lunedì 26 novembre 2012

Clitocybe nebularis


                                   Clitocybe nebularis in pineta             © Luciano Ponzoni



Dopo il post sulle caratteristiche tossiche ben descritte nell’articolo di Ernesto Marra, come promesso ecco la descrizione di Clitocybe nebularis, il fungo delle nebbie (nebularis = nebbia. Per il colore o per il periodo di crescita?).
La sua caratteristica principale è l’odore che emana: una volta conosciuto, rimane impresso nella memoria permettendoci di classificarlo anche ad occhi chiusi.

Fungo a crescita gregaria (lunghe file o cerchi tra il fogliame) nel periodo tardo autunnale fino all’inverno inoltrato, nei boschi di latifoglie, ma anche di conifere.

Il cappello grigio-bruno cenere può presentarsi, nella forma alba, completamente bianco, ma anche qui l’odore ci aiuterà nella determinazione. Esso è inizialmente convesso con umbone ottuso, poi, con la crescita, si appiana, fino a divenire depresso al centro. Nella colorazione della cuticola sono visibili fibrille innate più scure.
                          Clitocybe nebularis      © Luciano Ponzoni

Sotto il cappello, l’imenio è a lamelle bianche e poco decorrenti al gambo, separabili facilmente dalla carne con il semplice strofinio delle dita.
Il gambo è cilindrico, leggermente clavato alla base, di color bruno-grigiastro e finemente pruinato.
Fungo omogeneo, la carne, al taglio, risulta biancastra ed emana il caratteristico odore che viene definito semplicemente di Nebularis. Come risulta facile distinguerlo, così è difficile descriverlo, perché è molto complesso: dolciastro-aniseo-sudore-nauseante...

Altra caratteristica interessante di questo fungo è che, a maturità inoltrata, viene spesso parassitato da un altro fungo, Volvariella surrecta, che si stabilisce sul suo cappello.
                Clitocybe nebularis in latifoglia      © Luciano Ponzoni
Per quanto riguarda la commestibilità se ne è parlato ed ancora se ne parlerà. Il mio consiglio è quello di lasciare questo fungo dove viene rinvenuto, anche se finora l’avete sempre consumato senza problemi mettendo in atto tutti gli accorgimenti per renderlo commestibile. Un altro consiglio? Rileggete lo studio di Ernesto Marra.
Stefano Balestreri
Cita questa pagina: 
Balestreri, S. (2012. Novembre).Clitocybe nebularis. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://appuntidimicologia.blogspot.com/2012/11/clitocybe-nebularis.html
 

2 commenti:

  1. Volfango Gualandi26 novembre 2012 20:08

    Pare, che una volta parassitato da Volvariella surrecta, diventi anche sicuramente tossico, come sosteneva il buon Cetto (probabilmente anche dovuto al fatto che il fungo parassita va ad infettare il più delle volte esemplari di C. nebularis già un po' vecchiotti). In effetti questo fungo sarebbe da classificare definitivamente almeno come "non commestibile" e non solo "sospetto" come ancora alcune pubblicazioni riportano.
    Ciao !
    Renzo

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    Risposte
    1. Prima ancora di vedere sviluppata la Valvariella surrecta, questo fungo (a mio parere) è tossico.

      Ciao e grazie

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