domenica 25 dicembre 2011

Natale 2011




Nella speranza che il Natale ci aiuti a guardare senza limiti sempre in Alto e sempre Oltre...



Sinceri auguri di un felice Natale.

AppuntidiMicologia

AppuntidiMicologia tornerà con il nuovo anno.
Ciao a tutti.

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Dicembre).Natale 2011. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/natale-2011.html

giovedì 22 dicembre 2011

Inverno


E’ arrivato esattamente alle 5:30, ora di pubblicazione di questo post!
Il freddo la fa da padrone e per i meno avvezzi alla micologia è impensabile trovare funghi, ma l’inverno è una vera e propria miniera d’oro per la crescita di questi organismi.

Il freddo non favorisce la presenza dei funghi “carnosi”, ma non influisce su quelli coriacei che, vivendo su legno, resistono alle intemperie.

Troveremo quindi polipori quali Fomes fomentarius, Trametes versicolor o coloratissime “croste” sui tronchi, come Pulcherricium caeruleum dal bellissimo colore blu cobalto.
Altre specie, come Schizophyllum commune e Daedaleae, si fanno notare facilmente in questa stagione sui tronchi e sul legname in decomposizione, così come risulteranno evidenti i funghi di consistenza gelatinosa come Tremella mesenterica ed Exidia glandulosa.

I micofagi storceranno il naso e diranno: “Ci sono funghi belli da guardare, da fotografare, al massimo i più legnosi si possono buttare nel caminetto…, ma nulla di più!”

Invece no! Per i più golosi General Inverno regala comunque specie da “padella” come Flammulina velutipes, Auricularia auricolae-judae o il ricercato Pleurotus ostreatus, che permetteranno di preparare piatti di contorno a pietanze a base di carne o per insaporire fumanti zuppe.

Me ne stavo proprio dimenticando: l’inverno è soprattutto la stagione dei Tartufi, funghi ipogei ricercatissimi, ma che senza l’aiuto dei nostri fedeli amici a quattro zampe difficilmente potremmo gustare sulle nostre tavole.

Stefano Balestreri
 
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Dicembre).Inverno. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/inverno.html

lunedì 19 dicembre 2011

Lyophyllum decastes

Un "gruppo" complicato


Lyophyllum decastes
Anche se siamo ormai alla fine dell’autunno, per l’abbondanza di specie ancora in fase vegetativa diventa difficile scegliere un fungo da presentare e descrivere. Tra i tanti temporaneamente tralasciati, ho optato per Lyophyllum decastes semplicemente perché, qualche giorno fa, ho trovato degli  esemplari veramente belli.
Il genere, almeno in Europa, è rappresentato esclusivamente da una decina di specie, terricole e lignicole, nessuna velenosa, e le commestibili sono di facile determinazione. Facile… per modo di dire.
Unica specie o più varietà?

Infatti non ho mai la certezza che dietro la classificazione di Lyophyllum decastes non si celino altre specie simili o che questa sia un’unica entità che ha variabilità, per cui ritengo più corretto semplificarlo e definirlo Lyophyllum "gruppo" decastes .
Se dovessimo affidarci ai testi o ai manuali da campo, qualche incertezza in più ci verrebbe: L.decastes = L.aggregatum; L.fumosum = L.aggregatum var. f. = L.cinerascens; L. loricatum.

Non mi maledicano i Micologi: per dipanare questi dubbi, l’analisi del DNA su queste specie ci offrirebbe un po’ di chiarezza.
Comunque sia, le caratteristiche comuni a questa “costellazione” di specie e/o varietà sono:

  • crescita cespitosa, fascicolata, aggregata, spesso con tantissimi esemplari molto ravvicinati e sovente  interrati;
  • habitat di crescita, quali parchi, giardini, limite dei boschi, margine dei sentieri;
  • medie dimensioni con variazione della colorazione dei cappelli da biancastro, grigio, ardesia, frequentemente con tonalità fulve;
  • lamelle adnate al gambo ed uncinate;
  • gambi e lamelle biancastre, leggermente ingiallenti con l’età;
  • spore in massa bianche;
  • carne molto elastica, leggero odore fungino con leggere componenti spermatiche.

Dal punto di vista culinario la caratteristica più importante è l’elasticità della carne, quasi cartilaginea, che ne permette lunghe cotture, prestandosi perfettamente per i contorni a secondi piatti a base di carne o a conservazione sott’olio.

Lyophyllum decastes

Essendo funghi a crescita tardo autunnale non è sempre facile scovarli, in quanto sono spesso coperti dalle foglie o tra esse ben si mimetizzano.
Una curiosità: anche se Lyophyllum "gruppo" decastes su tutti i testi sacri di micologia viene descritta come specie tardo autunnale, mi è capitato di ritrovarla nelle stesse stazioni di crescita anche in primavera.
Questo fatto potrebbe essere causato dal freddo autunnale che blocca la crescita del fungo allo stadio iniziale, “addormentandolo” per tutto l’inverno, per poi ritrovarlo “sveglio” in primavera, quando le temperature ritornano favorevoli al suo sviluppo. 


Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Dicembre).Lyophyllum decastes. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/lyophyllum-decastes.html

giovedì 15 dicembre 2011

Sequenze 2




Dietro ad un coprinus che sembra un uovo,
un bimbo vuol scoprire un gioco nuovo,
e col succo del fungo, nero come china, 
il bambino scrive una lettera d'amore ad una bambina.

                                                                                            Angelo Balduzzi 



Un'altra bellissima sequenza di Angelo Balduzzi, questa volta dedicata al fungo dell'inchiostro.

"Una breve poesia e quattro immagini per rallegrar la micologia".


                                                                           Senza volerlo mi è venuta la rima :-)

                                                                                                               Stefano Balestreri


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Balestreri, S. (2011. Dicembre).Sequenze 2. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/sequenze-2.html

lunedì 12 dicembre 2011

Lepista nuda

"Le foglie degli aceri montani hanno preso le luci dell’ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami, adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e alle tordelle; i galli forcelli si radunano sui solivi nelle radure tra i mughi, ma quando il tempo minaccerà neve, allora saranno lesti a cercare rifugio nelle buse riparate dal vento. I prati attorno alle contrade e i pascoli si sono adornati degli ultimi fiori: i colchici autunnali dai colori azzurri e violetti. Nel bosco gli ultimi funghi sono i cortinari viola e gialli, l’agarico violetto, l’agarico nebbioso. Qualche raro porcino cresciuto con l’ultima lunazione d’autunno è golosamente ricercato dalle arvicole e dagli scoiattoli. Il sottobosco emana odori di legni marcescenti, di muschio, di funghi, di bacche appassite.”                                                   
                                                                         Stagioni - M. Rigoni Stern

Copyright © 1999-2011:Jaroslav Maly

I micologi l’hanno inquadrata in diversi generi: Tricholoma, Clitocybe, Rhodopaxillus ed ora Lepista. Sulla specie non hanno mai avuto dubbi: nuda era e nuda rimane.

Presente dalla tarda estate fino ad autunno inoltrato, questo fungo è facilmente riconoscibile negli esemplari molto freschi e giovani per il suo caratteristico colore lilla, lavanda, violetto.
Con la crescita queste sue tinte svaniscono e potenzialmente potrebbero ingannarci assomigliando molto ad alcuni Cortinarius (C.alboviolaceus, C.caerulescens). Le trasformazioni di colore sono comunque una delle caratteristiche distintive del fungo, insieme alle spore in massa leggermente rosate.
È molto diffuso. Saprofita, può crescere solitario, in piccoli gruppi sparsi o in lunghe file e cerchi su fogliame nei boschi, nei parchi e nelle aree urbane. Come detto, con la crescita la colorazione cambia e tende al beige-marroncino nella parte centrale del cappello, che può anche arrivare a 15-18 cm di diametro. Gambo e lamelle tendono a sbiadire in un lilla molto chiaro.
Al taglio, anche la carne di questo fungo è di color violetto ed emana un caratteristico odore aromatico.
Ritenuto buon commestibile, va consumato cotto, nei misti con altre specie di funghi. Anche in padella viene notato per il suo colore. Gli esemplari piccoli e sodi si prestano alla conservazione sottolio, sempre con altre specie.
Lepista nuda è adatto anche per la coltivazione, addirittura è possibile reperire il kit per la produzione casalinga.

Ha tendenza a svilupparsi e crescere su detriti organici quali il legname e il fogliame, poiché da questo habitat caratteristico trae vantaggio per vivere, facendo penetrare le sue ife nelle colonie di batteri che coabitano il substrato, sottraendo loro le sostanze nutritive (azoto): di fatto, un perfetto antibatterico.
Stefano Balestreri

 
*Un grazie particolare  Jaroslav Maly e Luigi Poli per le foto.

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Dicembre).Lepista nuda. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/lepista-nuda.html

lunedì 5 dicembre 2011

Clitocybe bianche

Clitocybe cerussata
Le Clitocybe bianche sono funghi pericolosi e non è materia semplice entrare nel merito della determinazione delle specie appartenenti a questo gruppo per cui, solitamente, diventa argomento da micologi a cui piace molto il confronto e la discussione. Al fine di semplificare, il più delle volte classifichiamo questi piccoli funghetti, molto simili tra loro, come Clitocybe bianche.

In micologia sono inquadrati nella sezione Candicantes, hanno dimensioni da medie a piccole (cappelli da 3 a 10 cm di diametro), tutte con colori pallidi tendenti al bianco. I cappelli sulla superficie presentano effetti marmorizzati, glassati, ceracei; sono inizialmente emisferici, poi piani o depressi alla maturazione, con orli leggermente lobati.
L’imenio è a lamelle bianche, generalmente decorrenti sul gambo (tipica caratteristica del genere) e, a seconda delle specie, più o meno fitte. Anche i gambi sono bianchi, leggermente ingrossati alla base. All’olfatto ricordano leggeri odori farinosi o sono quasi nulli. Specie tipicamente autunnali, vivono nei boschi, ai loro bordi, nei prati e su fogliame marcescente; si presentano in  gruppi, cerchi o lunghe file.
Clitocybe phaeophtalma

Le specie rappresentative e più comuni di questa sezione sono: C. phyllophila, C. cerussata, C. dealbata, C. candicans, C. velenovsky. Tutte contengono quantità considerevoli di muscarina, una sostanza che causa delle sgradevoli intossicazioni il cui sintomo principale è rappresentato da una fortissima, diffusa sudorazione.
Difficilmente questo tipo di avvelenamento causa gravi conseguenze; se riconosciuto, viene risolto in tempi brevi con la somministrazione di piccole dosi di atropina.

Va fatta molta attenzione alle possibili confusioni con esemplari pallidi di Clitocybe gibba e simili (il comune imbutino), ma soprattutto con Clitopilus prunulus, buon commestibile, ma non sempre di facile determinazione.

Clitocybe dealbata
Negli anni scorsi (2005), nella mia provincia, nella stagione autunnale si verificarono ben 12 casi di intossicazione da Clitocybe bianche, coinvolgendo 22 persone con i sintomi tipici della sindrome.
Ancora oggi mi domando come sia stato possibile un evento simile. L’unica spiegazione è che, purtroppo, ancora tante persone consumano funghi senza un minimo di conoscenze e senza ricorrere alla preziosa consulenza fornita gratuitamente dagli Ispettorati micologici presenti sul territorio. Vale la pena di intossicarsi pur di gustare un fungo? 

Stefano Balestreri
*Un grazie particolare per le immagini a A. Boffelli.

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2011. Dicembre).Clitocybe bianche. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/clitocybe-bianche.html

giovedì 1 dicembre 2011

Genere Armillaria

Col nome "chiodino" spesso classifichiamo genericamente diverse specie appartenenti al genere Armillaria. Questo mese il contributo dell'amico Luigi Poli appassionato micologo nonchè amministratore del sito web Polomicologico.it ci aiuterà a individuare le differenze tra le specie.

Il genere Armillaria (Fr.) Staude 1857, rappresentato in Europa da poche specie, non permette una semplice e corretta determinazione tassonomica. Tradizionalmente conosciuto come Chiodino o Famigliola buona (con questo nome vengono racchiuse tutte le specie senza alcuna differenziazione), è un fungo polifago e ubiquitario.

Capita spesso di fare ritrovamenti e di percepire che non si tratti di una singola specie. Quali sono i caratteri che dobbiamo verificare? Principalmente è un fungo parassita (cresce su piante vive e radici ), ma è anche saprofita (tronchi e radici morte) ed addirittura, pare, anche simbionte; sicuramente è il più diffuso agente di marciume radicale fibroso. Il suo cromatismo deriva dalla pianta ospite, ma comprensibilmente non è possibile creare tante specie o varietà quante sono le piante di cui è parassita. Nell’ ultimo trentennio si è cercato scientificamente di scremare le molte varietà e forme precedentemente create raccogliendole in poche specie certe. Le ricerche sulla compatibilità sessuale, condotte nel 1973 dai finlandesi Hintikka e Korhonen nel 1978, associate alle precedenti osservazioni morfologiche di Romagnesi, hanno portato a riconoscere attualmente per l’Europa 8 specie di cui 2 senza anello. Queste possono essere riconosciute macroscopicamente, in primo luogo per il tipo di velo parziale (anello), per il tipo di squamette sul cappello e gambo e per il tipo di habitus.
La conferma, soprattutto nelle specie limite, deve essere avvallata anche dalla verifica microscopica.
 
Armillaria mellea
Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm. (1871), dal latino melleus, “colore del miele”.
Caratteristica principale, oltre alla crescita cespitosa di molti esemplari, è l’anello giallognolo, consistente e ben definito, superiormente striato sul gambo. Le squame sul cappello sono minute e concolori. Il cappello presenta una varietà di colori: dal giallo miele al giallo bruno, all’ocra bruno fino al bruno scuro. Ha una particolarità: pur essendo leucosporeo (sporata bianca), raggiungendo la completa maturità il colore delle lamelle diventa color crema-ocra.
Armillaria gallica

Armillaria gallica Marxm. & Romagn. (1987) (= A. bulbosa) (Barla) Kile & Watling (1983)
L’anello è inconsistente, filamentoso, bianco, ricorda la cortina dei Cortinarius; lungo il gambo ha dei residui anche gialli del velo.
Le squame sul cappello sono irte e giallo oro; sul bordo ha un alone perimetrale bianco, resto dell’anello iniziale negli esemplari giovani. La crescita è anche ad individui singoli, apparentemente terricoli, ma su legno interrato e molte volte con caratteristico bulbo basale; si presenta pure con la classica crescita saprofita su tronchi.
Armillaria cepistipes

Armillaria cepistipes Velen. (1920)
Di più difficile interpretazione soprattutto nello stadio giovanile. È più gracile, soprattutto il gambo, igrofana, ha anello meno persistente, fioccoso, bianco; ha una crescita cespitosa saprofita su tronchi, ma anche praticola in piccoli gruppi o singolarmente. Margine del cappello fortemente striato negli esemplari maturi, questo carattere a volte lo si ritrova anche su mellea. Microscopicamente ha basidi con giunti a fibbia, caratteristica assente in A. mellea. Anche le cellule marginali sono completamente diverse.
Armillaria ostoyae

Armillaria ostoyae (Romagn.) Herink (1973), (= A. oscura) (Schaeff.) Herink (1973)
Più semplicemente determinabile per l’habitat, soprattutto su tronchi e radici di  conifere (anche latifoglie), per le squame irte e nere sul cappello che proseguono anche sull’anello e sul gambo. Anche questa specie ha basidi con giunti a fibbia, ma la differenza è alquanto ben visibile macroscopicamente.
Armillaria tabescens

Armillaria tabescens (Scop.) Emel (1921)
Tabescens significa “che si dissolve” per la sua precoce decomposizione.
Ha crescita cespitosa in numerosi esemplari soprattutto su quercia o alla base. Apparentemente terricola, può presentarsi anche come sosia nella prima fase di crescita della A. mellea, ma ha completa assenza di anello. Anche la crescita connata fra diversi sporofori è tipica solo di questa specie.
Armillaria borealis

Armillaria borealis Marxm. & Korhonen (1982)
Specie tipicamente del nord Europa, ritrovata anche sulle Alpi, differenziata microscopicamente per la forma delle cellule marginali. Macroscopicamente simile a A. cepistipes.
Armillaria ectypa

Armillaria ectypa (Fr.) Lamoure (1965)
Specie molto rara, sembra sia stata ritrovata sulle  Alpi negli sfagni o muschio delle torbiere montane. Caratteristica primaria: l’assenza del velo parziale (anello).


Armillaria nigritula P.D. Orton (1980) (senza foto)
Specie del Regno Unito ritrovata anche in Italia del nord, simile a A. mellea, ma con anello bianco e cappello molto scuro, nerastro.
  
Per un approfondito studio sulle specie dubbie andrebbero eseguiti test miceliari in vitro, cosa poco fattibile a noi comuni appassionati.
Probabilmente il periodo di crescita molto ristretto non ne ha mai stimolato lo studio rispetto ad altri generi più longevi; anzi è stato studiato più per i danni che provoca come parassita. Forse la sua complessità potrà trovare nel prossimo futuro riscontri e rettifiche con i nuovi studi di biologia molecolare, sicuramente presentandoci delle nuove specie, ma sarà compito dei micologi-genetisti e non più dei micologi come tradizionalmente fino ad oggi conosciuti. 
Luigi Poli   

Cita questa pagina:
Poli L. (2011. Dicembre).Genere armillaria. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/genere-armillaria.html
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