mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale 2013


                  Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi          © Jerry Pieri

I giorni scorsi sono stati per tutti impegnativi: gli ultimi acquisti, gli auguri a parenti, amici e conoscenti, i preparativi per vivere il Natale nel miglior modo possibile… Il blog, i funghi possono aspettare, vista anche la stagione.

Oggi è Natale ed è il momento di augurare a tutti voi, affezionati lettori, di vivere questa ricorrenza, a casa o in giro per il mondo, con serenità.

Auguri, di cuore!


Poiché le pubblicazioni riprenderanno martedì 7 Gennaio, colgo quest’occasione per auguravi in anticipo un 2014 ricco di soddisfazioni!

Sterfano Balestreri

lunedì 16 dicembre 2013

Funghi lignicoli

                                     Daedalea confragosa                         ©S. Balestreri
".... la stagione micologica è giunta al termine ...." solo per i funghi edibili!
Il bosco nasconde ancora altri tesori!
I funghi lignicoli (Aphyllophorales) ci aspettano e questa volta non ci sono montagne di foglie secche od erbacce a nasconderli!
Ogni vecchio tronco o ceppo può dar vita all'ennesima meraviglia!
La determinazione, che è un po' problematica per me, non lo è di certo per il mio amico Lucio. 
Ogni fungo avrà il suo nome e, visto la loro consistenza legnosa, si conserveranno a lungo arricchendo il nostro erbario ... pardon... la nostra legnaia ! ! !
Buon divertimento a tutti.
Dante”

                 Trametes versicolor                  © L. Ponzoni


In seguito al commento dell’amico Dante Rocconi all’articolo della scorsa settimana, colgo al volo lo spunto per un nuovo post. Un post leggero. 

Infatti vi propongo semplicemente alcuni scatti fotografici eseguiti nel periodo invernale, giusto per far venire la voglia di uscire nella Natura anche in questo periodo.


Gli incontri, se il bosco ce lo permetterà, saranno molteplici: alla base o lungo i tronchi potremo incontrare esemplari di trametes versicolor, Fomes fomentarius e innumerevoli altre specie.

Si aprirà ai nostri occhi un mondo nuovo di colori, forme e profumi fino ad oggi sconosciuti... una vera meraviglia!

                                          Daedalea quercina                         © S. Balestreri

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Dicembre).Funghi lignicoli. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/12/funghi-lignicoli.html

lunedì 9 dicembre 2013

Ridiamoci su

Ridiamoci su...

Con i funghi non si scherza, l’ho sempre sostenuto e continuerò a sostenerlo, ma dopo i tanti post predisposti per la loro conoscenza e le ricette per soddisfare il vostro palato, è arrivato il momento per un po’ di relax .

In verità questa scelta l’ho fatta perché preparare i post è impegnativo, la stagione micologica è giunta al termine e su AppuntidiMicologia©  c’è spazio anche per il divertimento!

Allora cosa c’è di meglio di quattro risate con il trio Aldo, Giovanni e Giacomo?

Vediamoci o meglio ri-vediamoci questo sketch e buon divertimento!

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Dicembre).Ridiamoci su. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/12/ridiamoci-su.html

lunedì 2 dicembre 2013

Contorno aromatico

                     Contorno aromatico e roast beef              S. Balestreri
Vi propongo questa ricetta partendo da un concetto semplice, ma importantissimo:
il valore alimentare dei funghi è fondamentalmente di natura organolettica!

Gli aromi ed i sapori delle diverse specie commestibili ci permettono di impiegarli in diverse preparazioni culinarie.

Tutta questa premessa per una semplice e veloce ricetta, oltre che aromatica e profumatissima. L’attore principe degli ingredienti impiegati lo possiamo ancora incontrare in questo tardo autunno o, mal che vada, lo potremo acquistare essiccato: Craterellus cornucopioides, cioè la Trombetta dei morti.

Avevo conservato un paio di manciate di questi funghi essiccati personalmente, così ho vestito i panni del cuoco “creativo” e ho prodotto.

Ingredienti per quattro persone
  • Due manciate di C. cornucopioides secchi (il peso non lo so, già pesano poco freschi, figuriamoci secchi) o quattro manciate di funghi freschi;
  • 100 cl di “panna” di soia. Non avrà sapore, ma non altera il gusto dei funghi, non contiene colesterolo ed è digeribilissima;
  • olio E.V.O. q.b.;
  • sale e pepe q.b. 
      Procedimento

Pulite le trombette fresche e lavatele sotto un getto d’acqua fredda, strappatele e dividetele longitudinalmente. 

Se invece utilizzerete quelle secche, mettetele a bagno in una tazza di acqua tiepida per circa 20’, poi lavatele, sciacquatele e strizzatele: sembreranno appena colte.
In una padella di medie dimensioni mettete a scaldare dell’olio E.V.O.


Quando sarà caldo, aggiungete le trombette, rigiratele spesso e, se necessario, versate un poco di acqua calda e salate a piacere.

Dopo un quarto d’ora circa, unite la “panna” di soia e mescolate a fuoco medio-basso ancora per una decina di minuti.
Con una spolverata di pepe, il contorno aromatico è pronto per essere gustato con una pietanza.




Io l’ho abbinato a delle fette di roast-beef alla piastra e mi è sembrato perfetto.
Questo piatto profumato e saporito non disdegna una fetta di pane caldo tipo bruschetta!


Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Dicembre).Contorno aromatico.Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/12/contorno-aromatico_2.html

lunedì 25 novembre 2013

Cortinarius orellanus

                      Cortinarius orellanus            © Emilio Pini
La stagione micologica qui al nord volge al termine, si tirano le somme e anche quest’anno nell’ambiente di lavoro non ho sentito parlare dell’orellanus come responsabile di intossicazioni. Fortunatamente, perché, se mangiato, il fungo provoca uno dei peggiori e più temibili avvelenamenti.
Quando la sindrome si manifesta, anche dopo dieci giorni e più dal consumo, la situazione è ormai tragica per il paziente e del fungo non è rimasta più traccia, nemmeno nella memoria del consumatore!

Non ne ho sentito parlare né ho trovato questo Cortinarius. Peccato, perché è un micete che va perfettamente conosciuto e memorizzato e, se non lo vedi spesso, puoi dimenticare i suoi caratteri determinanti.
Questo funghetto, quando appare o viene portato all’attenzione del micologo, effettivamente crea qualche apprensione nella determinazione proprio per la sua rarità e per il pensiero che qualcuno lo possa incautamente consumare.

Raro, ma fedele alle proprie stazioni di crescita, si presenta fino al tardo autunno in pochi esemplari sotto latifoglie: quercia, castagno e nocciolo.

È di taglia medio piccola, carnoso, con il cappello inizialmente emisferico-campanulato, appianato nei soggetti più maturi; può presentare, ma non è la norma, un largo umbone. 

La cuticola risulta asciutta, leggermente feltrata, fino a finemente squamosa. Il colore del cappello è solitamente di un bruno-ruggine uniforme, ma può tendere all’arancio-mattone. 

La parte sottostante (imenio) è formata da lamelle adnate al gambo, larghe e ventricose, spaziate e dello stesso colore del cappello, così come le spore in massa.

Il gambo è slanciato, cilindrico, attenuato alla base, color giallo-rugginoso in prossimità del cappello, mentre il resto è bruno-ruggine. Nelle fasi iniziali della crescita del fungo, leggere fibre giallastre formano una ragnatela a protezione delle lamelle, fibre che successivamente si ritrovano sul gambo. Caratteristica questa comune a tutto il genere ma che in questa specie spesso è poco visibile una volta cresciuto!
Alla sezione la carne risulta giallastra, esigua e flaccida, con leggero odore rafanoide.

Il fungo è responsabile della sindrome orellanica causata dall’orellanina, tossina presente in questo cortinarius, come in altre specie del gruppo: Cortinarius speciosissimus (=rubellus), e specie vicine, tutte da considerarsi velenose mortali

La tossina provoca gravissime intossicazioni a carico dei reni che, nei casi meno infausti, costringono i pazienti ad emodialisi e trapianto.


Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Novembre).Cortinarius orellanus.Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/11/cortinarius-orellanus.html

lunedì 18 novembre 2013

Ciudin, Ciuden, Ciuditt, Ciudett...

Ciudin, Ciuden, Ciuditt, Ciudett...(1)

Ciudin, Ciuden, Ciuditt, Ciudett...   © L. Ponzoni
Fino ad oggi non avevo mai utilizzato un titolo in dialetto brianzolo, ma in questo caso era d’obbligo.

Qualche giorno fa un amico che mi segue e che è innamorato del nostro territorio e delle sue origini, mi contatta: - Stefano, adesso è tempo di Chiodini e i nostri boschi sono invasi dai “fungiatt” nostrani che li cercano con la stessa bramosia di chi va a caccia di porcini. Non pensi che sia il caso di scrivere un articolo sul rapporto che hanno i Brianzoli con questi funghi?

E sì, è il caso, perché i Chiodini stanno alla Brianza come il Prugnolo sta alla Toscana e gli Amarieddi alla Puglia. Tutti funghi ricercati assiduamente dai locali e consumati in vari modi per deliziare il palato secondo i propri gusti, solitamente rispettando le ricette tradizionali.

                Fungiatt della Brianza         ©  L. Ponzoni
Effettivamente parlare di chiodini e non associarli alla Brianza è una mancanza di riguardo per la nostra Terra: Armillaria mellea è di diritto il fungo dei brianzoli. 

Dopo la "cazzoeula"(2), i chiodini sono verosimilmente uno dei piatti meno digeriti in assoluto, ma non per questo vengono lasciati nei boschi…

Quando c’è la buttata dei “chiodini”, il raccoglitore locale non resiste e raggiunge i suoi posti segreti, quelli che negli anni precedenti gli hanno garantito un buon raccolto, anche se qualunque boschetto di Robinia (Robinia pseudoacacia) di solito regala chiodini in quantità nei mesi di ottobre e novembre.

I cercatori dal palato più raffinato colgono esclusivamente quelli che crescono su tronchi di alberi da frutto, in particolare ricordo di qualcuno che mi raccontava che i migliori in assoluto sono quelli trovati sui tronchi dei Murùn, i Gelsi ( Morus Alba L.).

            Autunno e Chiodini    ©   L.Ponzoni

Purtroppo questa pianta è quasi scomparsa dalle campagne della Brianza, poiché da anni non viene più effettuato l’allevamento del baco da seta, che veniva alimentato esclusivamente con le sue foglie. Il vero “fungiatt” non raccoglierà, e tantomeno consumerà, quelli cresciuti su tronchi di aghifoglie. - Sanno di resina! - dicono.

Più sono freschi, giovani e piccoli più sono ambìti dai cercatori che li preparano per il “sottolio” da tirar fuori con orgoglio a Natale o in altre particolari occasioni.

Con l’appellativo di “Chiodino” per il raccoglitore brianzolo non viene identificata esclusivamente A. mellea, ma tutte le specie appartenenti al Genere.

Questi appunti non sono altro che informazioni e racconti avuti in “regalo” da diverse persone durante uscite sul campo o incontrate all’ispettorato micologico.

A tutti domando sempre come li preparano. Come ben sappiamo, per essere consumati senza qualche spiacevole inconveniente, i chiodini devono essere prima sgambati e prebolliti,  poi cucinati.

Da queste parti  pare che lo sappiano molto bene: le risposte sono sempre corrette.

Posso confermare di non aver mai incontrato un brianzolo d.o.c. in pronto soccorso per le fastidiose conseguenze di un piatto di chiodini mal cucinati!

(1) Singolare e plurale in brianzolo, che cambia a secondo delle zone;
(2) Piatto tipico brianzolo
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Novembre).Ciudin, Ciuden, Ciuditt, Ciudett... Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/11/ciudin-ciudett-ciuditt-ciudett.html

lunedì 11 novembre 2013

Étonnants champignons

Funghi sorprendenti

Hygrocybe psittacina  © Jaroslav Malý
È con grande piacere che presento, fresca fresca di stampa, come è fresco il fungo ritratto in copertina, la pubblicazione di Jaroslav Malý.

“Etonnants champignons” ovvero "Funghi sorprendenti", è il titolo di questo bellissimo libro appena pubblicato e che potrebbe essere un’ottima strenna natalizia per tutti gli appassionati di micologia e di natura.

Plectania melastoma ©  Jaroslav Malý
Dell'autore, micologo e fotografo membro dell'Associazione micologica Ceca, avete già avuto occasione di gustarvi alcune stupende immagini che hanno illustrato diversi post apparsi su AppuntidiMicologia.

Quelle foto mi erano state inviate da Jaroslav su semplice richiesta, dopo averle individuate durante le mie ricerche in internet. Non lo conosco personalmente, ma gli sono estremamente  grato per la disponibilità e la sollecitudine con cui ha sempre soddisfatto le mie necessità. Lo considero un amico.

Elaphocordyceps ophioglossoides ©  Jaroslav Malý
Le eccellenti immagini di Jaroslav, corredate dai testi del micologo francese Alain Bellocq, ci permetteranno di gustare le diversità, i colori, le forme e gli habitat del fantastico mondo dei funghi: è un viaggio visivo e di conoscenza straordinario che val la pena di percorrere insieme ai due autori.

Il libro è edito dall'editore francese Glènat e lo potete acquistare qui 

A questi link, invece, potrete rigustarvi le foto di Jaroslav per AppuntidiMicologia:


Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Novembre).Etonnants champignons. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/011/etonnants-champignons.html


lunedì 4 novembre 2013

Entoloma sinuatum

                 Entoloma sinuatum       ©  Jaroslav Malý
Le perfide! Così lo chiamano i Francesi. 

Perfido, dunque, cioè malvagio, crudele, maligno, infido…

Mai come in questo caso l’appellativo è perfetto, poiché il nostro non perdona quei raccoglitori poco attenti.

Ogni anno, quando appare nei boschi di quercia, faggio e castagno, fortunatamente non in modo massiccio, è pronto a colpire senza pietà gli incauti, i frettolosi che lo raccolgono e se ne cibano, scatenando, a volte dopo le classiche sei ore dall’ingestione, una sindrome gastrointestinale importante che si manifesta con episodi diarroici ed emetici molto intensi e frequenti, causa di disidratazione ed alterazioni dell’equilibrio elettrolitico.

È un fungo dal bel portamento che può essere confuso facilmente con altri: Clitocybe nebularis, alcuni tricholomi e Lepista panaeola. Inizialmente ha un gradevole odore di farina, ma quest’ultimo particolare, come ben sappiamo, non basta a farne un fungo commestibile.

Infatti, per evitare guai è importante la conoscenza e la valutazione di alcuni caratteri del sinuatum o, meglio ancora, è indispensabile conoscere con precisione le variazioni di alcuni particolari che avvengono nell’arco di breve tempo.

Il più evidente di questi caratteri variabili è l’imenio, la parte fertile sottostante il cappello. 

Le lamelle, inizialmente giallo avorio, durante la maturazione delle spore, che in massa sono di color rosa, assumono una colorazione rosa salmone, cangiante fino all’ocraceo negli esemplari più maturi.

Lamelle rosa salmone in E. sinuatum   ©  Jaroslav Malý

L’altro carattere variabile a cui prestare attenzione, ma qui un minimo di esperienza ci vuole, è l’odore che varia da un delicato profumo di farina ad uno più intenso, fino a diventare rancido nauseante.

La “frittata” per niente piacevole la fa il raccoglitore poco attento e magari presuntuoso che consuma questo fungo senza l’opportuno controllo preventivo.
Un consiglio sui perfidi?  Se li conosci... li eviti!

Stefano Balestreri
* Un sentito ringraziamento all'amico Jaroslaw per la disponibilità e le belle immagini

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Novembre).Entoloma sinuatum. Estratto da AppuntidiMicologia ©

http://www.appuntidimicologia.com/2013/11/entoloma-sinuatum.html


lunedì 28 ottobre 2013

Andar per boschi 2

Un secondo contributo dell'amico Luciano Ponzoni sul piacere di vagare nella Natura senza lo stress della ricerca a tutti i costi di sua Maestà il Porcino

Andar per boschi alla ricerca di funghi

                                            Limaccia                    © Luciano Ponzoni
Da noi la stagione dei funghi è arrivata portando nel paniere un po’ di amarezza per gli accaniti cercatori di porcini: pochi i fortunati, tanti, invece, coloro che vivono in crisi di astinenza e che vagano incessantemente sui pendii boscosi nella segreta speranza di trovarsi davanti a una fioritura da infarto, come può capitare una volta nella vita. 

Non è il mio caso, perché non sono un patito dei funghi da far saltare in padella, tuttavia devo confessare che sono stato sfiorato da un pizzico di delusione tutte le volte che il mio attento e frequente girovagare nei boschi “casalinghi” non aveva fruttato neppure la fotografia di una mazza di tamburo, solitamente abbondante dalle mie parti nel mese di settembre. 

Quest’anno, dunque, la penuria di funghi si è fatta sentire per tutte le specie e la cattura di immagini, belle ed interessanti, è stata possibile solo da un paio di settimane, quando la pioggia ha più volte bagnato la terra e la carestia ha lasciato il posto all’abbondanza.
 
                          All'attacco!     ©  Luciano Ponzoni
Nel periodo di siccità, tuttavia, dopo un paio di modesti temporali, la Natura aveva voluto premiare la mia costante ricerca ponendo davanti ai miei occhi delle immagini che mi hanno affascinato: il pasto mattutino di due lumache a base di Xerocomus rubellus

                       Buon appetito    ©  Luciano Ponzoni
Non è la prima volta che mi capita di immortalare questi animali mentre mangiano, ma in questa occasione ho voluto riprendere con una sequenza la loro fame e il modo in cui l’hanno saziata nel giro di pochi minuti. 

È stato uno spettacolo divertente e suggestivo! Il porcino? Se c’è e me lo regalano lo mangio volentieri, ma il mio saziarmi, come si può capire da queste immagini, va ben oltre il sapore del pregiato e ambito fungo.  
Luciano Ponzoni
Cita questa pagina:
Ponzoni. L. (2013. Ottobre).Andar per  boschi 2. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/10/andar-per-boschi-2.html

lunedì 21 ottobre 2013

Funghi in città

“Il vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre.
Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram.

Italo Calvino, Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, Torino 1963

               Funghi in città.    © Francesca Balestreri
Come finisce la  novella di Marcovaldo lo sappiamo tutti: egli consumò funghi velenosi e la sera stessa finì in ospedale.

Il motivo per cui mi sono permesso di riportare questo passo del racconto è legato al fatto che in questo periodo anche qui in città, complici la giusta umidità e le temperature ideali, i funghi stanno crescendo un po’ dappertutto!!!

Al di là della giusta preoccupazione per il consumo di funghi non controllati (ricordo che gli Ispettorati micologici delle ASL ed i Gruppi Micologici sono attivissimi), è necessario evitare la raccolta a scopo alimentare di questi frutti spuntati nelle aiuole o in altri spazi verdi presenti lungo le strade trafficate.

Attenersi a questa buona regola è utile per non ingerire quantità magari elevate di contaminanti, quali metalli pesanti, benzene ed altri, non proprio salutari per il nostro organismo, che, come si sa, purtroppo nelle città non mancano.

Quindi, se anche noi siamo “anime sensibili” come Marcovaldo, negli spazi urbani limitiamoci a guardare o a fotografare i funghi, a volte piccole e liete note di colore in queste giornate d’autunno spesso grigie.
Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Ottobre).Funghi in città. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/010/funghi-in-citta.html

lunedì 14 ottobre 2013

Porphyrellus porphyrosporus

             Splendido esemplare di Porphyrellus porphyrosporus       © Jaroslav Maly 
Sempre più difficile! 
Sicuramente il nome da ricordare. 

Per il resto, anche questa boletacea, come nel caso di Strobilomices strobilaceus, vanta l’unicità nel genere e nelle caratteristiche: una volta visto non lo dimenticheremo più, sempre che si riesca ad incontrarlo, poiché la presenza di questo fungo è abbastanza rara.

Personalmente pure quest’anno, nonostante la carestia fungina, sono riuscito a fotografarne un paio di esemplari, sempre nella stessa stazione di crescita.

Al primo impatto la sensazione è quella di trovarsi di fronte a un porcino “tostato”, uniformemente bruciacchiato!

Guardandolo bene vedremo tonalità porporine-olivastre sul capello finemente vellutato, l’imenio a tubuli e il gambo con lo stesso colore, tranne un alone biancastro alla base di quest’ultimo.

Al taglio la carne è bianca, lentamente virante al grigiastro, fino all’annerimento.
Cresce in gruppi o isolato in boschi misti di faggio e abete.

Questa boletacea, unica nel genere in Europa, deve il proprio nome alle caratteristiche cromatiche macro e microscopiche: porphyreus = purpureo, porphyrosphòrus = dalle spore purpuree.

Anche se  la cosa è poco rilevante, vi segnalo che a livello internazionale Porphyrellus porphyrosporus è considerato a pieno titolo membro del Genere Tylopilus ed è quindi chiamato Tylopilus porphyròsporus. Per questo motivo il Gen. Porphyrellus viene sempre più sinonimizzato col Genere Tylopilus. Secondo Indexfungorum, Tylopilus porphyròsporus (Fr. & Hök) A.H. Sm. & Thiers

Inoltre va precisato che la specie è di norma priva di reticolo sul gambo, ma alcuni esemplari possono eccezionalmente averlo.
Nonostante questi nuovi sviluppi sulla nomenclatura, si ricorda che il porphyrosporus rimane sempre un fungo non commestibile per le mediocri qualità organolettiche.

Un ringraziamento ad Alessandro Boffelli per le informazioni nomenclaturiali

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Ottobre).Porphyrellus porphyrosporus. Estratto da AppuntidiMicologia ©

http://www.appuntidimicologia.com/2013/010/porphyrellus-porphyrosporus.html

lunedì 7 ottobre 2013

Mostra Micologica 2013

L’ASSOCIAZIONE MICOLOGICA BRESADOLA  
Gruppo di Desio

organizza presso Villa Tittoni Traversi Via Lampugnani, 66 - Desio (MB)

40° Mostra Micologica

13 e 14 ottobre 2013 



Anche quest'anno nella bellissima cornice di Villa Tittoni Traversi ed il Parco di Desio la Mostra micologica incontra tutti gli amici ed appassionati di micologia. 

Vi aspettiamo numerosi come sempre


PROGRAMMA:

Domenica 13 ottobre 2013 apertura dalle ore 9.00 alle ore 21.00.
                                                                    
Lunedì 14 ottobre 2013 apertura dalle ore 9.00 alle ore 13.00 per visita didattica per scolaresche.


Durante l'apertura saranno disponibili esperti micologi per visite guidate ed informazioni



Associazione Micologica Bresadola Gruppo di Desio Via Lampugnani, 78 - Desio
Info: tel. 3396304447




lunedì 30 settembre 2013

Boletus satanas

                                   Boletus satanas                           ©  Emilio Pini
Mai il nome di un fungo ha contribuito a suscitare forti paure e timori reverenziali come in questo caso.

Va chiarito subito che tali preoccupazioni sono da associare a ben altre specie! Infatti Boletus satanas non ha la fatale tossicità che il nome può evocare, anzi sembra che in alcune zone d’Italia venga consumato dopo opportuni e laboriosi trattamenti.
Evitiamo queste pratiche, perché resta comunque una specie velenosa che dà origine in breve tempo a sindromi gastrointestinali, addirittura anche durante il consumo.

È un boleto di grandi dimensioni e di notevole peso specifico! Il cappello, color crema, talvolta con tonalità grigiastre, può raggiungere e superare tranquillamente i 30 cm di diametro! Per lungo tempo convesso, nei giovani esemplari il margine è involuto.

L’imenio è formato da tubuli che, con la crescita, variano la colorazione dal giallastro all’arancio-rossastro, viranti nettamente al bluastro alla pressione.

Questi funghi hanno gambo obeso, di altezza inferiore al diametro del cappello, di colore giallo-rossastro, rivestito nella parte superiore da un fitto reticolo concolore, cangiante in blu al tocco.

Sezionata, la carne di questo fungo risulta biancastra, giallo pallida e vira leggermente all’azzurro in modo disomogeneo.  

Ha odore inizialmente gradevole, poi nauseante, fino a cadaverico, con la maturazione.

Non molto diffuso, questo fungo si trova dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, fedele alle sue stazioni di crescita: boschi di latifoglia (Quercus), asciutti ed esposti a sud.

Come detto, anche se non così “satanico”, è specie velenosa, tossico da crudo, responsabile di sindromi gastrointestinali …veramente diaboliche!
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Boletus satanas. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/boletus-satanas.html

lunedì 23 settembre 2013

Ustilago maydis

      Ustilago maydis in habitat  © L. Ponzoni
Non avrei mai pensato di preparare un post su questo fungo, ma l’amico Luciano, instancabile frequentatore degli spazi verdi brianzoli, sempre alla ricerca del bello e delle curiosità che la Natura ci regala, mi tiene sempre sulle “corde” coinvolgendomi coi suoi ritrovamenti. E questo è l’ultimo.

Erano anni che non ne vedevo. Credo che l’ultima volta sia successo quando ero ancora bambino, in vacanza dai nonni nella Bassa, dove i campi di granturco si perdono a vista d’occhio e i funghi erano lontani mille miglia dai miei pensieri.

Lì, camminando lungo le cavedagne ai bordi dei campi di mais o giocando spensierati nel bel mezzo della coltivazione, ogni tanto ne incontravi qualcuno e, se per caso ci “sfregavi” contro, la maglietta si sporcava come quella di uno spazzacamino!

Ustilago maydis è un basidiomicete parassita, appartenente alla Classe degli Ustomycetes. 
Si forma sulle pannocchie e vi cresce fino a “divorarle”. È comunemente conosciuto dai coltivatori come “carbone”, poiché a maturazione è una massa bruna che rilascia della “fuliggine” nera.


                  Ammasso di U. maydis. Particolare.         © S. Balestreri
Questi ammassi fuligginosi altro non sono che spore in gran quantità, contenute in involucri inizialmente grigiastri, poi bruno violacei. 

A maturazione le spore si liberano e si propagano su altre pannocchie. Ciò può compromettere in parte il raccolto.

Se nel Vecchio Continente questo fungo può rappresentare un problema, nel Nuovo Mondo potrebbe non esserlo mai stato! Infatti gli Aztechi e i Maya lo conoscevano molto bene e sicuramente l’Ustilago ci è stato “regalato” insieme al mays arrivato dalle Americhe.

Utilizzato già dalle civiltà precolombiane, oggi lo huitlacoche (nome azteco del fungo) è una vera e propria squisitezza della cucina messicana. Viene consumato di solito nelle quesadilla, delle tortillas caserecce ripiegate, ma anche in piatti più elaborati, come crêpes, zuppe e salse. 
Squisitezze... messicane
Recentemente nei laboratori di ricerche genetiche lo si sta studiando per accrescerne la produzione per scopi commerciali.

Il maydis è un fungo veramente interessante ed unico per le sue caratteristiche e può essere considerato una maledizione o una benedizione. Dipende solo dal luogo in cui cresce!
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Ustilago maydis. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/ustilago-maydis.html
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