanto affascinante cammino!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

             Alessandro Vitale   Asur Marche Ispettorato Micologico Macerata           

Cita questa pagina:
Vitale A. (2011. Novembre).Genere inocybe. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/11/genere-inocybe.html

                                                                                                                                               

9 commenti:

  1. Leggo in questa bella scheda che è appartenente alla famiglia delle Cortinariaceae.
    Ho cercato alcune foto di Inocybe su libro ed altre su internet. In questo fungo non compare mai il segno dei resti della cortina sul gambo. Eppure ci deve essere...! La sua latenza può essere uno degli elementi significativi per la determinazione di questo genere?
    Quale altro genere si avvicina all'Inocybe?
    Determinare almeno il genere vuol dire essere alla metà dell'opera..!
    Grazie, Giovanni

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  2. Caro Giovanni, giusta considerazione. Allora i resti di cortina sono evanescenti però su alcuna specie li possiamo trovare al margine del cappello o alcuni resti sul gambo. Negli esemplari giovani è possibile trovare il velo parziale cortiniforme.
    Non è corretto dire latenza per il velo, sarebbe corretto dire fugacità! Un genere che si avvicina alle Inocybe è l'Hebeloma. Arrivare al genere Inocybe non è difficile, per via di particolare caratteristiche, la difficoltà sta nel determinare le specie. Determinanti sono delle componenti microscopiche.
    Spero di esserti stato un pochino di aiuto.
    Un saluto
    Alessandro

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  3. Alessandro e Giovanni
    Ciao, mi intrometto anch'io. Alessandro:Tu dici che non è difficile arrivare al genere Inocybe...Secondo me è un genere che spesso ci fa impazzire dal punto di vista macroscopico, poi con i dovuti ragionamenti come dice Giovanni si è alla metà dell'opera (forse anche meno della metà). E' certo che è un genere affascinante e che obbliga ad approfondimenti e studi costanti e l'utilizzo del microscopio. Un altro fattore che aumenta le difficoltà secondo me, è la possibilità di avere confronti diretti con micologi esperti conoscitori di questo genere. Però adesso sappiamo a chi chiedere.
    Ciao a tutti
    Ale, grazie ancora.
    stefano balestreri

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  4. Ho riletto e correggo, questa è la frase:

    "Un altro fattore che aumenta le difficoltà secondo me, è l' impossibilità di avere confronti diretti con micologi esperti conoscitori di questo genere."...

    Scusate :-)))
    ciao
    stefano balestreri

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  5. Ne approfitto per portare un caro saluto ad Alessandro......
    Un genere difficile ma nello stesso tempo affascinante nella sua microscopia

    Ciao a tutti

    Gigi Poli

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  6. Il dibattito "interno" sorto tra esperti, mi rincuora! Io sto approfondendo generi e specie da pochi anni ed il primo passo per me più importante è il genere. poi con l'aiuto di alcuni buoni libri, cerco le foto simili e le descrizioni più appropriate. (Io inizio sempre dal Courtecuisse che mi dà i caratteri somatici principali).
    Non ho il microscopio in casa e questo è un handicap, ma tempo disponibile permettendo, so dove andare a verificare.
    Grazie e buon lavoro. Giovanni

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  7. Ricambio affettuosamente il caro saluto a Gigi. Spero di venirvi a trovare presto.
    Aggiungo inoltre che è vero, il genere Inocybe è molto difficile da riconoscere macroscopicamente, però quando si hanno individuato quelle due o tre caratteristiche, quali cappello piu o meno a pagoda, e più o meno umbonato, lamelle grigastro ocracee, odore per la maggior parte spermatico e substrato di crescita terricolo, e difficile non individuarle. Certo ad occhio non riusciamo a vedere i cistidi... Però forza e coraggio sono un gruppo di funghi bellissimi da studiare!

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  8. Alessandro:
    Viste l'interesse scatenato e l'alto indice di gradimento del tuo post, appena passi dalle nostre parti sei invitato pubblicamente a regalarci una serata al Gruppo Micologico sul genere Inocybe :-)))
    Ti aspettiamo!
    Grazie
    stefano

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  9. Certamente Stefano Volentieri!!!
    A presto

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