lunedì 27 ottobre 2014

Ancora avvelenamenti

Casi di avvelenamento falloideo in Calabria.

Ho chiesto all'amico Ernesto Marra di informarmi sui gravi casi di avvelenamento avvenuti in questi giorni in Calabria, consapevole comunque che si tratta di una goccia nel mare di intossicazione da funghi che si registrano in tutta Italia.

Siamo sicuri?
Accolgo volentieri l’invito di Stefano a fornire, tramite AppuntidiMicologia, alcune precisazioni sui casi di avvelenamento da funghi registrati in Calabria e che di recente sono balzati tristemente all’attenzione nazionale con l’aggiunta di qualche particolare di fantasia. 

Quasi negli stessi giorni, tre persone di un nucleo familiare in provincia di Reggio Calabria e quattro di un nucleo familiare della provincia di Cosenza si sono trovati ad affrontare le devastanti conseguenze della sindrome falloidea da avvelenamento.
Nel caso di Reggio la confusione è avvenuta tra funghi che normalmente venivano consumati, Macrolepiota procera, e funghi che erano, a detta del raccoglitore, delle “mazze di tamburo però molto più piccole”. Questo particolare riferito da uno dei pazienti è stato il solo elemento che ha fatto vagamente ipotizzare, “a posteriori...”, il consumo di Lepiote mortali. I tre hanno sfiorato il trapianto d’organo, fino a quando il protocollo terapeutico per avvelenamento falloideo fornito dal CAV, ancora una volta, ha dato i suoi frutti.

Analogo, ma più angosciante copione, si è ripetuto nella provincia di Cosenza, dove la raccolta riguardava, a detta dello sfortunato raccoglitore, solo dei presunti prataioli che  avevano però “lamelle bianche” (inizialmente rosate e poi color cioccolato nel Prataiolo Agaricus campestris).
Anche in questo caso l’ipotesi sul fungo incriminato si è potuta concretizzare “a posteriori..”,   e ancora più tristemente, dopo il decesso di uno dei familiari ed il  trapianto d’organo ad una giovane donna che aveva partecipato al pasto. Funghi raccolti nello stesso luogo e mostrati  finalmente al  Micologo si sono rivelati essere Lepiote, in corso di identificazione di specie. 
Le notizie divulgate, nel frattempo, riportavano due decessi e non uno e, con molta creatività, veniva tirata in ballo, dai mezzi di informazione, una improbabile “Amanita verna” come specie responsabile.   

Utilizzo questo spazio per rimarcare quello che dovrebbe essere ormai un concetto assodato: sia l’intossicazione da funghi che il più grave avvelenamento falloideo non sono eventi ineludibili il cui esito è da considerare fatalmente scontato. Sono ben tre le figure professionali che il Servizio sanitario pone a proprio carico: il Medico, il Micologo ed il Tossicologo
Con il loro operato congiunto, contestuale e sinergico, ciascuno per le proprie specifiche competenze, possono contrastare con successo tali eventi. 

Rivolgiamoci al Medico ai primi sintomi che dovessero insorgere dopo il consumo di funghi, rivolgiamoci al Micologo in modo preventivo per il controllo di ciò che intendiamo mettere nel piatto e chiediamo il suo intervento, unitamente a quello del Tossicologo, all’arrivo del paziente al Pronto Soccorso, tenendo sempre presente che di avvelenamento falloideo … nei casi più fortunati si può anche NON morire. 
Ma dobbiamo evitare l’intossicazione, blanda o feroce che sia! 

La prevenzione, cioè il controllo dei funghi da parte di esperti prima del consumo, è la regola che ogni cercatore deve assolutamente rispettare!

Ernesto Marra
Cita questa pagina:
Marra E..(2014. Ottobre).Ancora avvelenamenti. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/10/ancora-avvelenamenti.html


lunedì 20 ottobre 2014

C’era una volta



Come tutte le fiabe a lieto fine, anche questa inizia così!

“Funghi…belli da vedere, ma non sempre buoni da mangiare!”  è una pubblicazione a cura del Centro Antiveleni di Milano. Scritta dall’infaticabile Francesca Assisi, con le accattivanti illustrazioni di Rossana Borghini,  è un semplice ed efficace strumento educativo che aiuta grandi e piccini a capirequali rischi si corrono se vengono raccolti e consumati funghi senza un preventivo controllo da parte degli Ispettorati Micologici.

Non è un lavoro a caso, questo di Francesca, che l’ha ideato e fortemente voluto. Dietro la sua caparbietà, ancora una volta si celano dei numeri che riportano ad una situazione preoccupante:

Nel periodo 2009 – settembre 2014 il Centro Anti Veleni ha fornito consulenza per 433 bambini (13% di tutti i pazienti seguiti): tra questi, il più piccolo dell’età di 9 mesi, un tredicenne con gravissima epatite da Amanita phalloides e successivo trapianto di fegato. In 341 casi è stato necessario un periodo di osservazione in ospedale e per 11 di essi il ricovero in terapia intensiva; i restanti 81 casi sono stati affidati alle cure del pediatra di base.”

Un dato importante è conoscere le modalità che hanno portato all’ingestione di funghi da parte di questi bambini:

25% ingestione di fungo o parte di esso proveniente da giardino o prato.
14% ingestione di funghi controllati(1) con manifestazione di sintomi vari.
61% ingestione di funghi raccolti e consumati con gli adulti senza il preventivo controllo         micologico con insorgenza di sintomi con diversa latenza di comparsa.
(1) Per funghi controllati si intendono quelli immessi nel circuito commerciale (vendita-ristorazione)
                                                                                                               (dati ottobre 2014 C.A.V. Milano Niguarda)

Purtroppo questi numeri non sono una fiaba e non sempre i protagonisti hanno conosciuto un lieto fine!

Ho avuta la fortuna di avere alcune copie della pubblicazione ed è stato proprio un piacere sfogliarla, gustando le illustrazioni ed i testi che, nel loro insieme, mi hanno riportato all’infanzia, a quei libri di fiabe che tanto mi piaceva far leggere e rileggere ai grandi, fino al loro sfinimento.

Al termine della fiaba una simpatica presentazione dei personaggi ci aiuta a capire quali gravi errori si possono compiere quando ci si comporta in modo superficiale.
Non vado oltre, rischierei di rivelarvi troppo…
Cliccando qui potrete scaricare la fiaba dal sito del Ministero della Salute contribuendo così alla sua condivisione e, perché no, alla sua diffusione.


Buona lettura
Stefano Balestreri


Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Ottobre).C’era una volta. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/10/cera-una-volta.html

lunedì 13 ottobre 2014

E' tempo di mostre

Un post dell'Amico Luciano che mi permetto di dedicare a tutti gli Amici del Gruppo micologico A.M.B. di Desio.  Grazie!

La Mostra è pronta!
Andar per funghi è una bella passione che a volte viene gratificata con bottini al di là di ogni aspettativa, non sempre per la quantità, spesso solo per la qualità: il micologo apprezza qualsiasi specie, ma quella rara esalta la sua soddisfazione, perché gli fornisce la possibilità di approfondire le sue conoscenze; il micofago punta la sua attenzione sulle specie edibili, che spesso contemplano solo poche unità, e si sente appagato quando il cestino è pieno o quando si imbatte in qualche esemplare di notevole peso (metti un porcino sano che superi il mezzo chilo) o di alto valore culinario, vuoi un bell’ovulo (Amanita caesarea) o un paio di bronzini (Boletus aereus). 

Due modi diversi di approcciarsi al mondo dei funghi, entrambi motivati da un interesse di queste persone verso la Natura.

Determinazioni non stop!
Micologi e micofagi trovano sempre il punto d’incontro dei loro obiettivi quando devono allestire una mostra. Allora lo scopo delle uscite è la ricerca del maggior numero di specie, indipendentemente dalla commestibilità o dalla loro rarità: un grande locale pieno di funghi è un’attrazione per chiunque, visitatore inesperto o competente, poi ciascuno di essi cercherà nell’esposizione ciò che più può soddisfare le proprie curiosità.

Una mostra richiede sempre un grande impegno da parte del Gruppo micologico che la organizza: si tratta di procurarsi i funghi (uscite su uscite, soprattutto nella settimana precedente l’esposizione), di classificarli (un lavoro che coinvolge più esperti, in quanto i funghi dalle caratteristiche dubbie sono sempre presenti), di dotarli di “targhetta” di riconoscimento, di predisporre la sala con i piani d’appoggio sufficienti, di esporre il raccolto secondo criteri ben definiti e nel modo più chiaro e accattivante possibile…

Guidato da Maria Luisa Brenna, anche quest’anno il Gruppo micologico di Desio ha allestito una superba mostra nelle storiche sale di Villa Cusani Tittoni Traversi, un bel colpo d’occhio per il numeroso pubblico che l’ha visitata e per gli esperti provenienti da altri Gruppi che hanno trovato modo di confrontarsi con i micologi locali su alcune delle specie esposte. 


Stupore al microscopio!
Un altro traguardo raggiunto con lo scopo di rendere omaggio a ciò che la Natura ci offre spontaneamente, una ragguardevole raccolta di forme e di colori che ha calamitato l’attenzione anche di visitatori in giovane età, i più desiderosi di osservare i particolari dei funghi attraverso le lenti del microscopio. 

A loro, agli studenti delle scuole desiane, è stato riservato l’ingresso di oggi, lunedì, oltre all’incontro che si è svolto la scorsa settimana in alcune classi. 

È un percorso, questo con i giovani, a cui il Gruppo tiene particolarmente perché, oltre ad offrire loro l’opportunità di ricevere informazioni scientifiche a diretto contatto con questi meravigliosi prodotti della Natura, è utile per scardinare quelle conoscenze errate che spesso sono già parte del loro bagaglio culturale.

L’informazione, quella che serve per dare ai profani un principio di conoscenza del complesso mondo dei funghi affinché sia evitata la superficialità nella raccolta, è stata abbondantemente elargita dagli esperti del Gruppo, i quali conoscono il valore della prevenzione dei mal di pancia, se non di peggio.

Dietro le quinte si lavora......
Ben vengano, allora, tutte le mostre che i diversi Gruppi micologici organizzano soprattutto in questo periodo autunnale: oltre ad essere la testimonianza della loro vitalità, sono una ricchezza per il loro territorio.
Luciano Ponzoni
Cita questa pagina:
Ponzoni L. (2014. Ottobre).E’ tempo di Mostre Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/10/e-tempo-di-mostre.html

lunedì 6 ottobre 2014

Hypholoma fasciculare

                     Hypholoma fasciculare       ©   L. Ponzoni
Zolfino o falso chiodino sono gli appellativi più noti per questo fungo. Personalmente preferisco il primo, perché il suo colore richiama in qualche modo quello dello zolfo.
Falso chiodino mi sembra improprio: di falso qui non c’è nulla e non può certo essere sosia del chiodino (Armillaria mella). Forse lo si può scambiare con Flammulina velutipes o Kuehneromyces mutabilis ...forse.

Certo il modo di presentarsi in grandi cespi, la silhouette e l’habitat di crescita su tronchi possono confondere... ma solo quei cercatori della domenica completamente a digiuno di conoscenze micologiche!

L’etimologia del nome è l’insieme di alcune caratteristiche distintive: Hypholoma: hùfos = tessuto e loma = orlo, ovvero che ha l’orlo con tessuto, per la caratteristica di avere il contorno del cappello ornato da frange, residui dell’anello nelle fasi iniziali di crescita, non sempre facilmente visibili; fasciculare per la caratteristica crescita fascicolata. 

        Particolari in H. fasciculare    ©  L. Ponzoni

Lo zolfino ha una colorazione che spazia dal giallo zolfo iniziale fino al color mattone a maturità. 

Ritroviamo queste tinte su tutto il corpo fruttifero con qualche tonalità aranciata.

L’imenio è inizialmente composto da lamelle adnate al gambo di color zolfo, che potremo ritrovare verdognole ed infine bruno-olivastre con la maturazione delle spore in massa.

L’incauto consumo di questi funghi, che può avvenire nonostante il sapore amaro della carne, è causa di una sindrome gastroenterica con possibili complicanze epatiche.

Hypholoma sublateritium    © S. Balestreri
Prossimo al fasciculare e di commestibilità dubbia è l’H. sublateritium, di maggiori dimensioni e robustezza, di  colorazione mattone e con carne meno amara.

È da veri esperti, invece, distinguere L’Hypholoma capnoides dal fasciculare: bisogna valutare attentamente le tonalità di colore (molto simili), il sapore all’assaggio (carne dolce nel capnoides) e ricordarsi che, a maturazione, le lamelle non assumono tonalità verdastre, ma grigio violetto.
Hypholoma capnoides   © Rolf Faber
Lasciamo che l’incontro con questi miceti durante le passeggiate autunnali ci lasci stupefatti: la loro abbondante crescita negli angoli del bosco ci regala incantevoli macchie di colore, da gustare con la vista e non con il palato.
Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Ottobre). Hypholoma fasciculare Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/10/hypholoma-fasciculare.html
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