lunedì 17 novembre 2014

Tricholoma equestre

                                          Tricholoma equestre                 © Emilio Pini
Sembra proprio che l’autunno si stia manifestando come dovrebbe: calo delle temperature, piogge (fin troppo abbondanti...) e nebbie, nonché esplosione di colori tipici in ogni ambiente naturale. 
Con queste condizioni non si può far altro che pensare ai funghi che cresceranno ancora fino alle prime gelate: i Tricholomi.

Tra i più ricercati per le sue qualità nella preparazione dei piatti va ricordato il Tricholoma portentosum, anche se fino a qualche anno fa il migliore in assoluto era considerato il Tricholoma equestre (sin:.Tricholoma flavovirens S. Lundell 1942), conosciuto come il fungo dei cavalieri. 

Questo fungo era largamente utilizzato non solo da noi, ma anche nel resto d’Europa. 

Dal 1992 all’anno 2000, però, è salito agli onori delle cronache per aver causato ben 12 casi di avvelenamento in Francia, con tre decessi, per il suo consumo in pasti ripetuti.

È un fungo di colore giallastro il cui cappello carnoso misura 7-12 cm di diametro; il gambo, cilindrico, massiccio, talvolta tozzo, mediamente può avere un'altezza uguale al diametro del cappello. 

L'imenio è formato da fitte lamelle giallastre, mentre le spore in massa sono bianche.

La cuticola del cappello, leggermente vischiosa, ricoperta fittamente da sottile squamettatura aranciato-rossastra, può essere asportata con facilità. La carne al taglio è bianca, leggermente giallina verso l’esterno, e profuma piacevolmente di farina fresca. 

L’habitat tipico di crescita è il bosco di pino e latifoglia con terreno sabbioso.
Può essere confuso con altre specie, come Tricholoma auratum, Tricholoma aestuans e Tricholoma sulphureum.

                   Tricholoma equestre var. auratum       © Emilio Pini
Il nome del genere Tricholoma deriva dal greco antico trichos = capelli e loma = margine, cioè fungo con orlo del cappello “peloso”, caratteristica che tuttavia riguarda un numero limitato di specie.

Il  Tricholoma equestre fu descritto da Linneo nel 1753 con il nome Agaricus equestris ed in seguito da Persoon che, nel 1793, lo classificò come Agaricus flavovirens. La denominazione “equestris”  prevalse su “flavovirens”, che è un riferimento al suo colore.


Relativamente alla commestibilità ed agli episodi di avvelenamento, proverò nei prossimi posts a chiarire quanto successo e quali sono le potenziali conseguenze sulla salute di chi li consuma.
Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2014. Novembre).Tricholoma equestre. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2014/11/tricholoma-equestre.html

6 commenti:

  1. Giovanni Acquaviva18 novembre 2014 07:38

    Non è certo che il responsabile della rabdomiolisi sia Tricholoma equestre, anche se, nel dubbio, è meglio astenersi dal suo consumo.
    D'altronde in Italia la specie è stata cancellata dall'elenco delle specie commestibili e commerciabili con un'ordinanza dell’allora Ministro della Salute, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 28 agosto 2002.
    Sembra più probabile che la micotossina responsabile della grave patologia sia in realtà un parassita di questa specie, presente in alcune regioni costiere della Francia, ma non in Italia.
    Io ho sentito parlare di 9 decessi su una trentina di casi accertati.
    Personalmente, nelle rare occasioni in cui l'ho trovato, ho sempre consumato Tricholoma equestre senza alcuna conseguenza negativa, mai però in quantità, e mai in più pasti successivi.
    Lo ritengo anche un buon fungo dal punto di vista organolettico... ma questo di certo non fa testo, perchè so per certo, per aver personalmente parlato con sopravvissuti all'ingestione di Amanita phalloides, che anche questa specie ha un ottimo sapore.
    Leggerò con attenzione il seguito, perchè sono particolarmente interessato all'argomento.

    cordiali saluti
    Giovanni Acquaviva

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  2. Senza dubbio sara' un fungo pericoloso,ma anche molto discusso, sulla sua commestibilita' si sono espressi eminenti micologi e studiosi e non si è riusciti a capire ancora quale sia stata la tossina responsabile dei decessi,che poi sono stati solo quelli e solo in un determinato territorio,mentre da noi la si continua a consumare senza avere alcuna sintomatologia,comunque come diceva il signor Giovanni si è parlato anche di RABDIOMIOLISI,tossine che si accumulano nei tessuti muscolari nel corso degli anni,ma a quanto ne so' anche questo studio sta ancora allo stadio larvale.I nostri micologi dicono (a ragione) di non consumare questo micete in quanto sospetto di gravi intossicazioni.Ciao alla prossima

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  3. Grazie a tutti per i commenti.
    Vedrò di rispondere, chiarire o aumentare i dubbi con il prossimo post.
    ciao
    Stefano

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  4. Volfango Gualandi23 novembre 2014 00:32

    Quella del Tricholoma equestre (o flavovirens), secondo me è una vicenda mai chiarita abbastanza. I dodici casi di avvelenamento verificatisi in Francia, di cui tre mortali, sono stati descritti a suo tempo con una sintomatologia (rabdomiolisi) del tutto nuova, almeno, mi sembra, per quello che concerne i Tricholomi. Sempre a quel tempo, anche il micologo francese Azema era rimasto alquanto perplesso per non dire incredulo e così dicasi per A. Riva, autore della nota monografia sui Tricholomi. Poi in molti hanno creduto di individuare in altre specie, ma sempre di Tricholomi somiglianti, le possibili cause di quegli strani episodi. Fatto sta che nel luglio del 2002, l'allora ministro della sanità Sirchia, emanò il decreto (che porta il suo nome) che vieta la raccolta, la detenzione ed il commercio di quel fungo. Decreto che non so se sia mai stato convertito in legge ma non so se sia mai stato discusso o contestato da qualche micologo esperto italiano. Lo dico perchè mi sembra che qui in Italia non si è mai verificato nessun episodio di avvelenamento sicuramente riconducibile a quel fungo e per di più so di qualcuno che continua a consumarlo prima e dopo i fatti francesi, senza problemi di sorta ed anzi apprezzandolo alquanto dal punto di vista culinario. Infine, ma anche qui, purtroppo non ho elementi, non so se i Tricholomi francesi provenienti da quei luoghi sospetti, siano mai stati analizzati (ad esempio con tecniche gascromatografiche o HPLC o, ancora gas-massa) in confronto con funghi della stessa specie ma provenienti ad esempio da località italiane, o spagnole o nord-africane. Se i tipi francesi contenessero sostanze sensibilmente diverse (anche se non perfettamente identificate) dagli altri, allora si potrebbe pensare che quanto successo in Francia sia da accettare senza riserve, da un lato, ma rimarrebbe comunque da spiegare il motivo per cui qualcuno in Italia continua a consumare quel fungo, raccolto ad esempio in Valtellina, senza alcuna conseguenza.
    Cordiali saluti,
    Renzo

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  5. Anche in Spagna si continua a consumare abbastanza frequentamente anche se non come prima delle intossicazioni francesi e non ho avuto sentore alcuno di malesseri. Comunque essendo io accostatomi alla micologia da poco non ho mai assaggiato il Tricholoma equestre e con tutte queste contrastanti notizie credo che resterò con la voglia di conoscerne la bontà, da molti raccontatami.

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