lunedì 30 marzo 2015

Il segreto del Marzuolo


Hygrophorus marzuolus in faggeta
Ho trovato un interessante articolo sul sito spagnolo www.cestaysetas.com che cerca di svelare ai raccoglitori i segreti per una fruttuosa raccolta dell’Hygrophorus marzuolus in questa stagione.
Tradotto e riadattato, lo pubblico volentieri per i lettori di AppuntidiMicologia, ma anche per me stesso, cercando di far tesoro di quanto descritto per future proficue raccolte a scopo… di studio.

“Si cela un mistero dietro l’Hygrophorus marzuolus, che sembra disponibile solo per pochi eletti e che pretende, soprattutto per essere scovato, una grande conoscenza da parte dei cercatori, anche perché è forse uno dei funghi più difficili da trovare. Cercheremo quindi di svelare alcuni misteri e trucchi che vi faranno aprire gli occhi  per poter aver successo  in questa stagione. Speriamo!

Quando spunta il marzuolo?

In molti casi è associato alla neve. Lo troviamo ritratto in molte immagini (
sul web ma anche sui libri) in gruppi ed esemplari nelle vicinanze della neve. Non è esattamente così: in realtà il Marzuolo gradisce lo scongelamento. Infatti il micelio si attiva dopo circa 10 giorni di temperature positive per tutta la giornata. Però una nevicata primaverile può nasconderli sotto il suo manto, una volta apparsi.

La comparsa in questa stagione, a differenza dei marzuoli autunnali, avviene prima alle basse quote per poi salire con l’avanzare della primavera. In autunno naturalmente è l'opposto (
la crescita autunnale non è sempre presente o è meno abbondante).

Hygrophorus marzuolus in boscho di aghifoglia
Nell’articolo degli amici iberici vengono segnalati periodi ed aree geografiche di comparsa dell’H. marzuolus in Spagna.
Con le dovute cautele e trasposizioni logiche cercherò di riportare ciò che dovrebbe succedere qui in Italia, approfittando anche di diverse segnalazioni di amici.

Le prime apparizioni avvengono solitamente lungo la dorsale appenninica, naturalmente alle quote più basse già a fine febbraio per poi salire gradatamente. Da marzo in avanti, partendo sempre dal basso, si presentano al nord, sulle Alpi, per continuare fino a maggio. Non mi spingo oltre nelle considerazioni e nei consigli, è buona regola in questi casi fare diverse valutazioni che comunque non sempre ci porteranno copiose raccolte. Ho avuto conferma da un amico del ritrovamento di marzuoli nel periodo natalizio in Valseriana, località dove solitamente questi funghi “escono” ad aprile su determinati versanti!

Facciamo comunque tesoro di quanto riportato di seguito: queste informazioni, condite con la nostra esperienza e l’infallibile fiuto, chiuderanno il cerchio!

Quali sono i segreti per cercarlo?

Raccontiamo, generalizzando, alcuni trucchi per trovarlo.

Le quote di crescita vanno dal basso all’alto, cioè inizialmente si trovano a livelli inferiori.
Predilige terreni acidi, dove solitamente troviamo Boletus edulis e Cantharellus, in boschi misti di faggio e aghifoglia
Di solito non compie molti sforzi per farsi trovare, spesso lo vediamo solo per il cappello nerastro quasi interrato.
In boschi di latifoglia si associa bene al Leccio, Cerro, Quercia, Castagno ed arbusti come l’uva ursina.
Preferisce pendii ripidi e liberi da sottobosco, tra aghifoglie e distese di faggio.
Un buon trucco è quello di guardare le aree in cui appare Boletus pinophilus, perché condivide lo stesso habitat e lo stesso pH del terreno, mentre è diverso il periodo di crescita.
Di solito appare in gruppi: se si trova un esemplare… guardiamoci bene attorno. Non dimentichiamo che sono ben mimetizzati.
Gli animali sono i primi che lo trovano: se vedete tracce e resti dei funghi rosicchiati, siete nel posto giusto.
Per apparire necessita di temperature costanti tra 0º e 15º per 10 giorni.
Soffrono molto le giornate calde, che ne bloccano le “ fioriture”.

Naturalmente, visto il periodo di crescita primaverile, il sito www.cestaysetas.com dispensa anche consigli sulla sicurezza personale durante la raccolta. Val la pena di ribadirli: in questo caso la ridondanza, pur con qualche eccesso, non fa male.

Hygrophorus marzuolus 
Quindi:
attenzione, perché in questo periodo per andare per marzuoli il tempo può essere molto avverso: basse temperature, freddo, neve o ghiaccio sui sentieri. Cerchiamo di essere ben equipaggiati.

Portiamo uno zaino al posto del cesto per lasciare libere le mani ed indossiamo i guanti: è il modo migliore per mantenerle calde.
Portiamo un poncho impermeabile per non essere sorpresi dai capricci improvvisi delle pioggerelle primaverili.
Usiamo le ghette a protezione di pantaloni e scarponi …e delle nostre gambe.
Usiamo il bastone per salire e scendere dai pendii: ci può essere ancora neve!
Usiamo il GPS: in queste giornate ancora fredde un’improvvisa nebbia ci può far perdere l’orientamento.
Indossiamo sempre qualcosa che ci permetta di essere visti, portiamoci un fischietto nel caso ci dovessimo perdere: sono utilissimi per richiamare l’attenzione.

Nello zaino portiamo un kit di pronto soccorso per ogni evenienza.

Ora sappiamo sicuramente di più del marzuolo, ma se qualche lettore avesse informazioni da aggiungere ne possiamo parlare qui!

Si ringraziano gli amici del sito: www.cestaysetas.com per l'autorizzazione all'uso del testo e delle immagini


Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2015 Marzo).Il segreto del Marzuolo Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/03/il-segreto-del-marzuolo.html




lunedì 23 marzo 2015

Corso Micologo Regione Liguria



Sedi del corso
Moduli didattici Regione Liguria Piazza della Vittoria 15. Università di Genova DISTAV Viale Benedetto XV, 5. Moduli residenziali Strutture ricettive ubicate in ambiente montano, Sassello (Savona), Provincia di Cuneo e Altopiano di Piné (Trentino). 

Titolo di studio richiesto Il requisito minimo per l’ammissione al corso è il diploma di scuola secondaria di secondo grado (scuola media superiore di durata quinquennale).
Numero massimo di ammessi: 40. Il corso sarà attivato solo se sarà raggiunto il numero minimo di partecipanti. 

Qualifica
La qualifica di Micologo è stata introdotta dal DPR 376 del 1995, e definita dal D.M. 29 novembre 1996, n. 686 del Ministero della Salute: “attività di riconoscimento e di controllo dei funghi epigei, nell’ambito di strutture pubbliche o private, è svolta dai soggetti in possesso dell’attestato di micologo” 
Esami intermedi: Sono previsti il superamento della prova pratica svolta alla fine della prima sessione, per l’accesso alla seconda; e il superamento dell’esame in itinere di microscopia, per l’accesso all’esame finale. 
Esami finali: Sono ammessi i candidati con almeno il 75% delle presenze; gli esami si svolgeranno con le modalità previste dal D.M. 686/96. 
Attestato di Micologo Regione Liguria rilascerà l’attestato di Micologo ai sensi del D.M. 686/96 ai candidati che supereranno l’esame finale, inserendoli nel Registro regionale, inoltre comunicherà i nominativi al Ministero della Salute per l’inserimento nel Registro nazionale dei Micologi. 

Progetto didattico
Micologia generale 7,5 ore; Ecologia 3,5 ore; Botanica forestale 6,5 ore; Morfologia dei macromiceti 7,5 ore; Classificazione dei funghi 11,5 ore; Micologia ispettiva I - 174,5 ore; Micotossicologia 24,5 ore; Microscopia 22 ore; Micologia ispettiva II 21,5 ore; Legislazione 10,5 ore; I funghi nell’alimentazione e nel commercio 10,5 ore. Il progetto contiene 170,5 ore di parte pratica finalizzata alla determinazione dei funghi epigei spontanei, suddivisa in: • 87,5 ore nella prima sessione • 83 ore nella seconda sessione 
Tale parte sarà svolta creando gruppi di 14 allievi massimo che lavoreranno con un singolo docente; saranno effettuate: escursioni guidate in territorio ligure (8 ore nella prima sessione, 4 nella seconda); settimane residenziali fuori regione Liguria, che comprendono escursioni + pratica ispettiva al tavolo (37,5 ore per sessione); attività di pratica ispettiva al tavolo, svolta in sede (42 ore nella prima sessione, 41,5 nella seconda).

Docenti
Elia Ambrosio, Micologa, Dottorato in Botanica con specializzazione in macrofunghi, Università degli studi di Genova. 
Maurizio Bissoli, Medico, Micologo, Centro Anti Veleni Milano-Niguarda. 
Fabrizio Boccardo, Illustratore scientifico, Autore di testi sui macrofunghi. 
Paolo Davoli, Chimico, Specializzazione in Chimica dei metaboliti fungini. 
Simone Di Piazza, Dottorato in Botanica con spec. in tartuficoltura. UNIGE Marco Floriani, Docente di corsi di formazione e aggiornamento per Micologi, Gruppo Micologico Bresadola Trento. 
Francesco Golzio, Specializzazione in Igiene, Micologo, Dirigente Biologo ASL 6 Ciriè – Torino. 
Giuseppe Plutino, Medico, Ministero della Salute – USMAF Genova. 
Fabio Silvano, Micologo, Coord. Ispettorato Micologico ASL 3 Genova. 
Nicola Sitta, Micologo, Libero professionista. 
Luciano Tofani, Specializzazione in Igiene e medicina preventiva, Micologo, Dirigente medico ASL 5 La Spezia. 
Mido Traverso, Esperto in micologia pratica-ispettiva, Autore di numerosi testi sui macrofunghi del territorio italiano. 
Claudia Turcato, Dottorato in Botanica con specializzazione in flora e vegetazione, Università degli Studi di Genova. 
Alfredo Vizzini, Docente di Micologia sistematica ed esperto di ecologia e tassonomia dei macromiceti, Università degli Studi di Torino. 
Mirca Zotti, Docente e Responsabile del Laboratorio di Micologia, Università degli Studi di Genova. Ente gestore del corso: Micamo s.r.l. Spin Off dell’Università degli Studi di Genova 

Tutta la documentazione è disponibile e scaricabile sul sito www.micamo.com 
Coordinamento didattico Dr. Nicola Sitta e Dr.ssa Mirca Zotti. 
Per informazioni Nicola Sitta, tel. e fax 0534/53084; e-mail: nicolasitta@libero.it
Mirca Zotti, tel. 010/2099378; e-mail: mirca.zotti@unige.it


lunedì 9 marzo 2015

Chlorociboria aeruginascens

Chlorociboria aeruginascens (Nyl.) Ramamurthi et coll.

                 Chlorociboria aeruginascens          ©Jesper Kristensen
Dopo il giallo limone brillante di Bisporella citrina, ora tocca al color turchese di un altro interessantissimo e minuscolo ascomicete: Chlorociboria aeruginascens

Anche per questi esemplari la visibilità dei singoli ascocarpi è un problema: da 2 mm a un centimetro negli esemplari più cresciuti.

La Natura ci viene in soccorso con segni inequivocabili della loro presenza nel bosco: la colorazione turchese-verderame del legname che ospita il loro micelio. Infatti questi funghi in massa iniziano a tingere i tronchi di latifoglie in decomposizione, fino a ricoprirli completamente: una vera e propria “infezione” blu-verde. Non per nulla la classificazione “aeruginascens”,  significa “diventare di color verderame” (aerugo=verderame)
                            Chlorociboria aeruginascens                     ©Lucio Brivio
Tuttavia riuscire a vedere la fruttificazione di questi funghi non è semplice e solo in determinate condizioni di umidità potremo osservare qualche esemplare che, purtroppo, in una giornata di vento e calore si dissolverà velocemente, vista l’esiguità della carne e le dimensioni microscopiche.

     C. aeruginacsens      ©Jesper Kristensen
La forma è a coppetta, sorretta da un corto ed esile gambo. I giovani esemplari, sul gambo e sulla parete sottostante la coppa, hanno colorazione biancastra che, in seguito alla crescita, si colorano di azzurro turchese, come la parte interna della coppa, dove è posto l’imenio.
Chlorociboria aeruginascens può essere facilmente confusa con il suo parente stretto e molto più raro, Chlorociboria aeruginosa, un poco più piccola, con gambo spesso centrale. 

Viste le ridotte dimensioni delle due specie, non è possibile differenziarle facilmente con le sole caratteristiche macroscopiche, ma occorre ricorrere alla microscopia.

Infatti le spore di Chlorciboria  aeruginascens (5-7 x 1-2μm) sono significativamente inferiori a quelle di Chlorciboria aeruginosa (9-14 x 2-4μm)

Il micelio di queste specie contiene un pigmento chiamato xylindeina, responsabile della caratteristica colorazione blu-verde del legname infettato. Nel XV secolo Fra Giovanni da Verona non stette solo ad osservarlo e a studiarlo, ma lo utilizzò per la creazione di pannelli intarsiati.
                     Legno "infettato"          ©Lucio Brivio
Sono in corso studi e sperimentazioni per inoculare il micelio di questi ed altri funghi per ottenere legname già colorato “naturalmente”, metodo meno inquinante rispetto all’utilizzo di alcune vernici.
Una piccola curiosità: nei paesi anglofoni viene simpaticamente chiamato “green elf cup”.

Stefano Balestreri


Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2015. Marzo).Chlorociboria aeruginascens. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/03/chlorociboria-aerugiinascens.html



lunedì 2 marzo 2015

Bisporella citrina

Bisporella citrina ( Batsch ) Korf & SE Carp.

                                                           Bisporella citrina                          ©2013 Dr. Amadej Trnkoczy

"L'uomo che è cieco alle bellezze della Natura ha perduto metà del piacere di vivere" così diceva il grande Sir Robert Baden Powell.

Anche se il grande padre dello scautismo per cecità alle bellezze della Natura intendeva qualcosa di più ampio, gli esemplari delle dimensioni di Bisporella citrina rischiano veramente di passare inosservati, privandoci così di quel momento magico suscitato dalla meraviglia.

Infatti per le misure di ogni singolo esemplare, fino ai 3 mm di diametro, questi funghi possono sfuggire anche all’occhio più attento, ma fortunatamente sono facilmente visibili quando crescono in estesi gruppi, grazie anche al colore giallo limone brillante (citrina= color limone).

Inoltre, con l’aiuto di una buona lente d’ingrandimento potremo evitare di “perdere parte del piacere di vivere” ispezionandoli a fondo: si noterà che hanno la forma di coppetta completamente liscia e che sono provvisti di un gambo molto corto, anche se non sempre  presente. Negli esemplari più cresciuti l'orlo è lobato.

                                 Bisporella citrina              © Luciano Ponzoni
Crescono in estesi gruppi dall’autunno fino alla primavera su legno morto ormai in decomposizione e, se siamo attenti, potremo notare che difficilmente si trovano direttamente sulle cortecce, ma sul tessuto ligneo sottostante. 
Per quanto riportato in letteratura, pare prediligano legno di latifoglia.



Per approfondire lo studio di questo ascomicete,  è utile ricorrere anche all’uso del microscopio con il quale si rileveranno interessanti caratteristiche: aschi veramente lunghi e cilindrici, spore ellittiche, quasi fusiformi, che all’interno della membrana ospitano mediamente due evidenti guttule, solitamente poste agli estremi, che ricordano, nel contesto, due goccioline d’olio. Le spore a maturità risultano settate.

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2015. Marzo).Bisporella citrina. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/03/bisporella-citrina.html
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...