lunedì 25 novembre 2013

Cortinarius orellanus

                      Cortinarius orellanus            © Emilio Pini
La stagione micologica qui al nord volge al termine, si tirano le somme e anche quest’anno nell’ambiente di lavoro non ho sentito parlare dell’orellanus come responsabile di intossicazioni. Fortunatamente, perché, se mangiato, il fungo provoca uno dei peggiori e più temibili avvelenamenti.
Quando la sindrome si manifesta, anche dopo dieci giorni e più dal consumo, la situazione è ormai tragica per il paziente e del fungo non è rimasta più traccia, nemmeno nella memoria del consumatore!

Non ne ho sentito parlare né ho trovato questo Cortinarius. Peccato, perché è un micete che va perfettamente conosciuto e memorizzato e, se non lo vedi spesso, puoi dimenticare i suoi caratteri determinanti.
Questo funghetto, quando appare o viene portato all’attenzione del micologo, effettivamente crea qualche apprensione nella determinazione proprio per la sua rarità e per il pensiero che qualcuno lo possa incautamente consumare.

Raro, ma fedele alle proprie stazioni di crescita, si presenta fino al tardo autunno in pochi esemplari sotto latifoglie: quercia, castagno e nocciolo.

È di taglia medio piccola, carnoso, con il cappello inizialmente emisferico-campanulato, appianato nei soggetti più maturi; può presentare, ma non è la norma, un largo umbone. 

La cuticola risulta asciutta, leggermente feltrata, fino a finemente squamosa. Il colore del cappello è solitamente di un bruno-ruggine uniforme, ma può tendere all’arancio-mattone. 

La parte sottostante (imenio) è formata da lamelle adnate al gambo, larghe e ventricose, spaziate e dello stesso colore del cappello, così come le spore in massa.

Il gambo è slanciato, cilindrico, attenuato alla base, color giallo-rugginoso in prossimità del cappello, mentre il resto è bruno-ruggine. Nelle fasi iniziali della crescita del fungo, leggere fibre giallastre formano una ragnatela a protezione delle lamelle, fibre che successivamente si ritrovano sul gambo. Caratteristica questa comune a tutto il genere ma che in questa specie spesso è poco visibile una volta cresciuto!
Alla sezione la carne risulta giallastra, esigua e flaccida, con leggero odore rafanoide.

Il fungo è responsabile della sindrome orellanica causata dall’orellanina, tossina presente in questo cortinarius, come in altre specie del gruppo: Cortinarius speciosissimus (=rubellus), e specie vicine, tutte da considerarsi velenose mortali

La tossina provoca gravissime intossicazioni a carico dei reni che, nei casi meno infausti, costringono i pazienti ad emodialisi e trapianto.


Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2013. Novembre).Cortinarius orellanus.Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2013/11/cortinarius-orellanus.html

8 commenti:

  1. E' vero Stefano,di questo fungo se ne parla poco,e al pari del suo alter ego "speciocissimus"che cresce prevalentemente sotto conifere è una specie molto pericolosa se non altro per la confusione con il gruppo dei cosiddetti chiodetti,molto simili nella forma e con possibilita' di confusione per i non esperti del campo,come ci è capitato nel nostro gruppo micologico di verificare che qualche raccoglitore aveva preso i cortinari per chiodetti.Bisogna parlarne piu' spesso di questa specie come si è fatto per le amanite mortali.Ciao alla prossima.

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    1. Chiodetti o chiodelli a secondo delle regioni, Chroogomphus helveticus il nome scientifico di questi "sosia" commestibili, con cui in passato alcuni hanno scambiato C. speciosissimus.

      Grazie per aver citato questa possibilità di scambio e di confusione, anche se sono convinto che chi raccoglie Chroogomphus helveticus e specie prossime, difficilmente farà confusione con questi Cortinari.
      Ciao
      stefano
      Stefano

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    2. Eppure è stato segnalato un caso di avvelenamento in Trentino nel 2002 per confusione tra Cortinarius speciosissimus e Croogomphus elveticus. Marco Donini Bollettino Gruppo Bresadola di Trento anno XLVII n* 3 del Sett-Dic 2004

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    3. grazie per la segnalazione. La leggerò

      ciao
      stefano

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  2. Qui ai Castelli Romani è invece piuttosto diffuso e direi pericoloso.Ama crescere all'interno di grossi ceppi di castagno dove si accumula del terriccio insieme a Mycena sp,Psathyrella sp e...Armillaria!
    Complimenti per gli interessanti articoli

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  3. Adriano il Toscano28 novembre 2013 16:36

    Che lei sappia, non c'è stato mai nessuno che ha pensato di utilizzarlo a fini omeopatici?
    Naturopatia e fitoterapia danno qualcosa alla nostra salute....!
    Probabilmente i suoi effetti sono più simili allo sniffare amianto o cocaina, oppure al trangugiare pinte di vino o birra o vodka....!
    Macinato e zuccherato, dopo due ore di bollitura potrebbe diventare un'ottima marmellata, almeno nell'aspetto....
    Un lungo viaggio è così assicurato a bassissimo costo!
    Adriano

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    1. :-) Inquietanti pensieri..
      No, non ho notizie di utilizzi omeopatici od "impropri" di questo funghetto. Gli effetti purtroppo sono già di per sè devastanti con l'erroneo consumo.
      Speriamo continui a crescere timidamente nelle sue stazioni di crescita e speriamo sempre che venga ben riconosciuto come pericoloso killer...da cui stare molto alla larga! ;-)
      Grazie
      stefano

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