giovedì 1 dicembre 2011

Genere Armillaria

Col nome "chiodino" spesso classifichiamo genericamente diverse specie appartenenti al genere Armillaria. Questo mese il contributo dell'amico Luigi Poli appassionato micologo nonchè amministratore del sito web Polomicologico.it ci aiuterà a individuare le differenze tra le specie.

Il genere Armillaria (Fr.) Staude 1857, rappresentato in Europa da poche specie, non permette una semplice e corretta determinazione tassonomica. Tradizionalmente conosciuto come Chiodino o Famigliola buona (con questo nome vengono racchiuse tutte le specie senza alcuna differenziazione), è un fungo polifago e ubiquitario.

Capita spesso di fare ritrovamenti e di percepire che non si tratti di una singola specie. Quali sono i caratteri che dobbiamo verificare? Principalmente è un fungo parassita (cresce su piante vive e radici ), ma è anche saprofita (tronchi e radici morte) ed addirittura, pare, anche simbionte; sicuramente è il più diffuso agente di marciume radicale fibroso. Il suo cromatismo deriva dalla pianta ospite, ma comprensibilmente non è possibile creare tante specie o varietà quante sono le piante di cui è parassita. Nell’ ultimo trentennio si è cercato scientificamente di scremare le molte varietà e forme precedentemente create raccogliendole in poche specie certe. Le ricerche sulla compatibilità sessuale, condotte nel 1973 dai finlandesi Hintikka e Korhonen nel 1978, associate alle precedenti osservazioni morfologiche di Romagnesi, hanno portato a riconoscere attualmente per l’Europa 8 specie di cui 2 senza anello. Queste possono essere riconosciute macroscopicamente, in primo luogo per il tipo di velo parziale (anello), per il tipo di squamette sul cappello e gambo e per il tipo di habitus.
La conferma, soprattutto nelle specie limite, deve essere avvallata anche dalla verifica microscopica.
 
Armillaria mellea
Armillaria mellea (Vahl) P. Kumm. (1871), dal latino melleus, “colore del miele”.
Caratteristica principale, oltre alla crescita cespitosa di molti esemplari, è l’anello giallognolo, consistente e ben definito, superiormente striato sul gambo. Le squame sul cappello sono minute e concolori. Il cappello presenta una varietà di colori: dal giallo miele al giallo bruno, all’ocra bruno fino al bruno scuro. Ha una particolarità: pur essendo leucosporeo (sporata bianca), raggiungendo la completa maturità il colore delle lamelle diventa color crema-ocra.
Armillaria gallica

Armillaria gallica Marxm. & Romagn. (1987) (= A. bulbosa) (Barla) Kile & Watling (1983)
L’anello è inconsistente, filamentoso, bianco, ricorda la cortina dei Cortinarius; lungo il gambo ha dei residui anche gialli del velo.
Le squame sul cappello sono irte e giallo oro; sul bordo ha un alone perimetrale bianco, resto dell’anello iniziale negli esemplari giovani. La crescita è anche ad individui singoli, apparentemente terricoli, ma su legno interrato e molte volte con caratteristico bulbo basale; si presenta pure con la classica crescita saprofita su tronchi.
Armillaria cepistipes

Armillaria cepistipes Velen. (1920)
Di più difficile interpretazione soprattutto nello stadio giovanile. È più gracile, soprattutto il gambo, igrofana, ha anello meno persistente, fioccoso, bianco; ha una crescita cespitosa saprofita su tronchi, ma anche praticola in piccoli gruppi o singolarmente. Margine del cappello fortemente striato negli esemplari maturi, questo carattere a volte lo si ritrova anche su mellea. Microscopicamente ha basidi con giunti a fibbia, caratteristica assente in A. mellea. Anche le cellule marginali sono completamente diverse.
Armillaria ostoyae

Armillaria ostoyae (Romagn.) Herink (1973), (= A. oscura) (Schaeff.) Herink (1973)
Più semplicemente determinabile per l’habitat, soprattutto su tronchi e radici di  conifere (anche latifoglie), per le squame irte e nere sul cappello che proseguono anche sull’anello e sul gambo. Anche questa specie ha basidi con giunti a fibbia, ma la differenza è alquanto ben visibile macroscopicamente.
Armillaria tabescens

Armillaria tabescens (Scop.) Emel (1921)
Tabescens significa “che si dissolve” per la sua precoce decomposizione.
Ha crescita cespitosa in numerosi esemplari soprattutto su quercia o alla base. Apparentemente terricola, può presentarsi anche come sosia nella prima fase di crescita della A. mellea, ma ha completa assenza di anello. Anche la crescita connata fra diversi sporofori è tipica solo di questa specie.
Armillaria borealis

Armillaria borealis Marxm. & Korhonen (1982)
Specie tipicamente del nord Europa, ritrovata anche sulle Alpi, differenziata microscopicamente per la forma delle cellule marginali. Macroscopicamente simile a A. cepistipes.
Armillaria ectypa

Armillaria ectypa (Fr.) Lamoure (1965)
Specie molto rara, sembra sia stata ritrovata sulle  Alpi negli sfagni o muschio delle torbiere montane. Caratteristica primaria: l’assenza del velo parziale (anello).


Armillaria nigritula P.D. Orton (1980) (senza foto)
Specie del Regno Unito ritrovata anche in Italia del nord, simile a A. mellea, ma con anello bianco e cappello molto scuro, nerastro.
  
Per un approfondito studio sulle specie dubbie andrebbero eseguiti test miceliari in vitro, cosa poco fattibile a noi comuni appassionati.
Probabilmente il periodo di crescita molto ristretto non ne ha mai stimolato lo studio rispetto ad altri generi più longevi; anzi è stato studiato più per i danni che provoca come parassita. Forse la sua complessità potrà trovare nel prossimo futuro riscontri e rettifiche con i nuovi studi di biologia molecolare, sicuramente presentandoci delle nuove specie, ma sarà compito dei micologi-genetisti e non più dei micologi come tradizionalmente fino ad oggi conosciuti. 
Luigi Poli   

Cita questa pagina:
Poli L. (2011. Dicembre).Genere armillaria. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2011/12/genere-armillaria.html

4 commenti:

  1. Cercando chiodini, mi sono imbattuto in un "ceppo" identico all'Armillaria ostoyae (per le grandi squamosità del cappello).
    Poi il dubbio..... Le spore delle armillarie sono bianche, come era possibile che l'anello fosse sporco di spore brune? Ho fatto bene a scartarlo? Il ceppo è nato alla base di una pianta morta, non identificabile, in un boschetto di pino strobo frammisto a nocciolo, sambuco e carpino.
    Grazie, Dante

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  2. *Dante
    Ho visto le foto dei tuoi funghetti....Non sono proprio identiche all'Armillaria.
    Nel dubbio hai fatto bene a scartare!
    Pholiota squarroides? o jahnii? (mi sembra...) non sono certamente commestibili, poi non è nota l'eventuale tossicità (tra l'altro risulterebbe difficile consumarle, sono molto amare!!!)
    L'anello sporco di spore in massa brune ricorda che sono funghi ocrosporei (spore ocra). In armillaria come ben sai sono bianche.
    Grazie
    Stefano Balestreri

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  3. Pensare che i ciudin o i gabarò siano cosi complicati da conoscere non me l'aspettavo.
    Mi sono chiesto molte volte perchè qualcuno cresce lontano dai tronchi ed è diverso da quelli dei tronchi.
    Forse ci sono, adesso, ho scopreto nuove specie.
    Ma non è facile.
    Interessante l'articolo e il sito, continate così.
    Andrea Z.

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  4. Ciao a tutti, ciao Dante hai fatto benissimo.
    Nel dubbio astenersi sempre oltre che essere una buona regola è "sintomo" di intelligenza. Nel tuo caso il colore della sporata ti ha fatto scattare il campanello di allarme, molte volte la superficialità può portare a serie ed antipatiche conseguenze. Visto che questi ispettori micologici hanno un costo per la collettività....facciamogli quadagnare la pagnotta :-) Ciao Andrea, grazie. Molte volte il colore dipende solamente dalla pianta ospite mentre altre dalla diversità della specie. Capita di ritrovare anche specie diverse con crescita contigua, in questo caso i miceli sono distinti e danno origini a sporofori con caratteristiche diverse.
    Luigi Poli

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