lunedì 24 ottobre 2016

Simocybe rhabarbarina

Simocybe rhabarbarina   L. Poli, Musumeci & P. Alvarado  Sp. Nov.

                                                Simocybe rhabarbarina                                copyright L. Poli
A volte c’è bisogno di un evento eccezionale per farci riscoprire quello che ci circonda.

È con questa frase che un quotidiano locale ha aperto l’articolo che riporta un fatto che descrive, anche per i non addetti ai lavori, la scoperta di una nuova specie fungina.

Ed è giusto che anch’io faccia la mia parte riferendo qui, su AdM, di questo straordinario ritrovamento, reso ancor più eccezionale perché a farlo è stato l’amico e concittadino Luigi Poli, ma ancora più sorprendente è uno dei due luoghi del rinvenimento.

"I ritrovamenti sono stati effettuati nel Parco Naturale Regionale, Bosco delle Querce, di Seveso, piccola cittadina della bassa Brianza (Prov. di Monza-Italia), passata purtroppo alla storia nel 1976 per la tragedia della nube tossica di diossina rilasciata dalla azienda chimica Icmesa. Per la bonifica vennero utilizzate principalmente querce (Quercus robur L., Q. rubra L., Q. cerris L.), aceri, carpini, pioppi neri e bianchi, pini silvestri, tigli, betulle, frassini, salici e ornielli; mentre per le specie arbustive vennero utilizzati biancospino, rosa canina, ginestra, viburno, ginepro. A causa di questa diversità ecologica, ma soprattutto per la terra di riporto, si trovano in questo Parco specie fungine di altri ambienti completamente inesistenti nelle zone limitrofe. Trattandosi, comunque, di una stazione ecologica particolare in quanto è stata ricostruita (terreno + specie arboree) dopo la contaminazione della diossina, ma essendo il substrato di origine locale, non esotica (Tilia platyphyllos Scop.), si può ragionevolmente affermare che la specie possa essere di matrice endemica. Probabilmente si tratta di una specie con optimum vegetativo molto complesso che si adatta a un microclima assai localizzato, difficile da ritrovare altrove."

                                   Il Bosco delle Querce                    foto S. Balestreri
Un habitat divenuto del tutto particolare, quello del Bosco delle Querce, che vanta più di 700 specie di funghi censite in tutti questi anni dagli amici del gruppo micologico di Barlassina. 

Con il pensiero che ritorna inevitabilmente al disastro ambientale di quarant’anni fa, oggi penso che questo luogo, risultato degli interventi messi in atto per mitigare gli effetti negativi della diossina, sia da proteggere e preservare. 
Sicuramente a  noi appassionati di micologia regalerà ancora qualche sorprendente scoperta.
         Simocybe rhabarbarina     copyright L. Poli
Il fungo inizialmente era stato scambiato per un Crepidotus, perché i corpi fruttiferi si presentavano molto simili, ma a fare la differenza e a scatenare il bisogno di approfondire è stato il sapore particolarmente amaro di questa specie.
Notevoli le differenze microscopiche riscontrate ed il conseguente approfondimento con esami di biologia molecolare hanno portato i micologi a classificarlo in un altro genere.

È un funghetto veramente piccolo, non più grande di 10-15 mm; il cappello è inizialmente subgloso, poi campanulato semicircolare, fino ad assumere la forma di una piccola conchiglia. Bianco nelle prime fasi della crescita, assume poi una colorazione crema fino al marrone. Ha lamelle spaziate con  presenza di  lamellule, da bianche a brunastre a maturità. Il gambo è breve, ma ben evidente, ricurvo, eccentrico, raramente centrale. 
       Simocybe rhabarbarina    copyright L. Poli
Negli esemplari adulti sembra scomparire a causa della conformazione del cappello che lo avvolge completamente.  La carne è sottile, bianca, con odore poco rilevante, sapore spiccatamente e gradevolmente amaro, simile al rabarbaro. Le spore in massa sono bruno-ocraceo. 
L'habitat è rappresentato dai residui di legno e dai ramoscelli in decomposizione.

Un ringraziamento agli autori di questo interessante lavoro di cui potrete richiedere qui la pubblicazione sulla Simocybe rhabarbarina. (RMR,Boll. AMER, Anno XXXI, 2016 (3): 20-30)


Concludo con una frase di M. Escher dedicata a quel curioso di Luigi: “Colui che cerca con curiosità scopre che questo di per sé è una meraviglia”.

Stefano Balestreri

Cita questa pagina:
Balestreri S.. (2016 Ottobre) Simocybe rhabarbarina... Estratto da AppuntidiMicologia ©
http://www.appuntidimicologia.com/2016/simocybe-rhabarbarina.html




12 commenti:

  1. Matteo Passoni25 ottobre 2016 17:22

    Incredibilmente questo funghetto s'è mascherato da Crepidotus e c'è riuscito bene e per molto tempo, visto che il parco "Bosco Delle Querce" è battuto da micologi di fama nazionale ed internazionale.
    Un encomio incondizionato va fatto al mai domito Luigi Poli che con il suo ritrovamento ci insegna che la curiosità per quanto ci circonda, ci può regalare graditissime sorprese.
    Matteo Passoni

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  2. Bravo Luigi!!!
    Appari timido e riservato ma sei un grande della micologia lombarda!
    Dante Rocconi

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  3. ...sono contento per questa scoperta, la curiosità, l'attenzione, la perseveranza e non meno la sensibilità rispettosa verso la natura premiano dando la giusta soddisfazione. Complimenti per questo mattoncino di conoscenza in più!!
    Ciao lucio

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  4. ...Grande Lucio...
    Se non fosse stata la tua grande curiosità (come del resto quella dell'amico Luigi Poli), la nostra prima Trametes cervina sarebbe rimasta al suo posto nel bosco brianteo!
    Ma ora mi chiedo, visto le minime differenze estetiche tra Crepidotus sp. e Simocybe rhabarbarina... La nube tossica della diossina del 1976, può aver giocato un tiro mancino al genere Simocybe? (anche se il genere Simocybe è composto da diverse specie già determinate)....
    Dante

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  5. Ringrazio Stefano e voi tutti per la calorosa accoglienza di questa specie. Colgo l'occasione datomi da questo blog per ringraziare anche l'amico e Maestro Enzo Musumeci che mi ha contagiato in questi anni con il suo sapere micologico. Ciao Dante, le minime differenze estetiche, come le definisci tu, potrebbero essere sfuggite ai diversi frequentatori del parco e quindi confuse erroneamente per qualche Crepidotus comune. A mia memoria non ricordo di essermi mai imbattuto prima dello scorso anno oppure la loro presenza poteva non essere così evidente. L'evoluzione della sistematica su base filogenetica ha consentito di arrivare alla conclusione che i generi Crepidotus, Simocybe e Pleuroflammula sono da collocare naturalmente nella famiglia delle Crepidotaceae ma escluderei a priori ad una mutazione dovuta alla diossina. Considera che la stessa specie l'ho rinvenuta anche in un parco a Desio, ma semplicemente potrei essere stato io a diffondere la specie in habitat simili tramite i miei fedeli stivali che mi accompagnano sempre in queste perlustrazioni locali. Pensate che pur avendo la conferma al 100% dal molecolare che le raccolte dei due siti fossero la stessa specie, ho inviato un ulteriore campione di Desio di un'altra raccolta successiva da comparare perchè non mi capacitavo di aver potuto reperire una nuova specie contemporaneamente in due luoghi distinti, ero più propenso a pensare ad un errore di laboratorio (Pablo mi scuserà).
    Dal mio punto di vista ritengo che sia semplicemente un ulteriore segno dei cambiamenti climatici che stanno avvenendo e soprattutto che la Natura è un elemento dinamico e non statico come vorremmo per nostra comodità.
    Bisogna avere la pazienza e la costanza di raccogliere specie che ci sembrano banali ma che a volte possono nascondere simpatiche sorprese.

    Luigi

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  6. Grazie Luigi.
    La tua risposta ci fa crescere, maturare e ci indica la strada che con umiltà dovremmo tutti percorrere.

    Dante

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  7. Volfango Gualandi27 ottobre 2016 07:10

    Ciao Stefano,
    beh, forse dell'evento ICMESA si sarebbe potuto fare a meno, ma certamente, per quello che mi riguarda, sono sicuramente d'accordo con ciò che diceva Escher. Nel mio lavoro di chimico industriale, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che il mercato richiedeva, mi sono sempre divertito e meravigliato di certi risultati!
    Cordiali saluti,
    Renzo

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  8. Luciano Ponzoni27 ottobre 2016 07:49

    Ambiente, persone, natura, curiosità verso... non si è mai concluso di apprendere e di portare a casa soddisfazioni. Ed è soddisfazione per me sapere attraverso questo blog che Lucio, Dante, Luigi abbiano curiosato nel "verde" del nostro territorio, assediato da così tanto cemento, e siano riusciti a scoprire nuove specie fungine. Evviva! E alla prossima novità!
    Luciano

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  9. Ciao a tutti

    Innanzitutto complimenti a Stefano Balestrieri per la esaustiva presentazione della specie !....ringrazio inoltre l'amico Luigi Poli per avermi dato la possibilita' di studiare questa particolare entita' biologica .Devo ammettere che all'inizio ero rimasto un po' sorpreso nell'apprendere che la specie era stata rinvenuta a Seveso per via della immane tragedia della diossina, per chi come me che studia da moltissimi anni l'interazione tra funghi e ambiente sa benissimo che i processi metabolici e adattamento a nuovi substrati non impediscono alle specie fungine di manifestare un insediamento progressivo a dipendenza dell'ambiente circostante (selezione naturale)......ma questo tuttavia non sembra essere il caso sia perche' il territorio e stato bonificato sia perche' l'interazione tra natura e ambiente e stata ripristinata, da un punto di visto strettamente micologico e interessante notare la provenienza di diversi tipi di terreni e piante arboree provenienti da diverse zone della Lombardia concentrate in una unica zona quindi un nucleo esplosivo di microclimi a disposizione dei fortunati micologi locali.
    Della specie ci sarebbe molto da discutere ma mi limito a dire che Simocybe rhabarbarina puo' ritenersi senzaltro una specie endemica visto che e stata localizzata esclusivamente su subtrato legnoso di Tilia platyphyllos (specie europea).....per quando riguarda gli studi di biologia molecolare, a quando mi risulta sono previsti in futuro ulteriori accertamenti per indirizzare al meglio la corretta collocazione della specie (attualmente in Simocybe).
    Cordiali Saluti
    Enzo Musumeci

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  10. Ci sono anch'io, finalmente. Settimana di fuoco e poco tempo per seguire e rispondere ai commenti. Mi fa molto piacere constatare che questo post ha fatto scattare l'interesse sul ritrovamento di Luigi, Ringrazio tutti per i complimenti al sito e sopratutto gli autori di questo lavoro che, avendo avuto personalmente la possibilità di studiare la pubblicazione, mi ha permesso di capire anche il capitolo di approfondimento di biologia molecolare, argomento questo che si sta affacciando prepotentemente nel mondo della micologia e di cui ne dovremo tenere sempre più in considerazione negli studi sulle nuove specie.
    Grazie a Tutti
    stefano

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  11. Hello! It is great to see DNA is helping to increase our knowledge about the biodiversity around us. It is amazing to think how many species are still there waiting to be discovered!

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    1. Effettivamente il DNA sta aiutando molto nella determinazione di nuove specie, ma sta creando una gran confusione nelle nostre certezze!
      Grazie e ciao

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