domenica 29 novembre 2015

Delicatula integrella

Delicatula integrella (Pers.) Fayod
                             Delicatula integrella (Pers.) Fayod                   © Lucio Brivio
Un nome azzeccato perché descrive perfettamente questo fungo, talmente delicato che è quasi trasparente e che, per apprezzarlo in tutta la sua bellezza, va osservato con una buona lente d’ingrandimento.

Questa specie, unica nel suo genere, appare solitamente in piccoli gruppi, anche in habitat diversi: resti di legno, muschi, residui vegetali o direttamente sul terreno, dalla primavera all’autunno.

È un fungo raro, forse anche a causa delle sue dimensioni che lo fanno passare spesso inosservato. Infatti non sempre il cappello arriva al diametro di 1 cm e mezzo e diventa veramente difficile vederlo nel suo habitat nella fase iniziale di crescita, quando ha forma campanulata.

In tutti i momenti del suo sviluppo è caratterizzante la presenza di un ombelico al centro del cappello. 

                            Particolari             © Lucio Brivio
La cuticola è liscia e all’inizio leggermente vellutata, di color bianco neve, traslucida. Il margine è seghettato o, più precisamente, crenulato.

L’imenio di questo basidiomicete è composto da rade pliche (pieghe) e non lamelle vere e proprie, anch’esse bianche. 

Il gambo, bulboso alla base, è solitamente incurvato, liscio ed anch’esso trasparente. Se osservato con attenzione, il bulbo presenta ife radiali.


La carne è... “assente”, con odore nullo e sapore delicato.
A prima vista potrebbe essere scambiato per uno dei tanti rappresentanti del Genere Mycena, ma la tipologia dell’imenio pliciforme (formato da pliche, cioè pieghe) ci deve indirizzare a questa specie.

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri S. (2015 Novembre) Delicatula integrella. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/Delicatula-integrella.html

mercoledì 25 novembre 2015

Hydnellum peckii


                                 Hydnellum peckii                  © Jaroslaw Maly'
Un pasticcino, un dolcetto con gocce di sciroppo alla ciliegia rinvenibile nei boschi di conifere dall’estate all’autunno.

Questa è la  prima impressione quando lo si trova in età giovanile, perché poi, con l’invecchiamento, la sua bellezza decade fino a sembrare un pezzo di corteccia bruna e legnosa.

                   Hydnellum peckii    © Jaroslaw Maly'
Strano nella sua conformazione, simile ad un tronco di cono, questo fungo carnoso è presente in Europa ed in Nord America. 

Durante la crescita tende ad inglobare quel che trova: fili d’erba, aghi di pino e pigne…
L’epiteto Hydnellum rimanda ancora una volta agli idni presenti sull’imenio, che ne caratterizzano le specie.

Nel caso del peckii questi risultano biancastri e fragili per poi imbrunire ed indurire con l’età. La carne fin dall’inizio è coriacea, di color rosso ruggine scuro e, all’assaggio, il suo sapore è sgradevole, come pure quello delle goccioline rosse di essudato presenti sul fungo.

Oltre che per l’aspetto, questo fungo stupisce anche per le sostanze che contiene. Infatti in esso sono stati individuati anticoagulanti simili all’eparina, ma ancor più interessante è la presenza di una sostanza capace di inibire alcuni enzimi responsabili della complessa patologia del morbo di Alzheimer.

      Hydnellum caeruleum    © Dario Dal Fante

H. peckii potrebbe essere in futuro un importante alleato per la cura di questa tremenda malattia.

Un’altra sua peculiarità sta nel fatto che può essere utilizzato come colorante per fibre e tessuti naturali. 

Nel genere Hydnellum sono presenti altre specie molto belle, in particolare ricordo H. ferrugineum, H. aurantiacum e H. caeruleum dal colore molto intenso.  

Stefano Balestreri


Cita questa pagina:
Balestreri S. (2015 Novembre) Hydnellum peckii. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/hydnellum-peckii.html
                                                                        


                      

domenica 15 novembre 2015

Perchè?

Parigi, 13.11.2015


AppuntidiMicologia riprenderà a pubblicare Lunedì 23 Novembre 2015

AppuntidiMicologia

domenica 8 novembre 2015

Auriscalpium vulgare

                                   Auriscalpium vulgare             ©  Lucio Brivio

Ancora un fungo di piccole dimensioni, ancora un’idnacea di facilissima determinazione.

Auriscalpium vulgare prende vita in un habitat particolarissimo ed unico: nelle pigne di pino interrate o cadute da tempo.

Molto coriaceo, cresce bene in questo periodo e per una buona parte dell’inverno.

        Auriscalpium vulgare     © Lucio Brivio
Solitamente non più grande di 2-3 cm, il cappello ha aspetto spesso reniforme per via dell’attacco laterale ed eccentrico del gambo, che si presenta slanciato, lungo e finemente ricoperto di peli.

Il cappello è feltrato, di color bruno con l’orlo più chiaro, quasi biancastro, da cui si irradiano microscopici peli.

L’imenio è composto da idni biancastri che tendono ad imbrunire con l’invecchiamento.

Una curiosità sul nome di questo fungo:  Auriscalpium  deriva dal latino ed è composto da auris = orecchio e scalpium = grattare/stuzzicare ovvero “stuzzica orecchi” o “cura orecchi”,  forse perché la forma ricorda uno strumento utilizzato in passato per l’estrazione del cerume dal condotto esterno dell’orecchio*


*Dizionario compendiato delle Scienze Mediche – Venezia 1850.

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestrieri S.(2015 Novembre) Auriscalpium vulgare. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/auriscalpium-vulgare.html




domenica 1 novembre 2015

Fettuccine con Amanita crocea

Ecco una ricetta dell'amico Luciano che, vestiti i panni dello Chef, ci propone questo semplice piatto a base di Amanita crocea, fungo che va conosciuto molto bene e determinato con sicurezza!



Il fatto che i funghi siano fedeli alla loro stazione di crescita, quest’anno mi ha permesso di raccogliere nello stesso luogo di due anni fa una buttata di Amanita crocea, fungo che avevo conosciuto allora, quando l’avevo portato alla mostra micologica di Desio per l’identificazione.

Non essendo un micologo, per fugare ogni dubbio ho mostrato i funghi a Stefano, il quale mi ha confermato la classificazione. E già lì, immaginando un piatto di tagliatelle o fettuccine fumanti, ho incominciato a sentire l’acquolina in bocca. 

Ho chiesto lumi per cucinarli nel modo migliore e mi è stata suggerita la seguente ricetta, che ho eseguito pari pari per un piatto unico per due persone.

Ingredienti:
·       una decina di cappelli di Amanita crocea;
·      200 gr di fettuccine;
·      un bicchiere abbondante di brodo vegetale;
·      due cucchiai di olio e.v.o;
·      uno spicchio  d’aglio diviso a metà.



Dopo aver liberato i funghi dal gambo, li ho puliti accuratamente con lo spazzolino e li ho lavati sotto un getto d’acqua, li ho tagliati a tocchetti piuttosto grandi e li ho messi in una capiente padella, dove l’olio e l’aglio erano già caldi.






Ho lasciato cuocere il tutto, inizialmente a fuoco vivace, poi più moderato, per un quarto d’ora abbondante, aggiungendo il brodo vegetale, quando necessario.






Nel frattempo ho riscaldato l’acqua, dove ho cotto al dente le fettuccine che, una volta scolate, ho versato sopra i funghi privati dell’aglio. 

Ho mescolato per un paio di minuti e ho distribuito nei piatti.


Già al primo assaggio ho gustato quel cibo dal sapore delicato e intenso nello stesso tempo. 

Ad ogni forchettata, un mugolio di soddisfazione.

Ho accompagnato le fettuccine con un verdicchio di Iesi, di produzione marchigiana, appena raffrescato. 

La combinazione? Una delizia!


Luciano Ponzoni

Cita questa pagina:
Ponzoni L. (2015 Novembre) Fettucine con Amanita crocea. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2015/fettuccine-con-amanita-crocea.html







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