lunedì 25 gennaio 2016

Lentinellus castoreus

Lentinellus castoreus (Fr.) Kühner & Maire


                 Lentinellu castoreus       © Lucio Brivio
In questo periodo mi diventa difficile individuare un soggetto interessante da descrivere. Il clima freddo e secco di questi giorni non aiuta e non favorisce la crescita dei funghi, a parte legnacci e croste, che non mancano mai, ma…

Ma, quando meno me l’aspettavo, lunedì un instancabile ricercatore è arrivato al Gruppo micologico con qualcosa di veramente interessante che mi ha fornito quella “scintilla” necessaria per accendere la voglia di scrivere, descrivere e condividere con i lettori di Appuntidimicologia una specie per me nuova ed interessante.

Lentinellus castoreus è un piccolo fungo dal portamento pleurotoide a forma di ventaglio, bruno più o meno scuro, con orlo ondulato.

Particolare del filo delle lamelle
Ha carne elastica, ma la caratteristica più interessante e che determina tutto il Genere, è la presenza di lamelle seghettate (così indicate in letteratura), anche se personalmente preferisco definirle “frastagliate”. 

Nel caso di L. castoreus sono molto fitte e chiare nei giovani esemplari per divenire col tempo quasi concolori al cappello.

Altra caratteristica di questo fungo è l’assenza di gambo. 
La parte superiore del cappello risulta vellutata, tomentosa, quasi pubescente che col tempo diventa di un bel color castoro, caratteristica che verosimilmente ha ispirato il nome.

Naturalmente è un fungo lignicolo che predilige i tronchi abbattuti di quercia ed altre  latifoglie.

La foto, che purtroppo ho scattato col telefonino, non rende onore a questi funghi per cui, ancora una volta, ho dovuto utilizzare immagini scattate da amici.

Dal prossimo lunedì, viste le continue sorprese, andrò in sede con la macchina fotografica!


Un ringraziamento di cuore all’amico Marino Barzaghi, umile esperto conoscitore di funghi.

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri S.. (2016 Gennaio) Lentinellus castoreus. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/lentinellus-castoreus.html





lunedì 18 gennaio 2016

Laetiporus sulphureus

Chicken in the wood, la gallina dei boschi

Laetiporus sulphureus      © Lucio Brivio

Non ha gambo, quindi è un fungo sessile e si presenta costituito da ventagli sovrapposti, talvolta talmente abbondanti da impressionare per il peso che può raggiungere.

Chicken in wood è molto apprezzato nei paesi anglosassoni ed in Nord America.

Laetiporus sulphureus      © Lucio Brivio

Cresce prevalentemente sui tronchi e risulta evidente per le sue dimensioni, ma ancor di più la nostra attenzione viene catturata dal suo colore giallo rosato che volge al rossastro aranciato a maturazione. 

La superficie superiore si presenta con tali tinte, mentre quella sottostante dell’imenio è composta da finissimi e brevi tubuli color zolfo.
La carne emana un piacevole odore fungino ed ha un sapore mite, più amarognola negli esemplari datati.

L’habitat di crescita sono le ceppaie ed i  tronchi di latifoglie dall’estate al tardo autunno, ma è stato rinvenuto anche su conifere.

In merito alla commestibilità la gallina dei boschi, pur avendo molti estimatori oltre oceano, ha creato qualche problemino a diversi consumatori per via della sua incostante tossicità, causando sindrome gastrointestinale; in alcune occasioni è stata segnalata per aver provocato sindrome coprinica (effetto antabuse) per il suo consumo abbinato agli alcoolici.

Per questi motivi se ne sconsiglia vivamente l’uso in cucina.  

Primordio di L. sulphureus      © Lucio Brivio


Nonostante questi campanelli d’allarme, viene tranquillamente mangiato in alcune regioni del sud Italia (Sicilia, Basilicata, Puglia), dove è conosciuto come il Fungo di Carrubo (Ceratonia siliqua), albero su cui cresce.









Stefano Balestreri


Cita questa pagina:
Balestreri S.. (2016 Gennaio) Laetiporus sulphureus. Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/laetiporus-sulphureus.html




lunedì 11 gennaio 2016

Tricholoma caligatum

Tricholoma caligatum (Viviani) Ricken

                     Tricholoma caligatum          Lucio Brivio
AppuntidiMicologia riprende la pubblicazione dei post con la descrizione di un fungo poco frequente e molto caratteristico. Una novità, almeno per il sottoscritto. L’ho trovato per la prima volta quest’anno in occasione del XXXII Comitato Scientifico AGMT(Associazione Gruppi Micologici Toscani), svoltosi a Poggibonsi dal 19 al 22 Novembre scorso.

Il Tricholoma caligatum deve il suo nome alle caligae, antichi calzari con allacciatura tipicamente intrecciata, in uso all’esercito romano e indossati dai legionari durante i combattimenti.
Cosa accomuna le caligae o calighe e questo bellissimo Tricholoma

Tricholoma caligatum   Lucio Brivio
È sufficiente osservarne il gambo per capirlo. Infatti, al di sotto dell’armilla (“anello”) esso è decorato da residui “squamiformi” che si configurano con un disegno vagamente accostabile all’antico calzare.

Come è ben visibile dalle immagini, il caligatum risulta un fungo inconfondibile nei suoi caratteri. Non frequente, ha buone dimensioni (il cappello arriva anche a 15 cm di diametro) predilige i boschi di conifere e misti del Centro e Sud Italia, più difficilmente al Nord, dove è presente solo in particolari stazioni.

Una caratteristica importante è relativa alle fasi iniziali della crescita. Infatti si può notare che è completamente avvolto da un velo parziale cotonoso, simile a quello di Armillaria mellea.

Per quanto riguarda commestibilità e fragranza il nostro Tricholoma caligatum non ha nulla da spartire con i simili, ma più rinomati e ricercati  松茸…Matsutake giapponesi (Tricholoma matsutake), ben più famosi per il loro aroma fruttato e speziato, per il sapore inconfondibile e per la consistenza corposa e sostanziosa della carne. Gli chef giapponesi ne adorano la delicatezza e sanno come esaltarne l'eccezionale fragranza e sapore.

Sfortunatamente qui da noi dobbiamo accontentarci di guardare e fotografare il nostrano caligatum, ma è anche un bene perché, visto i prezzi di mercato del Matsutake e la spasmodica fame della maggior parte dei nostri cercatori, un fungo qualitativamente così pregiato sarebbe estinto ormai da qualche anno!!!


Curiosità: Gaio Cesare calzò fin da bambino le calighe e per questo fu soprannominato Caligola ("piccola caliga"). Quando divenne imperatore, Caligola aggiunse alle sue calighe delle gemme.

Stefano Balestreri
Cita questa pagina:
Balestreri, S. (2016. Gennaio).Tricholoma caligatum Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/tricholoma-caligatum.html





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