lunedì 24 giugno 2013

Phallus impudicus

Phallus impudicus  www.ClaudioPia.it

Si dice che tutti noi abbiamo sette sosia che ci rappresentano nel mondo, garantendoci, in qualche modo, il dono dell’ubiquità. E questo ci sta. 

Ma la Natura è tanto “estrosa” che è andata oltre la nostra immaginazione e ha creato, nel campo micologico, perfino il “sosia” di una delle nostre parti più intime: il Phallus impudicus.


È sicuramente il fungo più “imbarazzante” da pubblicare, ma prima o poi il problema andava affrontato.
Il nome non necessita di spiegazioni, anzi lo inquadra perfettamente!
Inizialmente il corpo fruttifero, si presenta sferico, completamente avvolto nel peridio, tale da ricordare un bulbo di consistenza gommosa, alla cui base è presente un cordone rizoide simile a una radichetta.
Fasi di crescita e sezione di Phallus impudicus  © A. Boffelli
Spesso in questa fase lo si rinviene semi-ipogeo. Con la maturazione la parte superiore del peridio tende a lacerarsi facendo fuoriuscire in breve tempo lo “pseudogambo”, meglio definito come ricettacolo. Alla base del gambo, i resti del peridio ricordano una vera e propria volva.
Alla sommità, ecco il “cappello” ricoperto dalla gleba. Questa non è altro che la parte fertile dei funghi Gasteromiceti (basidiomiceti che contengono le spore racchiuse in una sorta di sacco, che vengono emesse a maturazione). Nel caso dei funghi appartenenti alle Phallaceae il sistema di dispersione delle spore è “simpatico”: la gleba, di color verde e di consistenza melmosa, emana un odore fetido, nauseabondo, cadaverico che attira in gran quantità le mosche, le quali faranno da veicolo per la prosecuzione della specie.

Infatti esse, cibandosi del nettare verde, si imbrattano inevitabilmente di spore che  disperdono anche in zone molto lontane. Le mosche terminano il loro compito solo dopo aver spolpato per bene il cappello, lasciandolo completamente bianco e mettendo in evidenza la superficie alveolata, simile a cellette vuote.

Cresce nelle stagioni calde e piovose, su terreni umidi nei boschi misti e giardini.

State certi che, se siete nel bosco e sentite un odore cadaverico in presenza di mosche, o è un cadavere o avete trovato il Phallus impudicus.

Allo stadio di adulto(1) non è un fungo commestibile  e certamente, anche se lo fosse, non sarebbe invitante per tutti.

(1) In diverse decrizioni in letteratura viene dato come commestibile allo stadio di "ovolo". Se ne sconsiglia vivamente il consumo!!! 

Un ringraziamento a Claudio Pia e Alessandro Boffelli per le immagini
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Giugnio).Phallus impudicus. Estratto da AppuntidiMicologia ©

http://www.appuntidimicologia.com/2013/06/lphallus-impudicus.html



mercoledì 19 giugno 2013

Corso Micologi e Medici

Il Dipartimento Emergenza-Accettazione in collaborazione con Dipartimento di Prevenzione organizzano:

Evento residenziale

Clinica delle intossicazioni da funghi e collaborazione tra Operatori Sanitari




24 settembre 2013 dalle ore 8.30 alle 17.00
Sede del corso: Centro di Formazione Via Mirafiori 11, Moncalieri -TO

In caso di avvelenamento da funghi l’interpretazione dei sintomi, dei valori dei parametri di laboratorio, nonché l’esame del materiale fungino (avanzo di pasto, vomito od aspirato gastrico), risultano determinanti per una corretta diagnosi.
L’evento viene organizzato con lo scopo di analizzare i nuovi indirizzi operativi regionali per la consulenza ai presidi ospedalieri nei casi di presunta intossicazione da funghi.

Formare il personale sanitario sulle procedure che si devono mettere in atto per una corretta gestione dell’intossicazione e fornire agli operatori sanitari nozioni cliniche per la diagnosi e la cura dei casi.
Creare una rete di collaborazione multidisciplinare che coinvolga tutti gli operatori sanitari dalla chiamata del 118 alla cura del paziente in DEA.

DESTINATARI 50 (35 ESTERNI fino ad esaurimento posti- 15 INTERNI) Medici, Micologi, Infermieri.
 Il corso è rivolto al personale dei DIPARTIMENTI di EMERGENZA e di PREVENZIONE

PROGRAMMA

Presentazione e introduzione evento formativo; 
Il ruolo dell’Ispettorato micologico in caso di intossicazione da funghi :
Gli indirizzi operativi regionali sulla consulenza alle strutture di emergenza;
Intossicazione da funghi: casi particolari ;
Le intossicazioni da funghi: l’iter diagnostico-terapeutico (prima parte);
Le intossicazioni da funghi: aspetti pratici –gestionali nei DEA/P.S. dell’ASL To5 :
Pausa pranzo
Le intossicazioni da funghi: l’iter diagnostico-terapeutico (seconda parte)- casi clinici:
Questionario finale

Docenti
Francesca Assisi:
Medico Centro Antiveleni Ospedale Niguarda di Milano
Marino Balma:
Esperto Micologo Coordinatore Centro di controllo Micologico ASL TO5- CHIERI
Dimitri Gioffi:
Esperto Micologo ASLVCO Responsabile Centro di controllo Micologico ASL VCO – OMEGNA
Francesco Golzio:
Biologo ed esperto Micologo Responsabile Centro di controllo Micologico ASL TO4- CIRIE’
Alessandro Mastroianni:
Direttore S.C.Anestesia/Rianimazione Ospedale Maggiore di CHIERI
Marisa Panata:
Esperta Micologa ASL AT Referente Centro di controllo Micologico ASL di ASTI


Stefano  Balestreri



lunedì 17 giugno 2013

L'estetica del Fungo


Ho dovuto attendere l’uscita della seconda edizione per proporvelo, ma ne è valsa la pena.

“L’estetica del fungo tra filosofia e gusto”: un libro che mi ha incuriosito da subito, lontano  da nomi latini e da precise descrizioni dei caratteri morfobotanici.

È un testo scritto con un linguaggio piacevole ed appassionato dai due autori: Tony Saccucci e Carmelo Chiaramonte.

Nella prima parte Tony Saccucci, insegnante di filosofia, scrittore ed esperto di sostenibilità, descrive il piacere dell’andare a funghi, l’emozione di trovarli, la soddisfazione di guardarli, di raccoglierli, e non solo. Ci racconta le tante sensazioni che proviamo durante l’uscita, suscitate in noi dalla magia del bosco, dai colori, dai profumi… Bellissima la parte in cui descrive le tipologie dei cercatori di “funghi” (nel libro per “funghi” si intendono esclusivamente i Porcini!), dipingendo con maestria le diverse personalità ed il loro modo di affrontare e vivere l’uscita nella natura. Sicuramente ci riconosceremo in una di esse.

Nella seconda parte - “Dagli alberi ai fornelli” - entra in gioco Carmelo Chiaramonte, cuoco di fama internazionale, “cuciniere errante”, come ama definirsi. La sua parte si lega perfettamente con la prima, anzi la sposa indissolubilmente creando un libro che tocca tutti i punti dell’estetica del fungo. Non troverete ricette nel senso classico della parola, ma Chiaramonte ci spiega perché si cucinano funghi e ci propone le migliori unioni cromatiche ed olfattive dei porcini con abbinamenti impensabili per noi. Un esempio?  «Crostata calda di mele con tracce di confettura buona di albicocche, una grattata di cappelle di porcini e un bicchierino piccolo di cognac». Chiaramonte ci “regala” un metodo per l’accostamento di pietanze che ci permette di gustare con tutti i sensi sua maestà il Porcino.

Quindi un libro di filosofia e cucina, penserete. Anche, ma soprattutto un testo che ci racconta come “dietro la ricerca del fungo c'é la ricerca del segreto della vita”.

Buona lettura.
Stefano Balestreri

Info: “L’estetica del fungo” tra filosofia e gusto
        www.edest.it

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Giugno)L'estetica del fungo. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/06/lestetica-del-fungo.html

lunedì 10 giugno 2013

Termitomyces

Ritorno sul Genere Termitomyces in seguito a due mail con rispettive immagini ricevute dagli amici Luigi Poli (Polomicologico) e Fabio Mauri (Gruppo micologico di Monza) che ci raccontano le loro “esperienze” su  questi funghi.

Mi ha scritto Luigi:
            Termitomyces spp. "africana"    ©  L.Poli
“Ho un amico, Vincenzo, che lavora in Africa per le varie agenzie governative di aiuti umanitari.
Durante l'ultimo caffè bevuto insieme l’estate scorsa parlavamo di funghi e gli ho fatto richiesta di fotografarmi qualche fungo africano. Rientrato per il Natale, mi ha portato dalla Repubblica Centrafricana un campione di questa specie, che i locali consumano e che anche lui ha mangiato. Vedendo il campione seccato al sole africano, prima ancora di osservare le immagini, mi faceva pensare a qualche Pluteus. Approfondendo la valutazione, soprattutto per quel gambo radicante che si intuisce nelle immagini, si è rivelato essere tutt’altro... Vincenzo mi ha raccontato che questi funghi sono molto ricercati dai locali per scopi alimentari e che crescono nei pressi di termitai. Questi arrivano dalla zona di Uvira, Repubblica Democratica del Congo.
Speriamo che mi porti ancora qualche campione interessante."

Leggiamo Fabio:
“…come sai, mia moglie è filippina e per questo sono stato più volte in quel paese. Nei miei periodi di permanenza ho sempre cercato funghi, ma, nonostante il clima piuttosto piovoso, sono sempre stato sfortunato. Nell’agosto 2010, sul terreno del nonno di mia moglie, coltivato a mango, banane e altre essenze, mi sono imbattuto in alcuni funghi tricolomoidi.
Non avevo idea di cosa si trattasse, ma i locali li conoscono molto bene. Non ho fatto caso se vi fosse relazione con formiche o termiti, li ho trovati sotto grossi alberi di mango. Tornato in Italia, dopo le dovute ricerche ho scoperto che si trattava di Termitomyces cartilagineus (Berk.) R. Heim. 

   Termitomyces cartilagineus  © F. Mauri 
Sono carpofori di medie dimensioni con gambo slanciato, cappello da 3-4 a 7-8 cm, bianco sporco con centro più scuro, quasi bruno nero, convesso fino a conico, con  umbone acuto. La carne è piuttosto fibrosa, poco spessa, bianca. Le lamelle sono fittissime, bianche, poi crema chiaro. Hanno  odore particolare che non saprei definire, forse come di acqua di lago, ma non forte.
Me li hanno cucinati… una sorta di zuppetta. La consistenza della carne è gradevole, tengono la cottura e rimangono fibrosi come alcuni tricholomi. Al palato non li ho trovati eccezionali, la zuppetta sapeva di zuppetta con tutto ciò che ci era stato messo dentro… (dado compreso) e il sapore dei funghi poco identificabile. Ti invio le foto, comprese quelle della zuppetta.
                               La "zuppetta"                      © F. Mauri
Ho tentato di essiccarli al sole, all’ombra e con l’asciugacapelli, ma il clima delle Filippine è infausto: 34° C di notte, 40° C di giorno e umidità costantemente oltre l’80%.
Per trasportarli in Italia li ho impacchettati in carta di giornale. Arrivato a casa erano pieni di muffa. Sono riuscito a portare altre specie, ma pare che questi siano particolarmente igrofili per cui non seccano con facilità.
Sono consumati e venduti nelle Filippine e nei paesi vicini: Thailandia, Corea, forse anche Cina e Giappone. Qualcuno ne tenta la coltivazione, anche per le loro proprietà curative. 
I nomi variano localmente: kabuteng mamarang (Tagalog = filippino ufficiale), Kabuti kuyug (Kapampanga a nord di Manila), Lipgos (Cebuano, Central Visayas, da dove viene mia moglie)…. e chissà quanti altri. Ciao”

Interessanti informazioni su queste specie a noi sconosciute, che potranno venir utili a chi si occupa di micologia, ma anche per chi vuole conoscere usi e costumi di queste lontane popolazioni. Un utile contributo per il Blog che con questo post apre anche a specie extraeuropee.


Un sentito grazie a Luigi e Fabio.
Stefano  Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Giugno).Termitomyces. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/06/termitomyces.html

lunedì 3 giugno 2013

Mitrula paludosa

Piove, piove, piove…
 
                                Mitrula paludosa             ©  Luigi Poli
Piove talmente tanto che nemmeno spuntano i funghi!

Chi, invece, si trova perfettamente a suo agio con questo tempo è un ascomicete: la Mitrula paludosa. Un nome, una garanzia!

              Particolare        © L. Poli
Con la pioggia a valanga, nelle pozze, negli acquitrini, nei ristagni, nelle torbiere, sui detriti vegetali marcescenti la Mitrula espone il capo per mettersi in mostra. 

A prima vista questi funghi mi ricordano dei fiammiferi con la capocchia gialla, ma osserviamoli meglio.

Essi compaiono esclusivamente dove abbonda l’acqua, addirittura crescono semisommersi, emergendo con la sola mitra (il cappello, la parte fertile) di color giallo zafferano-oro.

La mitra, alta fino a 2 cm, si presenta spesso con forme diverse: campanulata, con apice piegato o subsferica. L’orlo è attaccato al gambo. 
Quest’ultimo, esile, allargato alla base, di colore bianco ceraceo, quasi trasparente, può arrivare fino a 4 cm di altezza.

Il substrato di crescita di questi funghi è costituito da detriti vegetali ed il periodo favorevole va dalla tarda primavera all’autunno.
 
                Habitat        © L.Poli

In queste giornate quattro passi con un paio di stivali si possono fare per tentare di vedere e fotografare questi bellissimi funghetti ...in attesa che le condizioni meteo ci diano qualche altra soddisfazione.

Un particolare ringraziamento all'amico Luigi Poli per le bellissime immagini.
                                                                               Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Giugno).Mitrula paludosa. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/06/mitrula-paludosa.html
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