lunedì 15 febbraio 2016

Fiori di città

Ci siamo rivisti per caso nei primi giorni del 2016 in un ristorante in Val Seriana. Fuori finalmente nevicava, neve benedetta, dopo il lungo periodo di scarsissime precipitazioni. L’ultima volta ci si era salutati lungo le rive del Serio, dove il fiume è ancora un torrente, dove l’acqua è limpida e rumorosa, quando ormai l’estate lasciava il posto velocemente ai colori ed ai profumi dell’autunno. Neve e Acqua, due elementi importanti che si legano indissolubilmente alla Terra e che ricorrono spesso nei racconti e negli articoli di Davide Sapienza.
Nei giorni scorsi ho letto un suo articolo sul Corriere della Sera in cui egli presenta un’interessante iniziativa del Gruppo Flora Alpina Bergamasca. Si tratta di una pubblicazione sui fiori di città costata otto anni di impegno, 648 escursioni con la raccolta di quasi 50 mila dati georeferenziati su 987 specie individuate in un territorio di 47 chilometri quadrati. Ma l’articolo va oltre: l’autore porta all’attenzione del lettore alcune riflessioni sul rapporto tra uomo e ambiente naturale, tra uomo e  territorio… Val la pena di leggerlo.  

                                                            Saxifraga tridactylites                  © F.A.B  Flora Alpina Berganasca
Fiori di città: in un atlante le specie che sbocciano tra il cemento
Corriere della Sera 6 febbraio 2016 

La flora urbica è la più normale forma di vita botanica quotidiana della nostra città. Ma ce ne accorgiamo davvero, oppure l’occhio viene attratto solo da alberi ad alto fusto e spazi verdi? Un fenomeno difficilmente percepibile e forse in questa difficoltà si nasconde un messaggio profondo del nostro rapporto con la natura, quando viviamo negli spazi urbani. A spiegarci questo mistero, oltre a tante altre cose importanti, è lo studio durato dal 2006 al 2014, curato dagli specialisti del Gruppo Flora Alpina Bergamasca: 648 escursioni cittadine con la raccolta di quasi 50 mila dati georeferenziati su 987 specie nel territorio di 47 chilometri quadrati della città di Bergamo.

Cosa dicono questi dati scientifici? Che la flora spontanea ci parla. E dunque, per darle voce, nasce un volume significativamente intitolato «Flora spontanea della città di Bergamo» (403 pagine, edito dal FAB, www.floralpinabergamasca.net): un atlante ad uso di cittadini, tecnici e amministratori. Un gigantesco studio da parte di specialisti (Germano Federici, Enzo Bona, Luca Mangili, Fabrizio Martini, Giovanni Perico), annunciato lo scorso autunno sul notiziario FAB e già oggetto di richieste da tutto il continente: «Perché raccogliere 49.135 dati georeferenziati girovagando per la città e i suoi dintorni, a rimirare specie anche minuscole, strette negli angusti spazi lasciati da autobloccanti, crepe di muri e marciapiedi, acciottolati e delle scalette storiche, ovvero il peso “lordo” dell’esperienza che, al netto, invece regala molte emozioni, non sempre belle, come quando si vede sparire da un giorno all’altro una superficie prativa di 10 mila metri quadri per far posto all’ennesimo parcheggio di servizio dell’aeroporto? Si sarebbe potuto risparmiare superficie progettando un parcheggio a più piani interrati, a fronte del sacrificio di duecento specie di piante gravitanti nell’area. Che volete che siano?».

         Cardamine matthioli   ©  F.A.B.
Già, è solo consumo di suolo, consumo di vita. In questo altrove, l’atlante della flora urbica bergamasca ci guida in un viaggio capace di sfidare le nostre personali concezioni del territorio. Capiremo di dover cercare risposte nell’interazione tra le aree fortemente urbanizzate e quelle ancora a vocazione agricola, per osservare con gli occhi delle piante e provare a fermare lo sconsiderato macello del suolo (come il progetto di interporto tra Treviglio e Caravaggio in un territorio agricolo sventrato dalla Brebemi). Indagando negli anfratti, leggiamo che lo spazio cittadino e la flora urbica sono i testimoni precisi di un oggi che deve progettare un domani sostenibile. I «fiorellini calpestati», quel vocabolo brandito con spregio da chi raramente apre un libro o cammina con senso naturalistico, sono tra gli indicatori più importanti dello stato del territorio e per questo creano forti movimenti d’opinione per la loro protezione.

È la conversazione continua, mai perduta, tra uomo e territorio, da riportare al centro dei valori di cittadinanza, perché i cambiamenti reciproci possono anche portare frutti buoni: «I notevoli cambiamenti nelle tecniche agricole, con la conseguente scomparsa del reticolo irriguo minore, dell’antica viabilità campestre e di gran parte delle siepi agrarie, causano significative variazioni nella flora dei coltivi, mentre la globalizzazione di uomini e merci, pur alterando il territorio per quanto concerne la composizione floristica degli ambienti, comporta anche un aumento di specie, destinate a diventare una presenza costante per un lungo futuro».

Particolarmente affascinante il capitolo dedicato alla preistoria: Bergamo era una foresta dove prosperava il faggio (ora presente a quote più elevate) e fu in epoca romana che il paesaggio vegetale conobbe una drammatica ristrutturazione, mutando per sempre. E proviamo a pensare che alla ricerca delle piante troviamo noi stessi: «In realtà assieme ad esse si trovano le radici storiche del paesaggio e quelle personali radicate in esso».


Davide Sapienza


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Sapienza D. (2016 Febbraio) Fiori di Città. Estratto da AppuntidiMicologia ©




2 commenti:

  1. Davide Sapienza15 febbraio 2016 18:41

    Grazie Stefano, è stato bello rivederci "casual" sotto la Presolana, mi fa piacere sapere che i tuoi lettori potranno condividere la lettura di questo articolo.
    Dav

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  2. Grazie Stefano, ci fai spaziare, accompagnandoci per mano, da un "Regno" all'altro. Interessantissimo l'articolo di Davide Sapienza al quale formulo i miei complimenti che, come al solito, vanno estesi anche a te per l'interessante blog

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