venerdì 1 giugno 2012

Clitopilus cystidiatus

Commestibile o velenoso?

AppuntidiMicologia ospita questo mese il Dott. Ermanno Brunelli (medico, micotossicologo, docente ai corsi per la formazione dei Micologi della Provincia Autonoma  di Trento) con un articolo molto interessante sul potenziale rischio di scambio tra Clitopilus prunulus e Clitopilus cystidiatus.

Clitopilus cystidiatus
La maggior parte degli appassionati raccoglitori di funghi consumano con tutta tranquillità  un fungo facilmente riconoscibile per le sue caratteristiche morfocromatiche, la sua fragile consistenza e il suo marcato odore di farina; mi riferisco a Clitopilus prunulus.
Oltre che buon commestibile, è anche quello che presenta il maggior contenuto proteico e di sali minerali rispetto ad altre specie.

Simile ad altri funghi di color bianco può però essere confuso con molti altri con i quali condivide il suo colore; tra questi con Lyophyllum connatum, di odore diverso, con Tricholoma pseudoalbum, che ha lamelle adnate e odore disgustoso, con Tricholoma inamoenum che presenta lamelle rade e odore di gas-cianuro, nonché con clitocybe bianche, diverse per la elasticità della loro carne e in grado di determinare una intossicazione muscarinica.

Più  difficile però, distinguere Clitopilus prunulus da Clitopilus cystidiatus, un perfetto sosia del primo, identificato, studiato e pubblicato nel 1999 da Hausknecht e Nordeloos (1). Nel mentre rinviamo il lettore al lavoro originale, possiamo dire che macroscopicamente Clitopilus cystidiatus presenta un colore grigio, grigio brunastro sul cappello sul gambo e sulle lamelle; queste tardivamente assumono un color rosa.

Clitopilus prunulus

Le differenze microscopiche consistono nella struttura della pellicola pileica (tricoderma) con ife incrostate, filo della lamella eterogeneo con numerosi cheilocistidi. Questi ultimi, a detta degli autori sono assenti in Clitopilus prunulus.
La descrizione non fa naturalmente alcun cenno alla commestibilità o meno di questo sosia. I primi casi di tossicità  sono stati segnalati e descritti da Signorino e La Spina nel 2009 (2).

Si tratta di una sindrome gastrointestinale che è insorta in tre soggetti dopo breve latenza, con vomiti ripetuti e violenti non accompagnati da dolori addominali; successivamente dopo 7-8 ore scariche diarroiche; ripristino delle condizioni di benessere il giorno seguente.

L’esame macro e microscopico eseguito dagli autori ha confermato Clitopilus cystidiatus responsabile di questo quadro di intossicazione, raccolto come Clitopilus prunulus. 
Dott. Ermanno Brunelli       

Riferimenti bibliografici: 
(1) Hausknecht A. & Machiel E. Nordeloos –1999- Neue oder seltene Arten der
     Entolomataceae (Agaricales) aus Mittel-und Sűdeurope. Ősterr. Z. Pilzk. 8
(2) Signorino L. & L. La Spina –2009- Una intossicazione mai descritta  Riv.di Mic. Siciliana n°1 

Foto di Mirko Illice estratte da "Funghi  Commestibili & Velenosi" ed. TipoArte Bologna


Cita questa pagina:
Brunelli E.(2012. Giugno).Clitopilus cystidiatus.Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2012/06/clitopilus-cystidiatus.html

11 commenti:

  1. Molto interessante...
    Non pensavo esistessero Clitopilus tossici.
    C. prunulus è sempre più raro, almeno nelle zone che frequento. Non penso che molte persone possano permettersi ancora delle scorpacciate....

    Luigi Poli

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  2. Mi fate venire la pelle d'oca...
    Io, in Valtellina, raccolgo e consumo clitopilus prunulus quando capitano. Ma che sia necessario il microscopio per esser tranquilli è troppo!
    Forse non val la pena correre degli inutili rischi!
    Giovanni

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  3. Maria Teresa Basso6 giugno 2012 08:56

    Molto interessante, ma posso riportare una testimonianza personale a proposito della commestibilità/tossicità del C. cystidiatus, a ottobre 2007, in occasione del convegno CEMM a Olot (Spagna) venne fatta una copiosa raccolta di questa specie, e sulla determinazione non ho alcun dubbio avendo verificato di persona.

    Gli organizzatori spagnoli prepararono un assaggio (peraltro direi piuttosto abbondante) per tutti i convenuti di C. cystidiatus crudo, finemente affettato e condito, fu assaggiato da tutti, non mi risulta alcun problema, visto che era all’inaugurazione e abbiamo trascorso tutti insieme i successivi 5 giorni.

    Saluti a tutti


    Maria Teresa Basso

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  4. ...personalmente ritengo che sia abbastanza difficile, per la maggior parte delle persone, sentirsi sicuri nel distinguere il Clitopilus prunulus non solo Dal Clitopilus cistidiatus, per me nome del tutto nuovo, ma anche dal gruppo delle Clitocybe bianche come la alnetorum, cerussata, dealbata, phyllophila e rivulosa.
    Considero perciò una regola la massima prudenza, anche nel consumo del commestibile Clitopilus prunulus.
    Prima di ingerire il "prunulus", secondo me, bisognerebbe conoscere bene anche tutte queste specie che a lui somigliano!!

    auguri...e buon appetito....lucio

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  5. Grazie a tutti.
    Finalmente al mio posto vedrò di rispondere.

    Devo dire che anch'io sono rimasto molto stupito da questo caso. Non ho mai personalmente approfondito la conoscenza di questi due Clitopilus (anche per me C. cystidiatus è un nome del tutto nuovo!!!)

    Una cosa è certa, starò sicuramente più attento a queste specie al fine di capirne, macro e microscopicamente, le differenze.
    Continuerò comunque a NON mangiare C. prunulus come ho fatto finora.

    In merito a quanto riportato da M.T. Basso, si potrebbe anche ipotizzare una tossicità variabile di C. cystidiatus: legata alla zona di crescita, al quantitativo consumato, all'eventuale accumulo in pasti ripetuti e ravvicinati, alla soggettività del consumatore?

    Purtroppo quando avvengono segnalazioni di casi di questo tipo la prudenza deve essere al massimo.

    Le variabili in gioco in casi come questi sono molte e complesse.

    Personalmente consiglio l'astensione al consumo, limitandoci ad approfondire lo studio di questi due "simpatici" funghetti...il microscopio è d'obbligo!

    Grazie a tutti

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  6. Ermanno Brunelli16 giugno 2012 22:26

    Ho letto il commento di M.T.Basso al mio articolo su C.cystidiatus. Sono lusingato che l'argomento sia stato preso in considerazione e trovo interessante la sua diretta testimonianza come commensale al congresso CEMM del 2007 dove C. cystidiatus è stato consumato crudo senza alcun inconveniente.
    La micotossicologia è fatta prima di tutto sul campo e quindi quanto riferito è un dato da tenere presente comunque; daltronde è anche vero, per noi medici, che quando un fungo viene ritenuto essere stato causa di intossicazione in una o più persone (come è stato verificato da miei colleghi medici e micologi in Sicilia ) questo deve essere considrato velenoso.
    Saluti.
    Ermanno Brunelli

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    Risposte
    1. Maria Teresa Basso17 giugno 2012 15:18

      Sono assolutamente d’accordo con Ermanno Brunelli, in casi di tossicità anche individuale o verificatasi sporadicamente una specie va considerata sicuramente tossica e da non consumare.

      Saluti

      Maria Teresa

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  7. Oggi 18/06/12 ho letto l'articolo del dott. Ernesto Marra su questo blog a titolo Clitocybe nebularis.
    Quante similitudini si intravvedono sulla tossicità del Clitopilus cistidiatus e del nebularis...!
    Non fanno male se si è fortunati, come avviene per la maggior parte dei fumatori di tabacco, anzi è un piacere. Poi, purtroppo, qualcuno non la racconta più.
    Intossicarsi giorno per giorno non è un buon comportamento, oltretutto con i funghi non c'è dipendenza!
    Grazie per i vostri interventi di alto profilo.
    Dante

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    Risposte
    1. Bentornato!
      Con un commento mi commenti due post.
      Grazie, lo girerò a chi di dovere.
      ciao

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  8. Mi farebbe piacere averne una copia.
    Come posso fare?

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