lunedì 30 settembre 2013

Boletus satanas

                                   Boletus satanas                           ©  Emilio Pini
Mai il nome di un fungo ha contribuito a suscitare forti paure e timori reverenziali come in questo caso.

Va chiarito subito che tali preoccupazioni sono da associare a ben altre specie! Infatti Boletus satanas non ha la fatale tossicità che il nome può evocare, anzi sembra che in alcune zone d’Italia venga consumato dopo opportuni e laboriosi trattamenti.
Evitiamo queste pratiche, perché resta comunque una specie velenosa che dà origine in breve tempo a sindromi gastrointestinali, addirittura anche durante il consumo.

È un boleto di grandi dimensioni e di notevole peso specifico! Il cappello, color crema, talvolta con tonalità grigiastre, può raggiungere e superare tranquillamente i 30 cm di diametro! Per lungo tempo convesso, nei giovani esemplari il margine è involuto.

L’imenio è formato da tubuli che, con la crescita, variano la colorazione dal giallastro all’arancio-rossastro, viranti nettamente al bluastro alla pressione.

Questi funghi hanno gambo obeso, di altezza inferiore al diametro del cappello, di colore giallo-rossastro, rivestito nella parte superiore da un fitto reticolo concolore, cangiante in blu al tocco.

Sezionata, la carne di questo fungo risulta biancastra, giallo pallida e vira leggermente all’azzurro in modo disomogeneo.  

Ha odore inizialmente gradevole, poi nauseante, fino a cadaverico, con la maturazione.

Non molto diffuso, questo fungo si trova dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, fedele alle sue stazioni di crescita: boschi di latifoglia (Quercus), asciutti ed esposti a sud.

Come detto, anche se non così “satanico”, è specie velenosa, tossico da crudo, responsabile di sindromi gastrointestinali …veramente diaboliche!
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Boletus satanas. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/boletus-satanas.html

lunedì 23 settembre 2013

Ustilago maydis

      Ustilago maydis in habitat  © L. Ponzoni
Non avrei mai pensato di preparare un post su questo fungo, ma l’amico Luciano, instancabile frequentatore degli spazi verdi brianzoli, sempre alla ricerca del bello e delle curiosità che la Natura ci regala, mi tiene sempre sulle “corde” coinvolgendomi coi suoi ritrovamenti. E questo è l’ultimo.

Erano anni che non ne vedevo. Credo che l’ultima volta sia successo quando ero ancora bambino, in vacanza dai nonni nella Bassa, dove i campi di granturco si perdono a vista d’occhio e i funghi erano lontani mille miglia dai miei pensieri.

Lì, camminando lungo le cavedagne ai bordi dei campi di mais o giocando spensierati nel bel mezzo della coltivazione, ogni tanto ne incontravi qualcuno e, se per caso ci “sfregavi” contro, la maglietta si sporcava come quella di uno spazzacamino!

Ustilago maydis è un basidiomicete parassita, appartenente alla Classe degli Ustomycetes. 
Si forma sulle pannocchie e vi cresce fino a “divorarle”. È comunemente conosciuto dai coltivatori come “carbone”, poiché a maturazione è una massa bruna che rilascia della “fuliggine” nera.


                  Ammasso di U. maydis. Particolare.         © S. Balestreri
Questi ammassi fuligginosi altro non sono che spore in gran quantità, contenute in involucri inizialmente grigiastri, poi bruno violacei. 

A maturazione le spore si liberano e si propagano su altre pannocchie. Ciò può compromettere in parte il raccolto.

Se nel Vecchio Continente questo fungo può rappresentare un problema, nel Nuovo Mondo potrebbe non esserlo mai stato! Infatti gli Aztechi e i Maya lo conoscevano molto bene e sicuramente l’Ustilago ci è stato “regalato” insieme al mays arrivato dalle Americhe.

Utilizzato già dalle civiltà precolombiane, oggi lo huitlacoche (nome azteco del fungo) è una vera e propria squisitezza della cucina messicana. Viene consumato di solito nelle quesadilla, delle tortillas caserecce ripiegate, ma anche in piatti più elaborati, come crêpes, zuppe e salse. 
Squisitezze... messicane
Recentemente nei laboratori di ricerche genetiche lo si sta studiando per accrescerne la produzione per scopi commerciali.

Il maydis è un fungo veramente interessante ed unico per le sue caratteristiche e può essere considerato una maledizione o una benedizione. Dipende solo dal luogo in cui cresce!
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Ustilago maydis. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/ustilago-maydis.html

lunedì 16 settembre 2013

Strobilomyces strobilaceus

              Strobilomyces strobilaceus     ©  A. Boffelli
Un nome che è tutto un programma, sicuramente difficile da memorizzare ma, una volta visto, state sicuri che non dimenticherete questo fungo, anche perché è l’unico del genere!

La stranezza è il suo forte! Per esempio, il cappello dei giovani esemplari mi ricorda i pon-pon grigi dei berretti di lana.

Il cappello raggiunge anche i 15 cm, dapprima quasi sferico, poi convesso o appianato. 

Crescendo, tende a screpolarsi in larghe placche “lanose”, poligonali, dapprima grigiastre, poi nere. Il margine eccede l’orlo prolungandosi in una larga dentellatura.

             Iconographia Mycologica       J.Bresadola

L’imenio è composto da lunghi tuboli (è una boletacea!) annessi, biancastri, poi grigi. 
I pori sono poligonali. 
Le spore in massa sono porpora-nerastre.

Il gambo è pieno, lungo, cilindrico, molto fibroso, grigio-bruno-nerastro, completamente rivestito da scaglie lanose che alla sommità formano un anello.

La carne non ha odore e  alla sezione la vedremo tingersi di rossastro.

Cresce nascosto tra le felci nei boschi di aghifoglie e latifoglie, dall’estate all’autunno, su terreni anche sabbiosi. 

È piuttosto raro. 

Per le caratteristiche della sua carne, fibrosa, in cucina risulta di scarsa qualità, per cui rientra nel grande numero dei funghi non commestibili.

È per questo motivo che “The Old man of the woods” (Il vecchio dei boschi), come viene chiamato dagli anglo-americani, continuerà a vivere fino alla vecchiaia, e oltre, tra il fitto delle felci e dei muschi. 

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Strobilomyces strobilaceus. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/strobilomyces-strobilaceus.html

lunedì 9 settembre 2013

Russula cyanoxantha

                  Russula cyanoxantha     © G. Secco
Il colore del cappello innanzitutto, caratteristica evidente e soprattutto mai costante.

Il nome della specie già ci fa intuire quali variazioni si possono incontrare: kuanòs = blu e xanthòs = giallo, naturalmente ben mischiati tra loro.

Effettivamente troviamo la cuticola in diverse tonalità e sfumature: dal violetto al bluastro, al grigio, al verde, ma anche l’ocra, il beige, il crema…


                         Russula cyanoxantha         ©   G. Secco
La cuticola è facilmente separabile per ¾ dall’orlo del cappello e, al di sotto, la carne è di color violetto-lilla.

L’imenio è a lamelle bianche, non troppo fitte, con consistenza lardacea: basta passarci sopra lentamente le dita per avvertire questa caratteristica.

Il gambo è cilindrico, bianco soffuso di lilla, talvolta con presenza di macchie rugginose. La carne è cassante, caratteristica comune a tutto il Genere Russula.

Il fungo fresco ha odore fungino e un gradevole sapore di nocciola. Ricordo che l’assaggio va fatto esclusivamente con la certezza che si ha tra le mani una russula!

                  Russula cyanoxantha          ©   S. Balestreri
Abbastanza comune, è un bel fungo di medie dimensioni che, se raccolto in buone condizioni, rende molto in cucina.

Per trovarlo bisogna perlustrare i boschi di latifoglie e di aghifoglie, dove è presente fino all’autunno inoltrato.

Per la cronaca va ricordata l’esistenza di alcune varietà: Russula cyanoxantha var. Peltereaui, var. cutefracta e  var. pallida.

Contrariamente ad altri funghi commestibili, non lascio assolutamente nel bosco queste russule: quando le trovo, dopo qualche foto finiscono nel cesto!
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013.Settembre).Russula cyanoxantha. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/Russula-cyanoxantha.html

giovedì 5 settembre 2013

Tossicologia medica: avvelenamenti da funghi


“Tossicologia medica: avvelenamenti da funghi”
Data: 8 e 16 ottobre 2013
Sede: Centro Formazione Ospedale S.Maria degli Angeli di Pordenone 
Pad. Ex Anatomia Patologica I° Piano

PROGRAMMA

Martedì 8 ottobre 2013
Ore14.00 Registrazione partecipanti e test d’ingresso
Ore 14.30 - 15.30 Definizioni - Eziologia – Bibliografia di riferimento – Dati sui micetismi nazionali e locali
Ore 15.30 – 17.30 Sindromi maggiori e minori – Falsi micetismi – Protocolli terapeutici
Ore 17.30 – 18.30 Anamnesi micologica, compilazione scheda di sospetta intossicazione da funghi al Pronto Soccorso

Mercoledì 16 ottobre 2013
Ore 14.00 – 16.00 L’analisi micologica del campione
– Discussione di casi clinici
Ore 16.00 - 17.00 Rapporto tra medico e micologo –
-Know-how del micologo: autovalutazione della diagnosi micologica 
-Know-how del medico: interpretazione referto di perizia micologica
Ore 17.00 – 18.00 Gestione degli avvelenamenti da funghi al Pronto Soccorso - Criticità rilevate durante l’attività micologica nei P.S. degli Ospedali della Provincia di Pordenone nel periodo 1999-2012
Ore 18.00 – 18.30 Test finale di apprendimento

DOCENTE—RESPONSABILE SCIENTIFICO
dott. Claudio Angelini 
claudio_angelini@libero.it

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lunedì 2 settembre 2013

Boletus erythropus

                             Boletus erythropus                  © S. Balestreri
Ha la caratteristica, subito evidente, di avere il gambo di colore rossastro-porpora e proprio da questo particolare deriva il nome della specie. Infatti erytropus significa “dal piede rosso” (eruthròs = rosso e poùs = piede).

È un bel boleto colorato e ricco di contrasti nelle tinte.
Il cappello è ricoperto da una cuticola eccedente, asciutta e finemente “scamosciata” di color marrone-porpora-olivastro che contrasta col gambo, il quale è riccamente decorato da una fine puntinatura rossastro-porpora che lo ricopre fino a nasconderne il fondo giallo.

Particolare dell'imenio e punteggiatura del gambo ©  L.Ponzoni

Quest’ultimo è uno dei particolari che lo contraddistingue da altri boleti della sezione Luridi, che “calzano” un più o meno evidente reticolo rossastro.

Anche l’imenio è di un bel colore rossastro aranciato, più chiaro verso il margine. 
I pori, finissimi, al tocco virano quasi immediatamente al blu.

Ritornando al gambo, la sua forma è cilindrica, clavata alla base; qui è più intensamente rossastro rispetto alla zona prossima al cappello, che risulta più giallastra. 

Quando si tocca, anche questa parte del fungo vira al blu.

Altra caratteristica determinante per il suo riconoscimento è il colore giallo vivo della carne. Sezionata, essa vira intensamente al blu nella parte “sommitale”, colorazione che scompare in breve durante la cottura.

Viraggio della carne al taglio © L.Ponzoni

L’habitat di questo micete sono i boschi sia di latifoglie che di aghifoglie, dall’estate a tutto l’autunno.

L’erytropus è commestibile, ma, come per le Morchelle, necessita di prolungata cottura al fine di eliminare la tossina termolabile che gli appartiene quando è crudo o poco cotto. 

Oltretutto occorre conoscere alla perfezione tutte le sue caratteristiche per non scambiarlo con altri boleti della stessa sezione (Luridi), alcuni dei quali potrebbero causarci qualche mal di pancia!



Procedendo secondo le indicazioni soprastanti, a me è capitato più volte di mangiarlo e devo dire che l’ho sempre gustato! 

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Boletus erythropus. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/boletus-erythropus.html
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