lunedì 16 settembre 2013

Strobilomyces strobilaceus

              Strobilomyces strobilaceus     ©  A. Boffelli
Un nome che è tutto un programma, sicuramente difficile da memorizzare ma, una volta visto, state sicuri che non dimenticherete questo fungo, anche perché è l’unico del genere!

La stranezza è il suo forte! Per esempio, il cappello dei giovani esemplari mi ricorda i pon-pon grigi dei berretti di lana.

Il cappello raggiunge anche i 15 cm, dapprima quasi sferico, poi convesso o appianato. 

Crescendo, tende a screpolarsi in larghe placche “lanose”, poligonali, dapprima grigiastre, poi nere. Il margine eccede l’orlo prolungandosi in una larga dentellatura.

             Iconographia Mycologica       J.Bresadola

L’imenio è composto da lunghi tuboli (è una boletacea!) annessi, biancastri, poi grigi. 
I pori sono poligonali. 
Le spore in massa sono porpora-nerastre.

Il gambo è pieno, lungo, cilindrico, molto fibroso, grigio-bruno-nerastro, completamente rivestito da scaglie lanose che alla sommità formano un anello.

La carne non ha odore e  alla sezione la vedremo tingersi di rossastro.

Cresce nascosto tra le felci nei boschi di aghifoglie e latifoglie, dall’estate all’autunno, su terreni anche sabbiosi. 

È piuttosto raro. 

Per le caratteristiche della sua carne, fibrosa, in cucina risulta di scarsa qualità, per cui rientra nel grande numero dei funghi non commestibili.

È per questo motivo che “The Old man of the woods” (Il vecchio dei boschi), come viene chiamato dagli anglo-americani, continuerà a vivere fino alla vecchiaia, e oltre, tra il fitto delle felci e dei muschi. 

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Settembre).Strobilomyces strobilaceus. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/09/strobilomyces-strobilaceus.html

2 commenti:

  1. Volendo celebrare la varietà delle specie micologiche, questo fungo contribuisce in modo più che significativo ad ampliarne gli aspetti. Con il cappello fortemente squamato e bambagioso, con il margine spesso decorato da residui fioccosi, come anche l'aspetto del gambo, risulta abbastanza facile riconoscerlo. Alcuni testi lo dànno commestibile di scarsa qualità per la fibrosità della carne, mentre altri, più moderni, lo dichiarano senza indugi, senza alcun valore. E'specie simbionte di latifoglia - specialmente faggio e castagno - ed è abbastanza raro anche se, per quanto personalmente ho potuto vedere, discretamente frequente in pochi esemplari nei luoghi di crescita. E' quindi specie da ammirare e fotografare e da lasciare....in pace!

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