martedì 25 febbraio 2014

Approfondimento del genere Agaricus

Approfondimento del genere Agaricus

Attività primaria del micologo: determinazione dei funghi epigei, modalità e problematiche
seminario di aggiornamento per micologi
dal 25 al 29 agosto 2014

per un totale di 35 ore di formazione (per l'evento verranno richiesti i crediti formativi ECM).

                        Agaricus arvensis                   A.Boffelli
PROGRAMMA

lunedì 25 agosto 2014  
Accettazione, registrazione partecipanti e apertura e presentazione del corso;
La sistematica del genere Agaricus, aspetti storici (Docente: M. Donini);
Aspetti ecologici e morfologici come elemento differenziante del genere Agaricus (Docente: P. Ceccon);
La nomenclatura dei funghi con riferimento al genere Agaricus (Docente: M. Floriani);
Lavoro di determinazione di materiale fungino fresco;
Problemi igienico sanitari derivanti dal consumo di specie del genere Agaricus (Docente: M. Lorenzi):

martedì 26 agosto 2014 
Escursione micologica guidata: raccolta e selezione assistita dei funghi e pratica di determinazione

mercoledì 27 agosto 2014
Lavoro di determinazione del materiale fungino raccolto in escursione
La sistematica del genere Agaricus (Docente: A. Cappelli)

giovedì 28 agosto 2014
Escursione micologica guidata: raccolta e selezione assistita dei funghi e pratica di determinazione
Visita alla fungaia di Cismon del Grappa:
moderne tecnologie di coltivazione, lavorazione e commercializzazione degli Agaricus nella più grande fungaia italiana a ciclo chiuso.

venerdì 29 agosto 2014
Presentazione delle specie più interessanti viste durante la settimana e discussione/confronto su problematiche emerse
Prova pratica di determinazione
Test di valutazione dell’apprendimento.


Sede del Corso
Sede di Accademia d’Impresa in via Asiago 2 a Trento.  

Attenzione: pre-iscrizione entro il 28.03.2014

Tutte le info qui!
Stefano Balestreri

lunedì 24 febbraio 2014

Un territorio da conoscere: la Brughiera Comasca

Un post per scoprire la Brughiera Comasca con il contributo dell'amico Lucio Brivio, profondo conoscitore di questo territorio ricco di bellezza, ma che va salvaguardato!

Brughiera Comasca, sullo sfondo Le Grigne
La Brughiera Comasca, appezzamento di “verde” intorno alla città di Cantù, si incastona in un’area fittamente antropizzata ed è diventata un territorio prezioso, da proteggere. Occupa 7 000 ettari tra boschi e zone agricole, comprendendo 24 comuni.

Negli ultimi 2 milioni di anni, 4 glaciazioni con relative colate di ghiacci hanno invaso la Brianza depositando enormi quantità di materiale eroso dai monti. Gli accumuli di rocce, polveri, semi e spore hanno formato le nostre colline e nel tempo, con le trasformazioni chimico-geologiche, si è costituito un suolo di argilla ferrettizzata (formazione con presenza in grande quantità di idrossido di ferro).

L’ultimo strato di suolo ha originato un territorio dolce e collinare, per nulla monotono, notevolmente mosso, riccamente scavato da corsi d’acqua di ruscellamento, torrenziali e fluviale, come il fiume Seveso.


Su questo terreno si è strutturato un habitat particolare costituito, nei suoi elementi base, dal brugo (Calluna vulgaris) e dal pino silvestre (Pinus sylvestris).


Fioritura di Brugo (Calluna vulgaris)


Il terreno della Brughiera Comasca è povero, asfittico, non adatto all’agricoltura. In compenso, dall’ultima glaciazione, avvenuta 25 000 anni fa, si è sviluppato un ecosistema ricco di forme di vita autonome ed autoctone.


Stagno a Verzago


Il massimo dell’evoluzione vegetale raggiunto, per un terreno così povero, è il querco-carpineto che, in compagnia di ontani, pioppi, salici, si manifesta solo sul fondo di vallette,  dove riesce a costituirsi l’humus necessario alla crescita.

Il Vallone di Brenna in autunno

Sulle parti alte dei suoi declivi si mantiene il pino silvestre (Pinus sylvestris) come essenza prevalente, tuttavia ci sono molte altre varietà vegetali, dalle specie più comuni a quelle più rare od insolite: numerose le latifoglie, alberi e arbusti, le piante erbacee, tra cui l’arnica montana che testimonia la sua origine glaciale e l’erba della Brughiera, il “pajetùnMolinia cerulea.
Vinca minor



Citando la fauna, il territorio risulta popolato da rappresentanti di mammiferi, uccelli, pesci, anfibi, rettili, insetti…



Evonimo (Euonymus europeus)

I funghi della Brughiera Comasca sono moltissimi. Bisogna segnalare che sono stati dimezzati in questi ultimi 50 anni da incendi, inquinamenti e disboscamenti selvaggi, ma la loro crescita dà ancora luogo a spettacolari fruttificazioni con il numero di oltre 2000 specie.

Per tutte citiamo l’Amanita caesarea, Amanita phalloides, Boletus aestivalis, Boletus erythropus, Tricholoma portentosum, Tricholoma saponaceum, Russula cyanoxantha, Russula emetica, Lactarius deterrimus, Lactarius vellereus.


Felci (Matteuccia struthiopteris)


Numerosissimi i percorsi su sentieri diffusi in tutta l’area, solo alcuni però sono segnalati.

Il tempo presente è attraversato da una situazione storica dove la scienza continua ad indicare ciò che andrebbe fatto e la politica nega continuamente l’attuazione di questi suggerimenti.


Boschi, prati e zone verdi in genere sono sopravvivenza per l’intera società per il loro benefico effetto rilassante e ricreativo. Lo dimostra la fuga della gente dagli abitati per raggiungere la natura in ogni momento libero disponibile.
Lucio Brivio
Tutte le foto sono dell'Autore: © Lucio Brivio

Cita questa pagina:
Brivio L. (2014. Febbraio). Un territorio da conoscere: la Brughiera Comasca Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/02/brughiera-comasca.html

lunedì 17 febbraio 2014

Exidia glandulosa

The Blob


                                          Exidia glandulosa                     © Jesper Kristensen
Una sorta di creatura informe e gelatinosa, proveniente dagli spazi siderali, giunge sulla Terra, in una cittadina della Pennsylvania, all'interno di una meteora. Un signore anziano, in modo del tutto casuale, ne scopre l'esistenza e con l'ausilio di un bastone l'apre, liberando involontariamente la misteriosa creatura nascosta al suo interno. L'uomo viene allora repentinamente aggredito dall'entità gelatinosa... Questo il sunto della trama del famoso film del 1958, The Blob, di I.Yeaworth.

È così che a prima vista questo ammasso gelatinoso di Exidia glandulosa mi ha riportato al mitico film, naturalmente con implicazioni molto meno preoccupanti!

Possiamo rinvenire i singoli corpi fruttiferi in questa stagione, distribuiti su bastoni e rametti di latifoglie sottoforma di nerastri corpi gelatinosi. Il nostro predilige le temperature fredde, ma si spinge a fruttificare fino a primavera, periodo in cui i “cacciatori” di Morchelle popolano i boschi.

È un fungo saprofita che cresce su rami e tronchi di latifoglie, in particolare di querce, recentemente caduti.

  Macchia cerebriforme di E. glandulosa   © Lucio Brivio
I corpi fruttiferi individuali raggiungono i 2-3 cm di diametro, hanno superficie liscia o leggermente ruvida e sono in genere ammassati in grandi “macchie” cerebriformi lunghe anche 50 cm, di colore che spazia dal rossastro al nero. L'odore e il sapore non sono assolutamente distintivi.

                  Esemplari asciutti di E. glandulosa         © Dante Rocconi
Per chi volesse spingersi oltre e fare un po’ di sana microscopia scoprirà che le spore misurano mediamente 10-16 x 3-5 μm e che sono a forma di salsiccia, lisce. I basidi sono ovoidali, tetrasporici e longitudinalmente septati, con sterigmi lunghi fino a 65 μm.

 Esemplari "bicolor"  E. glandulosa         © Dante Rocconi
Gli ammassi di E. glandulosa al termine del ciclo di crescita tenderanno ad asciugarsi, lasciando una crosta nerastra sui legnami che li hanno ospitati ma, come nel film Blob che  termina con la scritta "The End" che si tramuta in un misterioso "?"lasciando negli spettatori il dubbio sulla reale e definitiva sconfitta della mostruosa creatura, anche per questi funghi dovremo aspettarci il loro ritorno ...quanto prima!
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Febbraio). Exidia glandulosa. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/02/exidia-glandulosa.html

lunedì 10 febbraio 2014

Storia della micologia italiana e primo contributo alla nomenclatura corretta dei funghi

 Un titolo lunghissimo per questa interessante e freschissima pubblicazione.


 Nel 2007 il Dipartimento Difesa della Natura dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici, insieme all’Associazione Micologica Bresadola, istituì il “Progetto Speciale Funghi” con l'intento di fornire strumenti operativi non convenzionali, validi per il territorio nazionale, per la valutazione della qualità ambientale, utilizzando i funghi quali indicatori biologici.

Il progetto, curato attualmente da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), prevede la raccolta in campo del materiale fungino, insieme al suo riconoscimento e alla relativa conservazione, ai fini della realizzazione di un inventario della flora micologica nazionale.

L’esito di questo progetto è la realizzazione di un manuale a cui hanno collaborato i nomi più importanti della micologia italiana.

Il volume é organizzato in tre parti.
La prima è un excursus storico della micologia dalla preistoria fino agli inizi del XX secolo, che vede la nascita della moderna scienza micologica.
Nella seconda e terza parte vi sono raccolti oltre settemila nomi micologici, corredati di dettagliate note esplicative e l’elenco delle abbreviazioni dei nomi degli autori dei taxa fungini.

Il manuale è realizzato sulla base delle regole in vigore dal 2012 (Melbourne Code) definite nel Codice Internazionale di Nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN), proponendosi come base per il superamento delle criticità terminologiche esistenti.

Questo contributo, primo nel suo genere, frutto non solo dell’impegno degli autori, ma anche della preziosa collaborazione dell’Associazione Micologica Bresadola, potrà essere un autorevole punto di riferimento per coloro che si occupano di micologia e che contribuiscono a vario titolo alla realizzazione del “Progetto Speciale Funghi”.

Mi permetto un plauso a Carmine Siniscalco, vero e proprio “deus ex machina” del progetto.

Un’ultima considerazione: le qualità di questo lavoro non finiscono, ma, sorpresa!, potete scaricare il libro gratuitamente qui!


Buona lettura.
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Febbraio).Storia della micologia italiana..... Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/02/storia-della-micologia-e-primo.html

lunedì 3 febbraio 2014

Colori naturali

Immagine dal sito: www.thefungiforager.com
Una delle cose più stimolanti nella preparazione dei post per AppuntidiMicologia è cercare un filo che possa continuamente tenere uniti gli argomenti in una sorta di diario ininterrotto. In questo senso le stagioni aiutano molto, alcuni temi vengono da sé come logica conseguenza alla pubblicazione di un post o derivano dai commenti dei lettori, per altri il compito è più arduo, ma cerco sempre di proporre novità che possano interessare gli ormai numerosissimi lettori.

Questo sistema è intrigante e più si va avanti, più sento la necessità di approfondire le mie conoscenze e di avvicinarmi ad argomenti non ancora trattati, purché legati in qualche modo al mondo dei funghi e della Natura.

Il post odierno nasce quasi dal caso, ma non più di tanto.

Immagine dal sito: www.freshpickedseattle.com
Ho osservato che manipolando i funghi in cucina o durante la cernita e la classificazione per mostre e serate ai gruppi micologici, sulle dita rimane sempre una sorta di colore di fondo, un alone causato dal contatto con i funghi che non se ne va tanto facilmente con una sciacquatina alle mani. In particolare penso ad alcuni Cortinarius, ai Pleurotus e ad alcune boletacee. 
Preso da questo fatto, ripensando ai precedenti post sul P. nidulans e P. caeruleum, funghi dai colori sgargianti, sono andato a ricercare se qualcuno fosse mai riuscito ad estrarre dei pigmenti naturali dai funghi.

Digitando in Google "coloranti naturali funghi" non è uscito nulla che mi desse soddisfazione, così ho giocato la carta straniera. Ho inserito i termini in inglese "natural dye mushrooms"  e si è aperto ai miei occhi un nuovo mondo, in tutti i sensi.

Tantissimi sono i siti, molti del Nord America, che spiegano le tecniche per estrarre coloranti naturali dai funghi e per tingere filati e tessuti con impatto zero! Addirittura sono presenti gruppi ed associazioni che sperimentano e si incontrano per scambiarsi informazioni, procedure e modalità.
         Pluteus leoninus      © S. Balestreri

Sarebbe interessante leggere con calma e capire (purtroppo la lingua non mi facilita il compito)  quale origine hanno queste tecniche, tenendo presente che da quelle parti gli europei arrivarono già con gli abiti colorati... 
Ho pensato ai nativi americani come possibili ideatori di queste pratiche, ma la mia idea ha bisogno di riscontri. Ad avere il tempo necessario, mi piacerebbe approfondire.

Per chi vuole avvicinarsi all’argomento, questi sono i principali siti: mycopigments.com; folkfibers.com;
Buona consultazione!

Sono sicuro che anche qui da noi i vari Blog del fai da te e delle produzioni naturali ed eco-compatibili (vero Stefania Rossini di Natural-mente-stefy?) non si fanno sfuggire questa interessante possibilità di produrre ed utilizzare coloranti naturali per tingere e dipingere filati, stoffe e altro.


Per noi micologi o semplici appassionati di funghi una possibilità in più: qualche moglie troverà una buona motivazione per accompagnarci in qualche uscita naturalistica. 
Ma tutti i mariti saranno d'accordo?
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Febbraio).Colori naturali Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/02/colori-naturali.html
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