lunedì 24 febbraio 2014

Un territorio da conoscere: la Brughiera Comasca

Un post per scoprire la Brughiera Comasca con il contributo dell'amico Lucio Brivio, profondo conoscitore di questo territorio ricco di bellezza, ma che va salvaguardato!

Brughiera Comasca, sullo sfondo Le Grigne
La Brughiera Comasca, appezzamento di “verde” intorno alla città di Cantù, si incastona in un’area fittamente antropizzata ed è diventata un territorio prezioso, da proteggere. Occupa 7 000 ettari tra boschi e zone agricole, comprendendo 24 comuni.

Negli ultimi 2 milioni di anni, 4 glaciazioni con relative colate di ghiacci hanno invaso la Brianza depositando enormi quantità di materiale eroso dai monti. Gli accumuli di rocce, polveri, semi e spore hanno formato le nostre colline e nel tempo, con le trasformazioni chimico-geologiche, si è costituito un suolo di argilla ferrettizzata (formazione con presenza in grande quantità di idrossido di ferro).

L’ultimo strato di suolo ha originato un territorio dolce e collinare, per nulla monotono, notevolmente mosso, riccamente scavato da corsi d’acqua di ruscellamento, torrenziali e fluviale, come il fiume Seveso.


Su questo terreno si è strutturato un habitat particolare costituito, nei suoi elementi base, dal brugo (Calluna vulgaris) e dal pino silvestre (Pinus sylvestris).


Fioritura di Brugo (Calluna vulgaris)


Il terreno della Brughiera Comasca è povero, asfittico, non adatto all’agricoltura. In compenso, dall’ultima glaciazione, avvenuta 25 000 anni fa, si è sviluppato un ecosistema ricco di forme di vita autonome ed autoctone.


Stagno a Verzago


Il massimo dell’evoluzione vegetale raggiunto, per un terreno così povero, è il querco-carpineto che, in compagnia di ontani, pioppi, salici, si manifesta solo sul fondo di vallette,  dove riesce a costituirsi l’humus necessario alla crescita.

Il Vallone di Brenna in autunno

Sulle parti alte dei suoi declivi si mantiene il pino silvestre (Pinus sylvestris) come essenza prevalente, tuttavia ci sono molte altre varietà vegetali, dalle specie più comuni a quelle più rare od insolite: numerose le latifoglie, alberi e arbusti, le piante erbacee, tra cui l’arnica montana che testimonia la sua origine glaciale e l’erba della Brughiera, il “pajetùnMolinia cerulea.
Vinca minor



Citando la fauna, il territorio risulta popolato da rappresentanti di mammiferi, uccelli, pesci, anfibi, rettili, insetti…



Evonimo (Euonymus europeus)

I funghi della Brughiera Comasca sono moltissimi. Bisogna segnalare che sono stati dimezzati in questi ultimi 50 anni da incendi, inquinamenti e disboscamenti selvaggi, ma la loro crescita dà ancora luogo a spettacolari fruttificazioni con il numero di oltre 2000 specie.

Per tutte citiamo l’Amanita caesarea, Amanita phalloides, Boletus aestivalis, Boletus erythropus, Tricholoma portentosum, Tricholoma saponaceum, Russula cyanoxantha, Russula emetica, Lactarius deterrimus, Lactarius vellereus.


Felci (Matteuccia struthiopteris)


Numerosissimi i percorsi su sentieri diffusi in tutta l’area, solo alcuni però sono segnalati.

Il tempo presente è attraversato da una situazione storica dove la scienza continua ad indicare ciò che andrebbe fatto e la politica nega continuamente l’attuazione di questi suggerimenti.


Boschi, prati e zone verdi in genere sono sopravvivenza per l’intera società per il loro benefico effetto rilassante e ricreativo. Lo dimostra la fuga della gente dagli abitati per raggiungere la natura in ogni momento libero disponibile.
Lucio Brivio
Tutte le foto sono dell'Autore: © Lucio Brivio

Cita questa pagina:
Brivio L. (2014. Febbraio). Un territorio da conoscere: la Brughiera Comasca Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/02/brughiera-comasca.html

7 commenti:

  1. Caterina di Pavia25 febbraio 2014 22:22

    Roberto, mio marito, vorrebbe sapere se nella vostra Brughiera cresce il rovo come avviene qui da noi a Pavia. Nel parco del Ticino non possiamo addentrarci perché il sottobosco è invaso da rovi invalicabili.
    Unica consolazione a luglio, quando non ci sono funghi andiamo a raccogliere le more!
    Ciao.
    Caterina

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  2. Nell'agosto del 2012 son partito da Monza con un obiettivo: Monte San Primo nel Triangolo Lariano. Lì la felce "Matteuccia struthiopteris" cresce abbondante.
    Il viaggio ha dato il suo pregiato frutto .... Alla base di molte felci si è rinvenuto il fungo "Woldmaria crocea".
    Visto che la stessa felce cresce in brughiera a quota inferiore, si potrebbero cercare, magari a luglio, eventuali presenze di questi microscopici funghetti gialli!
    Annodarsi il fazzoletto .....!!!! (Nella speranza che nel frattempo non ci capiti un raffreddore...)
    Dante

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    Risposte
    1. Mi stai facendo letteralmente paura....ma quante ne sai?
      :-)
      Ciao

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    2. Meno di te .... :-) :-)
      Ciao

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  3. ...il rovo (Rubus fruticosus) è una specie vegetale estremamente diffusa, la si trova, più o meno, in tutti gli ambienti con natura "libera e abbandonata", cioe con interventi umani interrotti o sfruttamenti immediati e temporanei senza ripristino per il suo utilizzo.
    Ho notato che la sua diffusione e il rinforzo della sua crescita si manifesta con l'avvento di incendi. Quando un bosco od un costone di campi vengono bruciati, una o più volte, la radice del rovo rinvigorisce e in primavera la pianta si sviluppa sempre più rigogliosa e abbondante.
    Ne esistono parecchie specie, anche difficili da distinguere e molto ibridogene.
    In un bosco o foresta con ecosistema regolare, i rovi dovrebbero essere naturalmente contenuti in aree delimitate, senza molto interferire con altre specie, purtroppo molto spesso non è così.
    Le manomissioni dell'uomo nell'ambiente naturale, con tagli di boschi, incendi e molto altro, favoriscono in modo esasperato il proliferare di questa specie pioniera.
    Ciao lucio

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  4. Roberto di Pavia26 febbraio 2014 19:00

    Non è mia abitudine "parlare" con il computer... Ma visto che proprio a me è indirizzata la sua risposta sui troppi rovi, La ringrazio.
    Una volta nel bosco c'erano animali tenuti allo stato brado che ci facevano i sentieri e gente che raccoglieva legna.
    Ora è tutto più difficile, persino passeggiare!
    Saluti, Roberto

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