lunedì 5 maggio 2014

Genere Mycena

                                                     Mycena amicta                            Bruno De Ruvo ©
Un’impostazione diversa per il seguente, bellissimo post, scritto da Gianni Robich, grande esperto di questo interessantissimo Genere. Infatti egli vanta una vita di studio approfondito sul genere Mycena, la pubblicazione di una monografia (Mycena d’Europa) e tantissime pubblicazioni a carattere scientifico sulle “micene”... come le chiama lui.
Tempo fa gli ho chiesto un contributo per AppuntidiMicologia per aiutarci a conoscerle meglio. Un post non troppo lungo e soprattutto semplice, scritto per neofiti e per chi vuole avvicinarsi alla micologia. Poco dopo mi ha risposto manifestando il dubbio su cosa scrivere in poche righe.
Il suo dubbio è diventato un perfetto articolo che spiega la bellezza e le difficoltà dello studio di questo Genere, condensando nella sua risposta trent’anni di impegno per conoscerlo. Personalmente apprezzo il suo scritto, ma ancor più sarà apprezzato dai numerosi lettori di AppuntidiMicologia che avranno lo spunto per iniziare ad appassionarsi a questi piccoli, affascinanti funghi.
Grazie.

Caro Stefano,
ho tardato a rispondere alla tua lettera non per un atto di scortesia, ma per riflettere bene a quanto mi hai chiesto alcuni mesi fa e cioè preparare uno scritto su “micena” da pubblicare sul tuo “AppuntidiMicologia”, qualcosa di non impegnativo, quasi una curiosità (vado a memoria). Io, forse avventatamente, ho acconsentito, purché mi lasciassi un poco di tempo, visto che da pensionato sono più impegnato di quando ero al lavoro.


                                            Mycena inclinata                           L. Ponzoni ©
Ho riflettuto molto nella stesura di un breve scritto, qualcosa che possa attirare l'attenzione del lettore e che non sfiori la parte scientifica, generalmente, questa, non propriamente attraente per il raccoglitore della domenica o per l'interessato a funghi più appariscenti nelle forme e nelle misure, o più sostanziosi (quest'ultimo aggettivo nel senso di funghi interessanti e nutritivi, appurato che gran parte degli appassionati micologi va per funghi per appagare la vista, la conoscenza e perché no, anche il palato). Per quanto attiene la vista ed il palato le “micene” non suscitano grande attrazione, anzi, oserei affermare che vengono sistematicamente ignorate (come d'altronde io mi comporto nei riguardi di tutto quanto non è di mio gradimento, in breve, di tutti gli altri funghi).
Nelle brevi passeggiate alla ricerca di “micene” (sfiora quasi i trent'anni il mio impegno verso questi piccoli funghetti) ho cercato di attirare l'attenzione di qualche raro, occasionale, accompagnatore e fargli osservare, con la lente, alcuni caratteri che sembrano insignificanti o non percettibili con la sola vista. Ma l'attenzione da parte del mio accompagnatore durava molto poco.
      Mycena leptophylla    G. Robich ©

Pertanto, cosa posso scrivere di queste piccole entità che sembrano fare di tutto per non attirare l'attenzione? 
A parte qualcuna, in verità poche, con cappelli piuttosto appariscenti (si fa per dire, visto le loro misure), di colore rosso, bianco, giallo, le altre si presentano con cappelli bruni o grigi in toni più o meno marcati, fra di loro mescolati, con o senza riflessi, sfumature e tonalità gialle, avorio, verdi, blu, rosse, ecc. 
E cosa posso dire di quelle “micene” che appena uno le tocca o inavvertitamente le prende in mano, si trova con le dita appiccicose per la presenza sul gambo e sul cappello di uno strato di materia gelatinosa più o meno spessa? 
Alle volte questo strato è talmente spesso da poterlo staccare dal gambo con le dita. 
Una curiosità di queste “micene” è che anche l'orlo delle lamelle è coperto da un sottile strato di materia glutinosa. È possibile, in questo caso, staccare il filo di glutine dall'orlo servendosi di un semplice ago. Operazione, questa, che si rende necessaria per osservare al microscopio i cheilocistidi, poiché con l'asporto, il filo di materia glutinosa porta con sé anche i cheilocistidi. Penso sia superfluo segnalare che l'osservazione di questi cistidi al microscopio può presentare qualche difficoltà.


       Mycena galopus    G. Robich ©
Che altro dire se non che alcune “micene” emettono un liquido più o meno acquoso alla frattura o al semplice tocco? 

Un liquido che può essere di colore bianco, giallo, rosso e rosso-bruno, secondo la specie, e si evidenzia prevalentemente con la frattura del gambo o del cappello. 
Il raccoglitore attento, colui che osserva nei particolari il fungo prima di raccoglierlo, non mancherà di notare una eventuale piccola chiazza sul cappello di una di queste specie con lattice, una piccola alterazione di colore dovuta al tocco di un insetto o di un filo d'erba. Andando per ”micene” mi servo sovente di un ago, che non manco mai di portarmi appresso insieme alla lente ed attrezzi vari, e che uso quando sono nel dubbio di trovarmi in presenza di una Mycena con lattice. 
È sufficiente pungere il cappello o il gambo per osservare la gocciolina di liquido che ne scaturisce.

Caro Stefano, che altro dire di non strettamente scientifico e non impegnativo su questi piccoli funghi che possa interessare il lettore di “AppuntidiMicologia”?
Ciao
Gianni Robich
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Maggio).Genere Mycena .Estratto da AppuntidiMicologia ©

http://www.appuntidimicologia.com/2014/05/genere-mycena.html

6 commenti:

  1. ...penso che il genere "Mycena " sia uno dei più accattivanti, sia per frequenza e abbondanza che per numero di specie nelle sue generose manifestazioni regalateci dalla natura. Spesso nel bosco, tronchi e ceppi sono invasi da numerosissimi esemplari, sviluppo che viene realizzato da varie specie di questo genere e lo spettacolo è effettivamente da "favola". Genere, tra l'altro, utilissimo per la biodegradazione dei cascami vegetali. Perciò Viva il genere "Mycena". Ciao ...lucio

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  2. Alberto di Biella6 maggio 2014 22:21

    Questi piccoli funghi poco considerati, sono in realtà un vasto mondo da scoprire.
    ricordo l'enorme difficoltà da me incontrata una decina di anni or sono, nel distinguere i generi: Mycena, Conocybe, Coprinus, Panaeolus, Marasmius, Collybia etc. etc. per me tutti uguali!
    Erano i tempi dei funghi trifolati o fritti o alla piastra o dei porcini essiccati o sott'olio.
    Poi si scopre che la mensa si riempie in fretta mentre le conoscenze languono e queste diventano il desiderio principale.
    Qualche buon libro, qualche serata nei circoli micologici e si incomincia a girar per boschi con la macchina fotografica ed il libro sotto braccio.
    In qualche decina d'anni imparerò ancor di più a valutar meglio le mie ...... incompetenze!!!
    Alberto

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  3. Dalla lettura di questo post si evince chiaramente, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto è complesso, e altrettanto affascinante, il mondo dei funghi. Tanto di cappello a Robich che ha scelto questo genere "difficile" per approfondire le sue conoscenze, grazie alle quali oggi ha potuto descriverci con competenza alcune caratteristiche peculiari. Da oggi, poi, ci sentiamo stimolati, anche solo per fotografarli, a prestare maggior attenzione ai funghi che finora non sono entrati nella sfera dei nostri interessi.
    Luciano

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  4. Con grande attenzione ho letto e riletto il vostro articolo sulle micene.
    Sono preoccupata dall'uso abbastanza continuativo di funghi che faccio qui in casa mia.
    Io sono celiaca da quindici anni. La scoperta è avvenuta dopo che son diventata mamma. Da allora al bando ogni alimento con glutine.
    Se i funghi contengono glutine come i chiodini ed altri, io quali rischi potrei correre, visto che mio marito è un appassionato cercatore ed anche a me piacciono... Forse qualche piccolo disturbo potrebbero procurarmelo ?
    Grazie,
    Giovanna

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    Risposte
    1. Gent.ma sig.ra Giovanna,
      mi permetto di risponderLe su un tema che ha sfiorato anche me.
      I funghi in quanto tali, sono tutti idonei ai celiaci (i loro condimenti o impanature esulano ovviamente dal contesto).
      Gianni Robich ha chiamato "gelatina" o "materia glutinosa" quella che dovrebbe essere una mucillagine (tipica nei Mixomiceti o in molte piante grasse).
      Il dubbio nasce dal nominare "glutine" quello che il sig. Gianni stacca dal filo della lamella per vedere al microscopio i cheilocistidi.
      E' quindi accettabilissimo dire "gelatina glutinosa" nel senso di "mucillaginosa" ma è cosa ben diversa dal glutine che è un complesso proteico presente solo in alcuni cereali a Lei ben noti.
      Cordialmente, Dante

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    2. Complimenti!
      Grazie per il contributo nutrizionale.
      Ciao
      stefano

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